Una scelta, un percorso, una nascita intima e protetta a casa – seconda parte

Nell’articolo scorso abbiamo parlato della storia e dei vantaggi del partorire a casa propria. Una gravidanza fisiologica, una mamma ed un bambino che stanno bene, una donna tranquilla e fiduciosa di ciò che il suo corpo è in grado di fare sono sicuramente requisiti fondamentali per intraprendere questa strada.

Oggi vi racconto la storia di una nascita che mi ha meravigliata, affascinata e commossa moltissimo ma lo faccio senza troppi fronzoli o frasi complicate, ve la racconto così come l’ho vissuta io. Una nascita avvenuta nel calore e nell’intimità di casa con la mia collega e carissima amica Teresa – Lin.

Erano già due settimane che Simona aveva contrazioni che la tenevano sveglia anche di notte. Di giorno doveva badare a Daniele (il primo figlio di due anni) per cui il tempo per riposarsi era poco e la stanchezza aumentava ma essendo queste solo contrazioni di preparazione, non potevamo fare altro che attendere.

Tutto era pronto in casa: la piscina per il parto era stata montata in sala, i primi cambi per il neonato erano stati preparati con molta cura come anche tutti i teli, asciugamani, lenzuoli e sacchi che sarebbero serviti al parto. L’ambiente era molto confortevole, caldo e sulla parete di fronte alla vasca Simona aveva attaccato biglietti di buon augurio con pensieri da parte di altre madri.

Simona era stanca soprattutto perché, dopo tutte queste avvisaglie, sperava di partorire prima del tempo, del resto Daniele era nato a 39 settimane e le valutazioni effettuate in gravidanza facevano pensare che anche questo bambino potesse venire al mondo prima della quarantesima settimana ma si faceva attendere.

Un giovedì mattina, Simona chiama dicendo che da un’ora erano iniziate alcune contrazioni più forti e fastidiose da lasciarla senza fiato per qualche secondo. Mi recai subito da lei avvertendo nel frattempo Teresa in modo tale che si preparasse ad arrivare da noi.

Arrivata a casa notai subito che Simona era diversa, concentrata un po’ affaticata dopo le contrazioni ma ancora sorridente e indaffarata in alcune faccende di casa come se fosse una giornata come tante altre: portare Daniele all’asilo, fare le pulizie di casa, preparare il pranzo e così via… Invece il meraviglioso percorso che avrebbe portato alla nascita di una nuova vita, stava iniziando lentamente e gradualmente, contrazione dopo contrazione, minuto dopo minuto.

Teresa e Fabrizio arrivarono contemporaneamente e al momento giusto perchè Simona iniziava a fermarsi, rallentare e respirare più profondamente.

Il travaglio va avanti e le contrazioni diventano sempre più forti come onde si susseguono una dopo l’altra e il desiderio di vocalizzare diviene sempre più intenso: aaaaahhhhh, aaaahhhhh, aaaaahhhh. Cantiamo e vocalizziamo tutti insieme cercando anche di massaggiarle la schiena in quelle zone più doloranti, favorendo così un maggior rilascio di endorfine e quindi un maggior rilassamento. Ad ogni contrazione Simona si trasforma, diventa una donna piena di energia, di amore ed in profondo contatto con il suo corpo ed il suo bambino al quale parla e sussurra parole dolci.

Durante tutto il travaglio valutiamo sia il battito di Alessandro che è forte, deciso e pieno sia il benessere della madre per assicurarci che tutto sia sempre controllato e sicuro.

Il travaglio non è veloce come si pensava potesse essere in questo caso ed ogni tanto ci confrontiamo con Fabrizio, marito dolce, comprensivo ma anche molto forte e tranquillo che massaggia la schiena di sua moglie, la accarezza e la sostiene momento per momento. E’ stato fondamentale nel suo essere di supporto e di protezione, ha riscattato quel ruolo di padre e marito che non ha potuto interpretare durante la nascita in ospedale di Daniele, durante la quale era poco più che un osservatore.

