Una patologia riemergente: la scabbia

Di recente si è osservato, anche nel nostro paese come in altri paesi occidentali, l’incremento di una patologia cutanea causata da un ectoparassita, cioè un parassita che vive sulla superficie corporea: la scabbia.

Diffusione
Il parassita che provoca la scabbia è diffuso in maniera ubiquitaria, e la sua diffusione è strettamente legata ad una ritardata o mancata diagnosi, soprattutto in comunità molto affollate, a causa della scarsa sorveglianza sanitaria. Per tale motivo la scabbia è maggiormente presente in situazioni dove vi sia precarietà igienica associata a promiscuità e sovraffollamento. Nel nostro paese si è assistito ad un aumento dei casi registrati (circa 5000 casi dall’inizio del 2015), in parte attribuibile ai fenomeni di immigrazione, ma la si osserva frequentemente anche in comunità in cui vi sia stretto contatto tra gli individui, comprese cliniche o ospedali.
L’infestazione colpisce in ugual numero uomini e donne, ed è frequentemente osservabile anche nei bambini, le cui difese, anche a livello della pelle, sono più basse rispetto all’adulto. La scabbia non dipende dall’igiene personale, quindi mi sento di sconsigliare bagnetti e docce forsennate al solo udire la parola “scabbia”.

Causa e via di trasmissione
Il parassita che provoca la scabbia è un acaro chiamato Sarcoptes Scabiei della variante umana ed appartiene alla famiglia di acari che parassitano la superficie corporea di diversi animali.
L’infestazione si acquisisce in seguito al contatto diretto con le lesioni del soggetto affetto, attraverso gli indumenti e la biancheria e, negli adulti, anche mediante contatto sessuale.

Clinica
Il periodo di incubazione dura circa 3 settimane dopo le quali compare come sintomo principale un prurito molto intenso, che lo diventa anche maggiormente nelle ore notturne. Il prurito è diffuso a tutta la superficie corporea, non solo confinato alle zone infestate direttamente dal parassita. Le zone più colpite direttamente dall’acaro sono quelle caratterizzate dalla maggior sottigliezza dell’epidermide: le mani, soprattutto i solchi tra le dita, i polsi, i genitali, le ascelle e l’addome, soprattutto attorno all’ombelico. In queste zone compaiono diverse manifestazioni, la più caratteristica delle quali è il cunicolo: anche ad occhio nudo si possono vedere questi piccoli “tunnel” di colorito grigiastro, scavati sotto la pelle dal parassita femmina che vi depone le uova; altre lesioni evidenti sono delle papule rossastre simili a piccole punture d’insetto e, sempre, in particolar modo nei bambini, si trovano lesioni da grattamento. Nei bambini c’è il rischio, proprio per il continuo grattarsi, di sovrainfezione delle lesioni da parte di batteri.
Il forte sospetto di scabbia insorge quando in un intero nucleo famigliare compare il sintomo prurito.

Cosa fare?
No alle terapia autogestite tipo antistaminico per il prurito: sempre visita dal proprio Pediatra che vi indirizzerà allo specialista dermatologo per la conferma diagnostica. La diagnosi è clinica, confermata dalla visualizzazione dell’acaro e delle sue uova al microscopio dopo prelievo cutaneo superficiale ottenuto mediante grattamento della pelle interessata dalle lesioni.

Trattamento
L’infestazione da scabbia è sicuramente molto fastidiosa e molesta ma è anche assolutamente suscettibile di un trattamento terapeutico rapido ed efficace. La terapia più frequentemente utilizzata è di tipo locale con creme antiparassitarie che devono essere applicate su tutta la superficie corporea per qualche giorno. Nei bimbi, che abbiamo detto faticano a controllare il sintomo prurito, spesso si osserva una sovrainfezione della pelle di tipo batterico: in questo caso alla terapia locale anti parassitaria, va aggiunta una cura antibiotica per bocca. Essendo la scabbia una condizione molto contagiosa, la terapia va estesa a tutti i contatti stretti del paziente, sicuramente a tutto il suo nucleo famigliare ed eventualmente anche ai contatti comunitari (asilo, scuola).

Prevenzione
Una volta che sia stata posta la diagnosi di scabbia in un componente della famiglia è necessario attuare alcune norme di igiene ambientale: lavare abiti, lenzuola ed asciugamani a temperatura elevata (meglio >60°C) e passare accuratamente l’aspirapolvere in tutte le stanze della casa e poi gettare il suo sacchetto. Gli oggetti (per esempio il peluche del cuore del nostro bimbo) o gli indumenti che non possono essere lavati ad alta temperatura vanno chiusi in un sacchetto di plastica per 2-3 giorni (gli acari muoiono lontano dall’ospite umano).
In caso di bimbi che frequentano la comunità la riammissione a scuola può avvenire già 24 ore dopo l’inizio della terapia, mediante certificazione dell’ASL di competenza.

La scabbia è tornata alla ribalta delle cronache recentemente a causa del suo riscontro tra gli immigrati giunti nel nostro paese. Non è però solo associata ai fenomeni di immigrazione e per contrarla bisogna avere contatti personali con gli affetti. Mi sentirei di sedare qualsiasi forma di allarmismo, in quanto si tratta di una patologia facilmente curabile e non pericolosa. Va però diagnosticata il prima possibile per ridurne la diffusione, quindi, come sempre, il mio consiglio è di recarvi dal vostro Pediatra se notate qualcosa di strano (e molto pruriginoso) sulla pelle del vostro bimbo.