Brillare di luce propria

Il vajizzling è una tecnica per cui si applicano cristalli sul monte di venere per decorare la patata. Tutto mega bellissimo, tranne che poi i peli ricrescono, e non è come dirlo.

Poco tempo fa, ero lì che girellavo in rete quando mi era apparso un articolo che parlava di cristalli e brillocchi un po’ particolari. E mi è tornato in mente un fatto realmente accaduto, che aveva lasciato me e le mie amiche un po’ sconvolte prima e decisamente ilari dopo.

Come quasi tutte le donne che conosco amo i gioielli. Magari non appariscenti, ma mi piacciono.
Ora, assumendo che un diamante è per sempre, mi accontento anche di fac-simili molto più a breve termine: qualcosa di scintillante addosso, qualche volta, ci vuole pure.
Trovo altresì che indovinare da solo i gusti di una donna in termini di gioielli e accessori sia per un uomo segno di grande conoscenza e intimità con la propria compagna. Dove “gusti” non significa “la moda del momento” ma qualcosa che avrà piacere di indossare anche tra qualche anno.

Quindi immaginate la mia faccia quando, qualche tempo fa,  la mia amica Federica mi aveva confessato che il suo nuovo fidanzato permanente (il che vuol dire che avevano superato la soglia dei 7 mesi insieme) le aveva regalato dei cristalli per il suo compleanno.
Il suo nuovo fidanzato permanente era conosciuto come il Rozzo, quindi il mio stupore era più che giustificato.

Ma la cosa non mi tornava: come mai Federica non sfoggiava nulla? Vero è che conoscendo il gusto del tipo in questione poteva averle regalato una cosa tarocca grande più o meno come tutto il suo anulare, ma insomma…
A precisa domanda, Federica era arrossita. Ora, far arrossire la Fede non è cosa facile eh.

A quel punto aveva confessato che i cristalli che le aveva regalato erano in un luogo un po’… particolare.
In pratica le aveva regalato il vajizzling: la decorazione del monte di Venere con applicazione di cristalli swarovski.

In pratica Federica prima s’era ovviamente dovuta depilare, altrettanto ovviamente a cera, la parte e poi farsi applicare questi cristalli con uno speciale adesivo. Un’operazione che aveva richiesto tipo un’ora e mezza con la patata al vento perché i cristalli andavano incollati uno ad uno.

A quel punto la curiosità era enorme. Un po’ riluttante, la mia amica si era convinta a farmi ammirare l’opera. Una rosa, anche con delle belle sfumature eh. In pratica sembrava avesse una mutanda un filo eccentrica e iperluminosa.

Al di là della bellezza estetica, che indubbiamente, location a parte, il disegno aveva… ma cosa poteva spingere una donna a decorarsi il pube? E ancora di più: cosa aveva spinto il suo uomo a regalarle questo tipo di decorazione?
A parte un discreto effetto sorpresa non mi veniva in mente nulla. Lei, dal canto suo, era convinta che fosse un mero regalo estetico da godersi in due.

Non sbagliava molto, ma ci è arrivata un po’ di tempo dopo.

Poco tempo dopo la sua “scoperta”, il convegno del giovedì sera, nostra storica occasione di spettegolo e di sos cuore infranto, si era riunito per una seduta straordinaria.
Una furente Federica, che sputava epiteti poco ripetibili, ci informò che il fidanzato permanente non era assolutamente più tale né mai più lo sarebbe stato.

Dopo due cosmo, la nostra amica trovò il coraggio di spiegarci perché aveva cacciato il Rozzo dal suo letto e dalla sua vita. In pratica il Rozzo, quando i brillantini avevano iniziato a staccarsi, le aveva proposto un ritocco perché era un peccato che quel bel disegno andasse perso.
Dopo il rabbocchetto di cristalli, tutto andava a gonfie vele. Finché, in seguito ad un viaggio di lavoro piuttosto lungo, Federica, che si era anche un filo stancata di averla in cristallo, era tornata a casa senza cristalli e coi peli in ricrescita. Il Rozzo c’era rimasto malissimo e aveva insistito che rifacesse tutta la trafila. Al secco no della mia amica, era seguito un litigio assurdo.

Di fronte ad un’attonita Federica, il Rozzo aveva affermato, tra le altre cose, che del suo piacere a lui non interessava nulla. A quel punto lei non c’aveva visto più e gli aveva fatto notare che, sul quel campo, davvero non aveva nulla da rimproverarle e lui le aveva detto che se fosse stato così, lei avrebbe accettato di rifarsi il vajizzling. Insomma alla fine era emerso che a lui piaceva non solo dal punto di vista estetico, ma anche dal punto di vista fisico.

A quel punto del racconto, ci eravamo guardate credendo tutte di aver capito male. Ebbene no: al Rozzo, da allora in poi definito il Rozzo Masochista, piaceva (anche) la sensazione di graffiamento e attrito che i cristalli gli davano durante l’atto sessuale.

Dopo un attimo di incredulità e un attimo di compassione per Federica, non eravamo più riuscite a trattenere le risate nonostante le occhiatacce della nostra povera amica, che alla fine era riuscita a riderne insieme a noi. La serata era continuata immaginando situazioni erotiche surreali tra cristalli, graffi e sadomasochismo.

Pocchi giorni dopo, il Rozzo si era visto recapitare sul luogo di lavoro una bellissima pianta di cactus con l’invito ad usarla nelle sedute di autoerotismo. Sebbene nessuna di noi si fosse ben guardata da prendersene il merito, Federica, che era stata accusata del misfatto da un discretamente alterato Rozzo Masochista, ci aveva guardate male per settimane.

Temo che ci toglierebbe il saluto se venisse a sapere dell’affettuoso nomignolo che le abbiamo affibbiato a partire da quel giovedì sera. Federica graffia e splendi. Siamo un po’ bastarde, lo so. Per fortuna, lei no.