Il tempo passa, sono le cinque del pomeriggio e Simona ha bisogno di riposarsi, è stanca e sente l’esigenza di riprendere le forze ma anche di lasciare andare la sua parte più razionale e far prevalere quella più istintiva di partoriente, decidendo quindi di mettersi a letto, nel buio più totale insieme a suo marito. (Normalmente chi asseconderebbe una mamma a riposare durante un travaglio? Pensateci bene, è fondamentale non interferire in questo percorso perché chi meglio di lei conosce il suo corpo e sa di cosa ha bisogno in quel dato momento? ). Le contrazioni non si fermano, continuano e diventano più ravvicinate e l’esigenza di vocalizzare diviene sempre più forte.

Ci spostiamo in camera da letto insieme a loro, Simona di alza e sentendo il battito di Alessandro cosa vediamo affiorare? ….il sacco amniotico dai genitali! Era lì che faceva capolino e ci comunicava l’inizio di un’altra fase del travaglio: quella espulsiva.

Non sembrava vero, eravamo già a quel punto? Che emozione vedere la natura che fa il suo percorso in maniera così semplice che quasi stupisce! Ci eravamo quasi, non mancava molto e sarebbe nato ma Simona ci aveva comunicato il forte desiderio di partorire in acqua, che non era stato esaudito per il parto di Daniele, quindi ci spostiamo in fretta in sala e la aiutiamo ad entrare in vasca con Fabrizio. Un’ambiente intimo ed amorevole ci avvolge quasi come in un sogno: luci soffuse, silenzio ed una temperatura molto calda.

Insieme a Teresa ci spostiamo preparando una tisana calda e mentre l’acqua bolle sul fuoco lasciamo che Simona e Fabrizio si godano questi momenti unici, accovacciati insieme in acqua, mentre lui la sorregge e la copre di sussurri e baci…. momenti in cui il tempo sembra fermo, minuti lunghissimi in cui regna la tranquillità, in cui il respiro diviene sempre più profondo ed impegnato e dove le vocalizzazioni diventano più intense, contrazione dopo contrazione…. si sente che qualcosa è cambiato: Alessandro sta per nascere.

La donna che partorisce in un’atmosfera come questa, in cui ogni passaggio viene considerato sacro, ne esce orgogliosa e felice di aver vissuto il parto nella maniera più naturale possibile avvalendosi solo delle proprie forze e seguendo i propri istinti.

Di punto in bianco sentiamo a gran voce “ sta uscendo la testa!”, corriamo da loro ma Simona sa esattamente cosa fare, poggia una mano sulla testa di Alessandro per accompagnarne l’uscita, si accovaccia e poi si mette a carponi. Alessandro è lì, stupendo, tranquillo e pacifico che aspetta la contrazione successiva per abbracciare la sua mamma e nel fratempo Fabrizio sostiene la madre di suo figlio e la incoraggia come solo lui sa fare … ed ecco che arriva, aaaahhhh, un ultimo urlo di liberazione ed escono le spalle ed il corpo!

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Simona, come se fosse la situazione più naturale del mondo e come se lo avesse fatto tutti i giorni fino a quel momento, prende fra le braccia il suo bambino che affiora dall’acqua e lo porta al petto mentre Fabrizio con gli occhi luccicanti di gioia li avvolge in un abbraccio amorevole.

Eccolo Alessandro, un incantevole fagotto di quattro chili, paffuto e roseo, che non piange nemmeno ma emette solo qualche gemito perché la sua nascita è stata rispettata in tutta la sua sacralità senza mai un’interferenza e lui lo sa.

Partorire può essere intenso e magico, ma soprattutto è l’inizio di qualcosa di straordinario, di inaspettato, di qualcosa da amare che ti cambierà la vita, per sempre.

Grazie Simona, Fabrizio e Alessandro perché ci avete permesso di starvi accanto nel momento più importante della vostra vita.

Alessandra Parisi

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