Che sera sera

Accettare il passaggio del tempo è fondamentale quando il viso ha segni in più e i figli stanno crescendo velocemente

Tempus fugit.
Inesorabilmente.
Me lo dice il mio naso, che negli ultimi due anni ha assunto una forma inusuale per me.
Me lo dice la mia bocca, con gli angoli un po’ all’ingiù.
Me lo dicono i miei figli, grandi abbastanza per cambiarsi da soli senza indossare nulla al contrario.
E il mio metabolismo, quello poi! Ormai ha un ritmo tutto suo, a metà fra la colonna sonora de “Il tempo delle mele” e “Unchained melody” . Lento e romantico. Tutte curve e morbidezza.

La mia parola per il duemiladiciannove è TEMPO.
Quello che non mi basta mai. Che corre troppo in fretta. Che mi frega sempre in un modo o nell’altro.

Il tempo ha portato via pezzi di me. Una madre, un padre, molti amici, un cane, due gatti, una stabilità economica e un senso di appartenenza a qualcosa o qualcuno che non avrò mai più.
Il tempo mi ha messa in lavatrice, senza ammorbidente, mi ha infeltrito ricordi fra le pieghe della cuore e mi ha steso ad asciugare su un filo di sogni.
Il tempo mi canzona: un giorno ballo sul mondo, un giorno il mondo mi mette al tappeto con un soffio.

E non è che ho paura di invecchiare, tantomeno di morire.
Ho paura delle cose che non posso fare più, dei giorni in cui sono la più vecchia in mezzo a tanti volti freschi, delle passioni che non passano mai, non si spengono, nonostante l’età.

Nonostante l’età.
Ancora faccio sogni sul mio futuro.
Nonostante l’età.
Rido fortissimamente.
Nonostante l’età
Mi innamoro di un volto in un film, di un personaggio di un libro, di un incontro in un bar.

E questo mi destabilizza. Cozza con le cose che il tempo mi ha insegnato, spesso a brutto muso. Con i ruoli che mi ha cucito addosso e che adesso mi stanno stretti come un paio di jeans post parto.

Mi specchio e il mio naso mi confonde.
Mi guardo e la mia bocca mi sorride.
Li guardo e loro, i miei figli, sono le frecce scoccate dal mio arco. E se ne andranno per il mondo lesti e tronfi, com’è giusto che sia. Quando c’è tutta la vita davanti. E le difficoltà sono come i muri di Super Mario. Un salto e via.

E che farà di me il tempo? E che farò io di questo tempo?
Lo scopriremo solo vivendo cantava Battisti. E così farò.
Almeno per questo duemiladiciannove. Almeno fino a quando, una nuova lezione sarà appresa.

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