Wait for sleep

È l’ora di sfatare un mito: “i genitori di un figlio piccolo che dorme di notte, a loro volta dormono di notte.”

Non è vero. È sancito dal primo principio della termodinamica: nulla si crea, nulla si distrugge. I genitori di un bambino che dorme la notte sono automaticamente genitori di un bambino che non dorme di giorno. La giornata è composta di 24 ore di cui le dieci notturne LUI le passa dormendo.

È l’optimum per il figlio.

Poco cambia per la coppia, specie se entrambi lavorano. Nulla si crea e nulla di distrugge, incluse le cataste dei panni da lavare, quelle dei panni da stirare, la monnezza sul pavimento, le montagne di stoviglie sul lavello e quelle già lavate nella lavastoviglie da svuotare (…in ordine casuale e non esaustivo). Nelle ore diurne, prima di andare al lavoro o al ritorno da esso, il piccolo vegliante non ti consente di fare assolutamente nulla di tutto ciò che dovresti. Restano le ore notturne.

Le nostre giornate iniziano alle sei del mattino e terminano verso l’una di notte. Qua e là, qualche risveglio alle tre in punto per un salvifico biberon tra una tranche di sonno e l’altra.

Io ero bravino in matematica, ma anche ad essere scarsi, il conto è sempre di quattro o cinque ore di sonno pro capite a disposizione. Non sempre consecutive.

Il weekend ovviamente è peggio degli altri periodi della settimana: nei giorni lavorativi, almeno ci si può rilassare sul lavoro, scrivendo magari questo simpatico articolo. Nel weekend la dedizione al piccolo è totale.

Con la qual cosa, credetemi, non è affatto mia intenzione lamentarmi. Giuro. Sono contento. Mi sento fortunato e anche privilegiato. Dico solo a chi mi invidia perché mio figlio di notte dorme: non invidiatemi. Non ce n’è veramente motivo alcuno. Voi avete sonno. Io ho sonno. Un giorno dormiremo. Ma non ora.

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