Chi siamo, chi eravamo

E’ abbastanza chiaro che, con l’arrivo di un figlio, il rapporto della coppia cambi inevitabilmente.
Inutile nascondersi dietro falsi quadretti di famiglia perfetta e felice, l’arrivo di un bebè inevitabilmente rappresenta uno stravolgimento delle abitudini e degli equilibri all’interno di una coppia.

Io personalmente riconosco che, subito dopo l’arrivo di Matteo, i fattori che potenzialmente potevano allontanarmi da mio marito sono stati davvero tanti: alcuni li ho individuati subito, mentre altri li ho messi a fuoco solo col passare del tempo e dopo aver fatto un grande lavoro su me stessa e sulla coppia.

Chi siamo, chi eravamoMa facciamo un passo indietro, Marzia e Gianluca sono una coppia molto affiatata e complice, “vecchia” di dodici anni (tra fidanzamento e matrimonio) fatti quasi tutti di alti e rarissimi bassi; una coppia di quelle che preferiscono fare vacanze a due anche senza amici perché c’è perfetto equilibrio e sintonia, una coppia che condivide le migliori risate ma anche le lacrime più amare, una coppia felice che funziona molto bene.

L’undici ottobre 2010 è arrivato Matteo.
Appena diventata mamma, tutte le mie attenzioni, preoccupazioni ed energie si sono riversate su questo batuffolino bisognoso di cure e, soprattutto nei primi mesi, ho avuto la sensazione di essere una cosa sola con lui, un’unica identità mamma-bimbo che rappresentava un micro mondo a sé.
Tutto il mio tempo e le mie energie erano per lui, e non solo quelli, anche il mio corpo era indiscutibilmente suo: tra allattamento, dolori post-cesareo e stanchezza fisica per le nottate in bianco, il mio fisico si era trasformato completamente rispetto a quello che era prima, e questo cambiamento aveva avuto inizio già fin dalla gravidanza: tanti chili in più, occhiaie perenni, capelli sempre legati alla buona, vestiti casalinghi e sguardo sempre assorto.
Quest’aspetto della trasformazione fisica ha avuto non poca influenza nel rapporto di coppia; vedersi cambiate e con un corpo visibilmente appesantito fa scattare in noi neomamme un meccanismo per cui, se non piacciamo più a noi stesse, necessariamente ci sentiamo di non piacere più al nostro compagno, nonostante lui ci rassicuri continuamente e ci faccia sentire ancora volute.

Anche nella mente mi sono ritrovata cambiata.
Tra gli sbalzi d’umore, la soglia di tolleranza e pazienza arrivate ai minimi storici, gli ormoni impazziti e non so che altro, probabilmente ho detto e fatto cose che non avrei mai detto e fatto prima quando ancora ci si crogiolava al sicuro nella “vecchia coppia affiatata e complice senza figli”.
Poi magari me ne sono dispiaciuta, ma sicuramente ho avuto tanti momenti in cui a parlare non ero io, quella di sempre, ma la neomamma stanca, assonnata, appesantita, stressata e che aveva bisogno di mettere di nuovo la testa fuori di casa, che voleva potersi riguardare allo specchio con piacere e con un pizzico di vanità, la donna che ormai, come unico argomento di discussione, consumato esclusivamente in ambito familiare all’interno delle mura domestiche con mamma, suocera o cognata, aveva pannolini, poppate, lavatrici, visite pediatriche ecc…

Poi c’è il cambiamento di lui, che molto probabilmente non è andato di pari passo con quello mio; il corpo che ha subito uno stravolgimento era il mio, tanto per iniziare, chi non dormiva più la notte ero io, chi si è dovuto sentire subito responsabile al cento per cento di quella piccola vita ero io (non che un padre non lo sia, ma inizialmente è la mamma che fa i primi delicatissimi bagnetti, il taglio delle unghie, le medicazioni all’ombelico ecc… mentre magari il papà è a lavoro giustamente).
Mio marito, a parte “le gioie” della paternità che un nuovo bimbo porta nella vita di un genitore, non ha sbattuto il muso contro “i dolori” che invece comporta la maternità; si certo, qualche nottata difficile all’inizio c’è stata anche per lui, qualche rinuncia, qualche cambio di pannolino acrobatico per evitare di sporcarsi con le “santissime” emissioni organiche del piccolo, ma nulla a che vedere con quello che vive una mamma.
Insomma, eravamo su due piani diversi e sicuramente si è creata una certa insofferenza da parte mia nel constatare che lui non avesse tutte le pressioni e lo stress che mi son trovata a dover fronteggiare io.
Non so, magari pretendevo troppo io, o forse mi pesava questo diverso modo di vivere la genitorialità, ma stavamo andando su due binari diversi a velocità diverse.

