Allergia al latte vaccino: latte d’asina sì o no?

La prevalenza delle allergie alimentari, specialmente nei primi anni di vita, è aumentata vertiginosamente nell’ultimo decennio.

Tra queste troviamo l’allergia al latte vaccino, una sensibilizzazione alimentare diffusa nei bambini più piccoli, può infatti comparire anche molto precocemente.

Da mamma mi sono confrontata con il pediatra e ho imparato cose importanti su questo tema. Le allergie alimentari, giusto per fare una precisazione, sono dovute a una reazione del sistema immunitario ad alcune sostanze, normalmente innocue, presenti nei cibi. Importante però distinguere l’allergia alle proteine del latte vaccino (APLV) e l’intolleranza al lattosio. Vengono infatti spesso confuse. L’intolleranza al lattosio è l’incapacità di digerire il lattosio presente nel latte umano e vaccino, mentre l’APLV è una reazione immunitaria ad alcune proteine contenute nel latte vaccino: il sistema immunitario si sente minacciato e rilascia delle sostanze che causano i sintomi tipici dell’allergia.

Latte d'asina

 

Bimbo che piange

 

I genitori dovrebbero rivolgersi al pediatra di fiducia per poter diagnosticare correttamente l’allergia e iniziare ad utilizzare un latte adeguato.

Negli ultimi anni si sente a volte parlare di “latti di altre specie mammifere” somministrati ai bambini con allergie alle proteine del latte vaccino.

Soprattutto il latte di asina viene consigliato a molte mamme, in gran parte tramite passaparola.

Asina

Il latte d’asina è infatti verosimilmente più simile al latte umano rispetto al latte vaccino e di capra. In particolare, il contenuto proteico del latte di asina è di poco superiore a quello presente nel latte materno. E’ sicuramente migliore del latte di mucca che ha un contenuto proteico eccessivo per un bambino nel primo anno di vita. Inoltre contiene una grande quantità di lattosio, che lo rende così simile al gusto al latte vaccino.

Posso quindi alimentare mio figlio allergico con il latte d’asina?

No. Il latte di asina non è adatto dal punto di vista nutrizionale, ha un basso contenuto lipidico e quindi basso valore energetico ed è molto carente di ferro, elemento indispensabile nei primi mesi di vita.

L’alternativa da usare in aggiunta o al posto del latte materno qualora la madre non potesse allattare o non avesse sufficienti quantità di latte materno per coprire adeguatamente il fabbisogno di latte è quindi il latte specifico per l’infanzia, adatto alle diverse esigenze di crescita del bambino.

Pediatra

Evitiamo quindi di seguire consigli improvvisati dallo scarso fondamento scientifico e affidiamoci a uno specialista che saprà consigliarci al meglio.

Da sempre le mamme e i papà sono colti da mille dubbi e si imbattono in false credenze, in informazioni non valide dal punto di vista scientifico. Questo rischio aumenta anche a causa dell’utilizzo sempre più intenso di Internet e dei social media da parte delle madri soprattutto durante la gravidanza e i primi mesi di vita del bambino.

Nutripedia

Il progetto ‘NUTRIPEDIA – InformaTi per crescere’ raccoglie esperti scientifici, divulgatori e genitori che fanno squadra per intercettare le fake news e contribuire ad un’informazione corretta al servizio delle famiglie. Opera tramite il sito, www.nutripedia.it, rispondendo ai dubbi dei genitori e smentendo le bufale, come quella sopra presentata, man mano che vengono rilevate e segnalate.

Post in collaborazione con Progetto Nutripedia

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