L’ultimo compleanno tutti insieme, in terra Africana. Il quarto, qui.
I tuoi meravigliosi 8 anni, Patato grande.

A volte mi scopro a chiedermi cosa e quanto ti rimarrà di questo periodo della tua vita. Se lo vedrai con affetto o se sarà una parentesi strana.
Se ti farà riflettere essere stato un bimbo biondo e con la pelle chiarissima in un mondo fatto di sfumature di nero.

Se questa lingua che hai fatto tua con semplicità ti sarà compagna di vita o andrà persa tra le cose che necessariamente prima o poi si lasciano indietro.
Se conserverai il ricordo di questi amici culturalmente così diversi da te eppure così uguali nel giocare.

Se ti farà sorridere ripensare a questo posto; se proverai, anche tu, un po’ di nostalgia.

Quando sei arrivato qui eri un bimbo piccolo, un po’ goffo, insicuro e timido. Oggi sei un piccolo ometto che fa la spesa da solo e calcola il resto che deve avere.
Eri un bambino che ascoltava avidamente storie lette in italiano e oggi te le leggi da solo, in francese.
Eri un bambino che dava la mano, ora sono io che sento il bisogno della tua perché ti vedo già volare via.

Quattro anni: nell’economia della tua vita attuale sono tantissimi, ma nella bilancia della vita cosa diventeranno? Gli attribuirai quel peso specifico enorme che io mi sento nel cuore oppure saranno quella piuma leggera che si posa senza far danni?

Ti guardo, e guardo il ragazzino che sei diventato, chiedendomi cosa ci sarà di queste palme, di questo sole grande e veloce, di questo caldo che ti si cuoce addosso, nell’uomo che diventerai.
Quanto di questo terreno sabbioso e sporco ti resterà nelle scarpe, quanto queste onde forti e pericolose le sentirai scuoterti l’anima e porti domande cui non c’è risposta…

Quanto penserai che la vita ti ha fatto un regalo fatto di cultura, lingua, diversità, occhi profondi che forse saprai interpretare solo con occhi da grande, sorrisi che aprono il cuore.
Quanto ti porterai dietro e dentro di tutto questo, amore mio?

L’ultimo compleanno con canzoni che parlano una lingua diversa da quella di casa, con a festeggiarti amici capitati per caso nella tua vita, l’ultimo da nero a strisce bianche in un mondo di bianchi a strisce nere, che a vederli sono uguali ma poi ci si rende conto di quanto si sia diversi.

Due anni fa scrivevo per te l’augurio a ricordarti di non appartenermi, oggi ti aggiungo quello di ritrovarti nelle tasche un po’ di questa sabbia quando il mondo ti proporrà facili risposte a domande complicate.
Questi quattro anni sono stati scheletri di ali su cui far crescere le piume.
Non ti resterà che farle crescere, e volare.