Poi c’è il cambiamento della coppia.
Chiaramente la coppia che eravamo prima, che faceva continue uscite e vacanze flash organizzate all’ultimo momento, che aveva piena libertà di luoghi e orari, questa coppia non c’era più e abbiamo dovuto lavorare entrambi per metabolizzare la nuova condizione, per ritrovare un equilibrio e uno spazio tutto nostro.
Abbiamo dovuto fare i conti col nuovo ruolo di genitore: educare un essere umano è il lavoro più difficile che ci sia, nessuno può prepararti ad essere genitore, non esiste il giusto modo o quello sbagliato e si impara solo a forza di sbatterci la testa; è una scuola che non finisce mai.
Nessuno ci ha detto mai anche che non basta crescere un figlio sereno per dire “ce l’ho fatta, abbiamo superato tutte le tempeste e siamo una famiglia felice”; la famiglia non è solo dove un bimbo ha la mamma e il papà che stanno insieme, la famiglia è prima di tutto un uomo e una donna felici come coppia, consapevoli di quanto sia importante e necessario trovare tempo da dedicarsi e interessi comuni al di fuori dell’essere genitore.
Pertanto, la famiglia felice aveva bisogno che Marzia e Gianluca coltivassero nuovamente qualcosa insieme, che non fosse legato necessariamente a Matteo, per far sì che Matteo fosse sereno avendo accanto due genitori felici e innamorati.

Ad oggi, posso dire di essere stata fortunata, perché ho sempre avuto accanto a me una persona intelligente e molto paziente, che ha saputo capire e accettare con maturità tutti i cambiamenti miei e della coppia, anche quando non collimavano con i suoi, che ha saputo aspettare i giusti tempi senza farmi pesare questa o quella cosa, ed è stato in grado di riprendere il binario sul quale viaggiavo io ad alta velocità, imparando in fretta come poter procedere nuovamente insieme.
Entrambi avevamo tanta voglia di preservare la nostra famiglia e ci siamo impegnati al fine di riuscire a trovare un nuovo equilibrio.
Ovvio, non è stato facile e indolore; siamo passati attraverso piccole crisi e sconforti, ci sono stati i momenti in cui ci siamo allontanati, ci sono state lacrime versate ma ci sono stati anche tanti abbracci, sguardi d’intesa dove ci si prometteva reciprocamente di lottare per superare, ma soprattutto c’è stata da parte di entrambi una fortissima voglia di essere una famiglia.

Così il nuovo equilibrio è arrivato, non c’è un momento esatto in cui ce ne siamo accorti, nessuno dei due l’ha comunicato all’altro, ma il temporale è passato lasciando spazio a un bel cielo sereno con tanto di arcobaleno.
La vita è diventata a un certo punto semplice, tutto era così normale come se prima di nostro figlio non ci fosse stato un passato a due: la famiglia era stata sempre quella.
La serenità e la felicità ritrovate sono stati tali da farci desiderare un secondo figlio, e oggi infatti mi ritrovo mamma di Alice, una stupenda bimba di quasi sette mesi volutissima da mamma e papà. Con lei sapevo già cosa mi avrebbe aspettato dopo, c’ero passata e non temevo grandi sorprese, per cui la decisione di ingrandire la famiglia è stata lucida e serena.

Parlando al presente, posso dire che tante cose con Alice, in effetti, sono come la prima volta: la stanchezza, le notti insonni, il corpo appesantito e pannolini e pappette come tema costante delle mie giornate.
Aggiungerei che questa volta è anche più difficile e faticoso, ora i bimbi sono due, quindi lo spazio per la coppia è doppiamente a rischio, ma sorprendentemente fila tutto molto più liscio: sarà che certe cose le abbiamo già vissute, che alcuni errori li abbiamo già pagati sulla nostra pelle, ma di fatto è stato tutto molto naturale fin dall’inizio.
Sia io che mio marito abbiamo trovato subito un equilibrio in questa nuova famiglia, ora riusciamo a dividerci perfettamente i compiti e quello che mi fa più piacere è notare come sia maturato lui rispetto a prima. L’esperienza col primo figlio l’ha sicuramente cambiato e ora non viaggiamo più su due binari differenti a velocità diverse. Il suo approccio è cambiato, è molto più consapevole di cosa sto affrontando io in questo periodo e sa che da parte sua è necessario tanto lavoro e sacrificio, molto più dell’altra volta.

Ci abbiamo ragionato su e abbiamo capito insieme che probabilmente, non appena i bimbi saranno un po’ più grandi, riprenderemo ad essere di nuovo “una coppia”, gradualmente riguadagneremo i nostri spazi ricavando qualche cenetta a due, una passeggiata e forse anche un weekend solo per noi, ma per ora va bene occuparci dei nostri pargoli e con serenità sappiamo di dover sacrificare ancora per un po’ la nostra coppia.

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