Caro Bebo
ho pensato tanto a te in questi giorni, al tuo sorriso e a questo strano legame che da poco unisce noi tutte e anche te.
Un legame mediato e fortissimo, che fa sì che difficilmente potremo mai abbracciarti dal vivo, che fa sì che mai saremo veramente le tue mamme, come è giusto che sia perché una mamma e un papà per fortuna li hai e sono certa che ti vogliono bene, ma che saremo di sicuro le tue zie speciali italiane.

Pensavo a quante volte ho sentito parlare di adozione a distanza e a quante volte l’ho sentita associare al concetto di “salvare un bambino”; a quanto questo modo di vedere le cose mi fosse sempre andato stretto e a quanto per questo non avessi mai intrapreso un certo tipo di cammino, nella vita. Non per egoismo, credimi, ma per paura che lo fosse, per paura che il mio cuore non fosse puro come la situazione meritava, per paura di trasformare quello che dovrebbe essere solo un atto d’amore in un modo per sentirsi migliori.

Nella mia vita, Bebo, ho visto tante dame di carità da farmele bastare e detestare, di quelle che si sentono migliori perché pagano una questua e poi tornano alla loro vita sentendosi più leggere, e anche più fortunate.

Caro Bebo, sono i bambini come te a salvare noi, se proprio vogliamo usare questa definizione, sai, non il contrario. A insegnarci l’amore gratuito verso qualcuno che non potrà mai soddisfare le nostre aspettative perché non le conoscerà, a insegnarci che l’amore ha altre strade, quelle che passano per la felicità e per i sorrisi che non condividerai se non nel cuore.

Questo è il grande regalo che tu farai a noi, Bebo, non la tua gratitudine. Perché non dovrai mai sentirti grato verso chi, come noi, ha fatto una scelta che implica anche te e la tua vita. Che è la scelta di darti la possibilità di una vita che va dove la porti tu, esattamente la stessa speranza che nutro per i miei figli. La possibilità di scegliere. Scegliere anche di mandare tutto in vacca, se vorrai, perché l’importante è che la tua vita sia sempre tua, interamente tua.

Sai Bebo, le mamme italiane, anche quelle meno pasionarie come me, sono mamme da contatto, di quelle che abbracciano i bambini, che ovunque nel mondo si girano se sentono un bimbo che piange, sono mamme presenti o frustrate dal non poterlo essere… questo ci renderà le cose un po’ più difficili, temo.
Sei nella nostra vita da così poco e già questo strano legame mi porta ad immaginarmi un abbraccio fisico che forse non ci sarà mai. O forse sì, ma una delle cose più importanti che tutto questo mi sta insegnando è che non è importante, davvero.

 

bebo