Anche una Masca può innamorarsi

Questa è la storia di “Gusto ad Canta”, al secolo Augusto, che facendo su e giù per i sentieri della valle, incontrava sempre la stessa ragazza, bellissima e misteriosa. Un giorno la verità lo colpì come un sasso: si era innamorato di una “masca”, di una strega…

Anche questo mese Nonno Lorenzo ripesca per i suoi nipotini una storia antica, persa nella memoria del tempo che fu

Una Masca Innamorata

Ciò che sfugge alla logica
è quanto vi è di più prezioso in noi stessi
Andrè Gide

Masca

Un tempo a Vidracco viveva un baldo giovane il cui nome era Augusto, ma tutti lo chiamavano Gusto ad Canta.

Alle dipendenze di zio Minotto, lavorava come buscarin, cioè lavorava come boscaiolo.

Il lavoro lo portava qua e là per la nostra valle.
Una volta lo zio si era assunto l’impegno di tagliare un bosco che era ubicato lungo la strada che da Rueglio porta in Bossola.
Ogni mattina Gusto si alzava di buon’ora per raggiungere il suo posto di lavoro.
La mamma di Gusto gli prepara una sacca con un pezzo di pane, qualche fetta di salame, un po’ di toma e un fiaschetto di vino molto leggero: verso mezzogiorno sarebbe stato un ottimo pranzo , perché, come si sa , il miglior condimento è la fame e l’appetito non mancava certo a Gusto, vista l’età e il duro lavoro.
Si dirigeva verso Issiglio, saliva lungo la Buffa per raggiungere finalmente Rueglio.
Talvolta saliva con lo zio, talvolta da solo. Chissà perché, quando saliva da solo o anche quando scendeva, incontrava una bellissima fanciulla presso una baita isolata, proprio sul sentiero della Buffa, così viene chiamata la strada che da Issiglio porta a Rueglio.
Il nostro giovane era talmente sconvolto dalla bellezza della fanciulla che incontrava, che non osava proferire parola: la guardava incantato, intimidito e non si sentiva degno di tanta bellezza: non sembrava neppure una contadina, ma piuttosto una dea, una dea greca. Aveva un portamento fiero ed elegante, capelli biondi che le scendevano lungo le spalle, occhi azzurri come il mare, un visino da incanto e un corpo armonioso.
Un giorno fu la stessa fanciulla che fermò il giovane : “ Ciao, caro, ti vedo molto spesso, ma sembra che tu abbia paura di me. Perché non vieni in casa a bere un bicchiere di vino? Mi sembri stanco e accaldato.”
Gusto si fece coraggio ed entrò nella casupola. Così i due giovani fecero amicizia e cominciarono a confidarsi. Ormai ogni volta che passava, Gusto si fermava per il bicchiere di vino, che tra l’altro aveva un sapore inebriante e, soprattutto, per passare qualche momento con Annabella, così si chiamava la splendida fanciulla.

Man mano che il tempo passava Gusto cominciava a porsi delle domande su Annabella e naturalmente , visto che ormai erano in confidenza, chiese alla ragazza di parlargli un po’ di sé e della sua vita. Annabella, in un primo tempo, cercò di tergiversare, ma poi, pressata sempre più da Gusto, raccontò che viveva in quella casa con la nonna malata . I suoi genitori erano scesi in pianura a lavorare, perché i pochi terreni che possedevano ad Issiglio non permettevano alla famiglia di sopravvivere. Lei era rimasta per accudire la nonna, vecchia e malata. In effetti il giovane boscaiolo aveva intravisto una vecchietta che si aggirava per la casa, ma né parlava né dava segno di vedere i due giovani.
Quando venne il tempo opportuno, Gusto chiese allo zio un giorno di riposo.

Andò di buon mattino al mercato di Vistrorio e comprò un grazioso nastrino da regalare alla bella fanciulla: ormai era innamoratissimo e non vedeva l’ora di far felice Annabella.
Camminando di buona lena il nostro buscarin si diresse subito ad Issiglio per regalare il nastro a colei che ormai considerava a tutti gli effetti la sua morosa. Annabella fu tanto felice di quel regalo che lo abbracciò stretto stretto e gli diede un grosso bacio.
I due giovani in quella occasione si dichiararono amore eterno.
Un giorno Gusto si trovava ad Issiglio con lo zio per vedere alcuni grandi noci da tagliare. Nel prato in cui si erigevano le grandi piante un gregge di pecore pascolava beato..
All’improvviso una di quelle pecorelle si diresse veloce verso Gusto e cominciò a strofinarsi alle sue gambe: aveva al collo il nastrino che lui aveva regalato ad Annabella.

A Gusto venne un terribile sospetto, come un fulmine si diresse verso la casetta della sua innamorata, qui trovò la vecchietta alla quale chiese della bella fanciulla.
La vecchia gli rispose che in quella casa non c’era nessuna fanciulla e lei viveva sola e abbandonata.

Fu allora che Gusto ebbe la certezza assoluta: si era innamorato di una masca.
Secondo alcuni Gusto si mise l’animo in pace e si dimenticò presto di Annabella. Secondo altri la fanciulla, per amore del boscaiolo, decise di “smascarizzarsi”. Appena riprese le sembianze umane, cercò Gusto, gli confermò il suo amore e gli giurò di lasciare per sempre fatture, incantesimi e sortilegi. I due giovani si sposarono, accolsero nella loro nuova casa la vecchietta abbandonata ed ebbero tanti bambini. Ancora oggi nella nostra vallata si possono vedere dei bellissimi ragazzi e delle bellissime fanciulle: sono i discendenti di Gusto e Annabella.

Questa cunta mi è stata riferita da Nuccia, che, avendo ormai una certa età ed una mente lucidissima, ricorda avvenimenti, fatti e racconti di un’epoca che sembra ormai lontana nel tempo e di cui si sta perdendo il ricordo.

 

Lorenzo Bertoldo