Quando la cucina è più degli ingredienti: cosa significa perpetrare tradizioni culinarie?

Cibo e psiche sono strettamente collegati, proprio per questo ognuno sviluppa col mangiare un rapporto personalissimo. In ciò che cuciniamo e mangiamo c’è una parte di noi e della nostra storia.

IL CIBO NON È SOLO NUTRIMENTO FISICO

Sin dai primi giorni di vita, il nutrimento che riceviamo non ci nutre solo nel fisico.

Con il latte la mamma dà al piccolo anche del “nutrimento” affettivo.

Quello con il cibo è da subito un rapporto che include emozioni.

Quando mangiamo prendiamo qualcosa da fuori e lo mettiamo dentro di noi. Un gesto di accoglienza e accettazione. Vero che si tratta di un bisogno fisiologico primario. Vero anche, però, che è un comportamento che si carica nel tempo di una serie di connotazioni affettive e di memorie che ci porteranno ad avere un rapporto col cibo di un certo tipo. Alcune volte positivo, altre purtroppo no.

SENSORIALITÀ E RICORDI

Accogliendo il cibo, dunque, accogliamo in qualche modo qualcosa di esterno dentro di noi e, con il tempo, accumuliamo memorie affettive legate al momento del mangiare.

La memoria sensoriale è molto potente.

Mi torna in mente Proust:

“…portai alle labbra un cucchiaino di tè, in cui avevo inzuppato un pezzetto di madeleine.

Ma, nel momento stesso che quel sorso misto a briciole di focaccia toccò il mio palato, trasalii, attento a quanto avveniva in me di straordinario…”

La sensazione legata al gusto della madeleine riporta l’autore indietro nel tempo.

Una memoria del sapore e insieme ricordi legati al periodo della vita contemporaneo a quando era solito mangiare le madeleine.

Il gusto, come anche l’olfatto, sono fonti sensoriali di memorie istantanee che ci fanno emotivamente “viaggiare nel tempo. Riportandoci a momenti che credevamo di aver dimenticato, ma che vivono ancora in qualche modo dentro di noi. Assaggiare un particolare cibo che abbiamo associato dentro di noi a una particolare situazione o persona, ce lo fa tornare in mente.

TRADIZIONI CULINARIE: DI QUANTI INGREDIENTI È FATTO UN PIATTO PREFERITO?

Quando una pietanza è la nostra preferita, sicuramente ha un sapore per noi piacevole, ma porta con sé memorie positive associate a quel cibo.

I piatti della nostra infanzia, il modo di cucinare di una mamma o di una nonna, i piatti di una tradizione familiare, che si lega magari a una specifica tradizione regionale sono fatti di sapore ma anche di emozioni e memorie.

C’è nella memoria di un odore e di un sapore anche il luogo dove ti trovavi, le persone che per te avevano cucinato e con cui mangiavi insieme, forse anche la ricorrenza che quel piatto rappresentava. C’è dentro a una ricetta particolare anche come eri tu quando l’assaporavi le prime volte. C’è un salto emotivo temporale, che è difficile raccontare a parole.

Tu prepari qualche piatto che appartiene alla tua tradizione familiare per i tuoi figli? Come lo racconti loro? Cosa accompagni agli alimenti, ci sono anche i ricordi tra i tuoi ingredienti?

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