Viakal on the rocks, per me, grazie!

cene speciali

 

 

Siamo giunti all’epilogo.
Oddio detta così vien da fare i gesti scaramantici che si sa.
Riformulo: finalmente vedo la luce in fondo al tunnel. Speriamo non sia un treno, sinceramente.

Comunque, domani mi opero.

Ancora qualche incertezza sul tipo di anestesia, forse stavolta mi becco una spinale. Dovendo ripartire tra meno di una settimana ovviamente potrebbe essere meglio, ma l’idea di un ago nella schiena mi alletta come camminare a piedi nudi tra i ricci di castagne (come sono bucolica). Non ho fatto neanche l’epidurale ai tempi dei Patati, quindi onestamente non so proprio cosa potrei aspettarmi.

Intanto mi aspetto che mi sturino i reni (che bella immagine, sì lo so. Ma per quanto ormai faccia coppia fissa con Pollyanna, ho finito le scorte di politically correct qualche giorno fa), poi il post operatorio si vedrà.

I miei figli, soprattutto Valerio, ovviamente sono un filo scontenti, quando proprio non arrabbiati, per la mia assenza in questo periodo. Sta cosa dei sassolini nel rene di mamma inizia a puzzare come la classica scusa del mal di testa: passi un anno, ma possibile due anni di seguito e per di più nello stesso periodo? Ebbene sì, siamo abitudinari, come gli inglesi col tè delle cinque.

Gli amici ormai raccomandano aspersioni in acque più o meno benedette, come dar loro torto.

In tutto questo sperimento la somma indifferenza di persone che teoricamente mi aspettavo di avere vicine e la piacevole sorpresa di interesse e affetto inaspettati. Non si finisce mai di imparare, forse dovrei semplicemente smettere di illudermi, su certe cose.

Questa venuta estemporanea e imprevista in terra italica mi restituisce un quadro più complesso di quello che pensavo. Mi ha restituito amicizie che credevo un po’ sopite, mi ha presentato il conto di rapporti vuoti. Una sorta di bilanciamento. Va bene anche così.

Insomma domani mi opero. Fa quasi un po’ paura, per quanto l’operazione in sé non sia cruenta. Da quando sono mamma mi fanno paura un sacco di cose, in effetti.
Mi fa paura più il post operatorio, la stanchezza, l’eventuale mal di schiena. Del resto ho un aereo da prendere, mica nulla.

Per ora preparo la valigia (per l’ospedale) e le valigie (per la partenza: mica lo so se poi avrò la forza di farle) e cerco di fare training autogeno per rimanere calma.
Vvi dirò, mi fa strano l’idea di essere sveglia mentre qualcuno mi smanaccia dove nessuna donna vorrebbe essere smanacciata da sveglia, però Pollyanna suggerisce che questo significa che potrò parlare: quasi quasi, visto che mi ci trovo, chiederei un po’ di anticalcare liquido da immettere nel sistema, sia mai che risolvo e magari l’anno prossimo evito di timbrare il cartellino. 😉