C’era una volta una ragazza di 22 anni che era bravissima a scappare: chiudere una porta frettolosamente e spalancarne una nuova, buttando via la chiave di quella precedente, era il suo sport preferito.

A volte le cose si fanno troppo complicate, le matasse si imbrogliano al punto che non si possono più dipanare. Meglio allora appallottolare quel groviglio nodoso e chiuderlo da qualche parte, fingendo di averlo dimenticato per sempre e andare alla ricerca di un filo nuovo: della storia, della vita, chi lo sa...

Quella volta la ragazza si era spinta fino alla fine della Terra Ferma, nel punto più ad Ovest d’Europa e ci era arrivata nel mezzo di un autunno che sembrava estate.

Una sera, poco dopo il suo arrivo, passeggiando per il Bairro Alto aveva visto un ragazzo e ne era rimasta folgorata. Anche il ragazzo l’aveva notata e le aveva lanciato un’occhiata da sopra la spalla della sua fidanzata, che gli camminava accanto. La ragazza aveva cominciato a tornare per quelle vie tutte le sere, fingendo che fosse per caso; finchè una sera, incontrandosi da soli, i due si erano rivolti la parola, mentre gli occhi di lei lanciavano dardi di fuoco in quelli di lui.

Il ragazzo aveva trovato il modo di vederla senza che la fidanzata se ne accorgesse: ritagliava per lei coriandoli di tempo tra un impegno imprescindibile e l’altro e insieme li vedevano volare via veloci come il vento.

Un giorno la ragazza seppe per certo che non si poteva più accontentare di soli coriandoli e smise di cercarlo in quel saliscendi di vie accidentate.

Trovò casa sotto il Castello, dalla parte opposta del centro. Dalla finestra della sua camera con le persiane blu poteva intuire il fiume alla sua sinistra e il Bairro Alto di fronte a sè, al di là della Baixa.

Cominciò a lavorare in un negozio di abbigliamento che trattava solo marchi italiani, come lei ed il suo accento, esotico come lo sono certe nuance di spagnolo da queste parti. I clienti l’adoravano: era gentile, precisa e sapeva sempre consigliare l’abbinamento giusto. O forse era solo l’aura magica del born in Italy a conferire autorevolezza ad ogni sua scelta.

Passarono i mesi e la ragazza continuava a lavorare in boutique, coltivando il sogno di arrivare altrove: voleva lavorare in televisione; era sicura che quell’esotismo inaspettato che si era ritrovata cucito addosso, avrebbe funzionato anche in tv e lei sarebbe diventata famosa. Frequentava i provini insieme alla sua amica del cuore, ragazza madre con cassetti pieni di sogni e le spalle larghe e forti cariche di ambizioni.

Un giorno fecero un provino insieme: la sua amica fu presa per un ruolo importante nella serie più seguita della la storia lusitana. Lei, ovviamente, no: il suo accento non poteva funzionare per il grande pubblico generalista.

L’amicizia resse e il lavoro alla boutique anche, mentre l’amica diventava sempre più famosa e lei viveva di riflesso quel successo che spalancava le porte di tutti i locali delle Docas e faceva scorrere champagne a fiumi.

Ma i riflessi, si sa, non donano a nessuno e la ragazza cominciò a desiderare di tornarsene a casa. Una sera che fumava una sigaretta da sola, proprio fuori dal locale in cui aveva lasciato la sua amica ai suoi fan, comparve davanti a lei il ragazzo, che non vedeva già da molti mesi. Lui era con la sua fidanzata, che era sempre la stessa e non aveva mai saputo di loro, ma non si potè trattenere dall’avvicinarsi a salutarla.
Erano i suoi occhi a lanciare dardi di fuoco in quelli di lei, questa volta.

La salutò come fossero vecchi compagni di scuola, mentre la fidanzata biascicava un chewingum ostentando un’aria annoiata.

“E’ tanto che non ti si vede al Bairro, come stai?”

“Sto bene, ma domani torno a casa”

“Cosa significa? Torni in Italia?”

“Sì, ho un aereo domani sera”

Il ragazzo fece una pausa lunga ma riuscì a non tradire alcuna emozione.

“Bhè, allora….cosa si dice in questi casi? Addio? Arrivederci?”

“Facciamo arrivederci…”

Lui le cinse il braccio all’altezza del gomito e le diede due baci sulle guance e intanto stringeva sempre più forte, fino a farle male ma lei non disse niente, si limitò a guardarlo negli occhi.

Tornò a casa con un taxi e prenotò un volo per la sera successiva, poi cominciò a fare i bagagli. Delle sue cose che non riuscì a far entrare in valigia, fece uno scatolone e ci appiccicò sopra un post-it con il suo nome, lo chiuse con lo scotch e lo mise nel ripiano più alto dello stanzino delle scope. Poi scrisse e-mail e lettere di carta a tutti coloro che avrebbe lasciato lì. Tutti meno che Lui.

Quando ebbe finito era già mattina inoltrata e decise di fare un ultimo giro a Praça do Comercio ad annusare il Tejo e l’Oceano che si fondono insieme.

Quella fu l’ultima volta che la ragazza vide Lisbona.

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Solo parte di quel che ho appena raccontato è realmente accaduto. Tutto il resto avrebbe potuto accadere SEMA non è successo; e questa è la natura del fascino che ha.