I Patati e la rete, tra vita sociale e social

Tra vita sociale e social oggi le differenze sono sempre più sfumate, ma cosa significa e implica per noi genitori?

Vita sociale e social hanno differenze sempre meno nette, nella vita degli adolescenti… cosa può e deve fare un genitore?

Tempo fa, in una calda serata di agosto, mentre ero ad un mercatino, mi sono fermata a ragionare con una mamma che non conoscevo sull’uso e sul ruolo che la rete avesse o potesse avere sui nostri figli.

Mi aveva colpito soprattutto, da mamma di due bambini preadolescenti, la chiusura che l’altra mamma avesse su questo argomento. Non che la giudicassi, in realtà capivo perfettamente il suo punto di vista e le sue paure, ma mi sembrava purtroppo anacronistico e addirittura pericoloso.

La rete, con le sue mille risposte a domande magari non ancora espresse, ci pone secondo me a dover essere più attivi nelle informazioni da dare ai nostri figli.
L’argomento che era venuto fuori parlando con lei era uno dei più scottanti: la sessualità. Lei non si sentiva in grado di trattare l’argomento con sua figlia e sperava che altre figure, essenzialmente gli insegnanti, potessero sopperire alla sua mancanza. Dal mio canto, riflettevo sull’opportunità del delegare a tempi non stabiliti da me e dalla maturità e curiosità dei miei figli il fornire risposte adeguate a domande che spesso proprio i bambini stessi hanno paura e vergogna a formulare.

Delegare, rimandare, è qualcosa che non sento di potermi permettere nel momento in cui le informazioni che possono arrivare ad un adolescente, o preadolescente, sono così vaste e accessibili da risultare addirittura pericolose e fuorvianti.

La mia generazione, di fronte a genitori riottosi ad affrontare certi argomenti, aveva due possibilità: il coetaneo con genitori progressisti o fratelli/sorelle più grandi e i giornalini da adolescenti (la posta di “cioè” era probabilmente la soluzione più gettonata). Entrambe erano in realtà concettualmente sbagliate, ma la loro “pericolosità” era decisamente relativa.

Oggi come oggi, ad un adolescente che si pone domande si aprono scenari più vasti e meno “controllabili”, addirittura potenzialmente più “deviati”.
A questo, per me, esiste un’unica risposta: l’essere sempre “sul pezzo”, l’osservare i cambiamenti, l’introdurre discorsi nel momento giusto e prima che la legittima curiosità diventi qualcosa di potenzialmente morboso e che si incanali su percorsi in cui noi genitori abbiamo decisamente più difficoltà ad entrare.

Perché mentre i nostri rapporti sociali erano un qualcosa di aperto e alla luce del sole (i nostri genitori conoscevano fisicamente i nostri amici e le loro famiglie) e avevamo accesso a giornali venduti in edicola e conosciuti, i rapporti sociali dei nostri figli hanno ed avranno canali in cui noi potremmo non entrare mai e di certo i nostri figli saranno molto più scaltri di noi nell’uso della rete e nel non lasciare tracce.

Ci sono e ci saranno cose in cui non riuscirò ad entrare, nella vita dei Patati: lo so, lo accetto. Ci sono però cose da cui non posso pensare che possano e debbano proteggersi da soli, perciò l’unico modo che ho e avrò per intervenire è prevenire, anticipare, spiegare.

Una fatica immane, uno stimolo continuo.
Ma la loro vita sociale sarà decisamente social, nonostante tutto e nonostante me, e non mi resta che adeguarmi.