Sono giorni che ho un groppo di rabbia in testa che non mi fa dormire.

C’è una foto che ha cambiato radicalmente il mondo dei reportage di guerra. Mi riferisco alla famosissima foto di Nick Út scattata subito dopo il bombardamento a Trang Bang del 1972, durante la guerra del Vietnam. I bambini corrono disperati verso il fotografo, al centro una bambina completamente nuda ed urlante gli corre incontro. Nick scatta la foto cogliendo in un istante tutta la disperazione e la follia della guerra.

Forse non sapete che fu proprio lui a portare questa bambina gravemente ustionata in un piccolo ospedale per farla medicare. Nel 1973 grazie a questa immagine vinse il Premio Pulitzer per la fotografia. Ma un premio prestigioso come può cancellare dalla memoria gli orrori di cui è stato testimone?

Il video di Omran
Trang Bang, Vietnam del Sud, 8 giugno 1972. (Nick Ut, Ap/Ansa)

E proprio dalla guerra del Vietnam il mondo del giornalismo non sarà più lo stesso. Da allora migliaia di giornalisti e fotografi hanno cambiato la storia, hanno iniziato a portare nelle nostre case l’orrore del mondo.

Qualche giorno fa un video girato in Siria, pubblicato dall’agenzia di stampa Aleppo Media Center, ha fatto il giro del mondo in un click.

Sui Social Network come al solito si sono scatenate le solite indignazioni. Persone disgustate dal fatto che il reporter non abbia buttato all’aria tutto per pulire il viso del piccolo Omran, abbracciandolo o coccolandolo. Grande indignazione per la mancanza di privacy e buon gusto nel divulgare il video di un bambino che non sarà più un bambino ma forse non lo era già da tempo. Non si possono pubblicare immagini di questo genocidio, i bambini vanno protetti. Sì ma i bambini di chi?

Il video di Omran

Insomma il signor Mustafa al-Sarout, autore del video, si è visto arrivare maledizioni ed ingiurie da tutte le parti. Come se quella bomba l’avesse lanciata lui. Come se fare il reporter in Siria fosse un reato. Ma a proposito, chi ha lanciato materialmente quella bomba nella casa del piccolo Omran? A nessuno sembra interessare, perché il delitto più grande è stato già compiuto. L’occidente non vuole sapere nulla di questa guerra. I cadaveri siriani non interessano o disgustano e le notizie di nuove stragi non toccano la coscienza di nessuno. Sono confinate in un mondo lontano lontano dalla nostra realtà, neanche fosse la terra di mezzo di J.R.R. Tolkien.

Perché fare il cronista di guerra è diventata una colpa?
Persone come noi costrette a vedere atrocità che nemmeno ci sogniamo e a rischiare la propria vita per svolgere il loro lavoro (Steven Sotloff, James Foley, Kenji Goto e la nostra Ilaria Alpi vi dicono nulla?). “Ma che glielo abbiamo detto noi di andare a lavorare lì?” “È colpa loro, se la sono andata a cercare”,”Non non siamo stati noi a mandarli lì”.

Perché a nessuno importa più nulla dei paesi in guerra, le notizie non vengono lette. Ci basta guardare una foto o leggere la didascalia di una notizia condivisa per farci un’opinione sbagliata della realtà.

Ma chi sono questi reporter? Persone mosse da una passione grande e spaventosa come la realtà. Rischiare la propria vita per portare nelle case della gente comune verità scomode non è un lavoro per tutti. Stomaco forte, scaltrezza, audacia e anche un filo di incoscienza.

Per quanto si possa contestare la stampa moderna rimane da valutare attentamente un fatto. Quello che oggi fanno reporter e giornalisti di tutto il mondo inviati in paesi in guerra o ad alto rischio è documentare. Documentare la crudeltà dell’uomo guidata da interessi economici e politici compresi da pochi e sconosciuti ai molti. Scuotere coscienze, indagare scomode realtà. Pezzi di storia che passeranno al giudizio implacabile dei posteri.

Informatevi, leggete e cercate sempre di capire quello che accade su questa palla di acqua e di roccia chiamata Terra. La conoscenza è l’unico strumento davvero efficace che abbiamo per combattere. Solo così vi renderete conto che il video del piccolo Omran non era speculazione del dolore, ma uno schiaffo alle nostre coscienze intorpidite dall’indifferenza.

Giornalismo è diffondere ciò che qualcuno non vuole si sappia; il resto è propaganda. Il suo compito è additare ciò che è nascosto, dare testimonianza e, pertanto, essere molesto. (Horacio Verbitsky)

Per ulteriori approfondimenti:

http://www.internazionale.it/opinione/flash/2016/06/20/kent-klich-striscia-di-gaza-foto http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2014/09/22/news/scatti_di_guerra-88554675/

http://m.huffpost.com/it/entry/11600962