Le capita di uscire di casa al mattino e, già da subito: «Oh, buongiorno signora!» la dirimpettaia «Come è bella, stamattina!» o, meglio, la maschera della dirimpettaia «Sempre elegante, complimenti!». Ringrazia.

La maschera della vicina non inganna: è la stessa che urla o picchia dall’altra parte del muro per farti abbassare il volume della gatta.
Non inganna la maschera del salumiere che «Oggi nemmeno un filo di grasso!», del tipo in fila che «Mi scusi, c’ho solo queste due cose e…» va bene, certo ma anche io, si vede «…e ho parcheggiato male», non inganna quella del vigile che strizza l’occhio alla ragazza bionda, quella dell’amica che ti dice: «Sono tanto felice per te, si vede che hai trovato il vero amore», e poi chiede a tua sorella: «Secondo te quanto potranno durare quei due, con migliaia di chilometri nel mezzo?», non ingannano quelli che «Lo faccio per il tuo bene» e poi fanno il proprio, di bene, che il più delle volte coincide col tuo male.

Lo sapete, no? Cosa vuole dire avere a che fare tutto il giorno con facce coperte da altre facce? Finte.

E l’unico modo che conosce per attraversare la folla di facce e di mani finte senza essere coinvolta come si resta coinvolti in un incidente stradale mentre stai passeggiando serena e’ – si guarda allo specchio, pulita – conservare la sua unica, sola e inequivocabile faccia.

Senza maschera.

@missfran