La mia sveglia suona alle 7:30, sì sono abbastanza fortunata, non è un orario terribile per alzarsi: non lavoro fuori casa e la scuola dei bimbi è praticamente dall’altra parte della strada. Mi chiedo cosa succederà il giorno che i miei figli dovranno essere a scuola alle 8. Me lo chiedo ogni mattina. Lo ammetto, vivo la cosa abbastanza male.

Il fatto è che preparare un treenne e una duenne non è cosa facile. Mi capirete.
Poi se, come spesso accade, sono sola perché il papà è fuori per lavoro, la questione prende proporzioni immani.

La duenne si sveglia con la mia sveglia per la maggior parte delle volte.
Lei è femmina in tutta la sua interezza: parte a tappo appena apre gli occhi e se non le porti il suo latte tiepido, con un biscotto sbriciolato e mezzo cucchiaino di zucchero è capace di menarti. E credetemi, lo fa. E credetemi, non è una bella sensazione essere picchiati da un esserino alto manco un metro mentre hai ancora gli occhi appiccicati e la bava della notte.

Una volta svegli entrambi, vanno lavati e vestiti.
La cosa buona della scuola privata è che portano una divisa, questo toglie un buon quarto d’ora di tempo a chi come me quando li veste pensa di essere in un atelieer di Dior e pensa di dover abbigliare il principino George e la principessa Charlotte.

Un giorno qualcuno di buon cuore studierà i comportamenti dei bambini quando devono vestirsi e scioglierà per sempre i misteri che accompagnano questa fase. Un giorno sapremo. Preghiamo per noi.
Ci diranno anche del perché si tolgono le calze nello stesso istante in cui gliele mettiamo. Preghiamo.
Per non parlare del fatto che sì, già a questa età loro vogliono scegliere cosa indossare e tendono ad essere abbastanza ripetitivi. Per esempio Diego vorrebbe vestirsi con il completino della sua squadra di calcio. Beatrice con un body intimo con un cane. Sempre. Fa caldo o freddo, a loro non importa. Ho dovuto nascondere quel body in fondo ad un cassetto anche perché non le entra più e sembrava una salsiccetta rosa pallido. Sono stata costretta a mettere pantaloncini sopra pantaloni lunghi e giubotti anche dentro casa per gioco.

Ad ogni modo, che Dio mi aiuti, ogni mattina riesco ad aprire quella porta e uscire di casa. Ho un piede che mi fa male perché rincorrendoli ho pestato una costruzione, ho un cane in mano, cinque macchinine e sette tipi di Gattoboy in tasca. Ho un ciuccio. Ho un auricolare e i Nirvana su Youtube perché ascoltano la musica per strada. Cazzo, ho tutto tranne che lo zaino della merenda. Allora torna indietro, molla i due disgraziati con passegino e pedana alla bisnonna col carrello che ignara era scesa per la spesa al mercato e con la velocità di una scheggia impazzita sali a prendere lo zainetto di Marshall.
Perfetto, sono le nove. Alle nove e tre minuti dovremmo essere a scuola. Tranne che…tranne che il treenne che, in fase di ribellione, ha deciso che non doveva fare pipì adesso la deve fare.

Prima o poi ci arriviamo a scuola. Giuro.

Dopo averli mollati inizia la mia giornata. Gli unici tre minuti che dedico a me stessa sono in quel momento. Mi seggo al bar. Prendo un caffè. Un’occhiata ai social, leggo i 57 messaggi dei due gruppi di mamme di cui ahimè faccio parte, faccio il punto dei miei impegni e via.

Normalmente la mattinata passa serena, tra commissioni, pulizie, cucina. Ma può capitare che chiami la scuola. E dopo i primi trenta secondi di panico in cui immagini le peggio cose, pensi che no, 37.01 non andrebbe classificata come febbre maledizione. Perciò smetti di fare quello che stai facendo e corri a prendere il treenne.

Nel suo immaginario tu mamma non ti sei mai mossa da scuola aspettando paziente che lui e la sorella abbiano finito di mangiare e fatto tutte le loro attività. Quindi quando torna a casa e trova l’aspirapolvere in salotto e tutto in disordine non si capacita. Decide di aiutarmi. “No mamma, stai a riposo, hai un po’ di febbre. Faccio io”. No non lo fa. Mai.

Ieri abbiamo fatto  l’albero di Natale.

Voi come ve lo immaginate il momento dell’addobbare?

Se avete due figli avrete avuto la stessa immagine di catastrofe post guerra atomica che ho avuto io. Sì, abbiamo ragione. L’inizio è stato facile, una catena di montaggio: prendi i rami dalla sacca, sistemali, inseriscili nel tronco. Poi è stata la volta delle luci. E lì ho cominciato a vacillare, a insultare la me stessa dell’anno prima che ha arrotolato il filo alla cazzo di cane e ad inveire contro l’universo creato. Sono arrivata persino a usare il treenne come palo della luce: «amore di mamma stai fermo immobile. Tieni questa estremità del filo»

Partono scommesse sul tempo di resistenza del treenne fermo immobile.

Poi arriva la parte ancora più bella.

Tre scatole tre di addobbi sono stati riversati per terra e chi se ne frega se c’era roba che si rompe. Vi dico solo che ogni passo era uno scricchiolio, ogni piedino poggiato sul pavimento era un rumore sospetto di vetro che andava in frantumi.

Abbiamo messo su i Platters. Quando fai l’albero di Natale devi curare ogni aspetto, anche la musica di sottofondo. I bimbi nonostante la giovane età sembravano apprezzare.
Hanno ballato, litigato, sputato (sì anche questo) e riso e pianto. Poi sono stati molto fieri del lavoro finito.

Gli vogliono già bene, a quell’albero lì. Lo guardano, ci parlano, tolgono le palline e le rimettono con lo stesso criterio con cui io avevo arrotolato le luci. Insomma un misto di sensazioni… ma con loro è così: un attimo piangi di felicità e tenerezza, l’altro piangi per disperazione.

Non hanno ancora ben chiaro il concetto di calendario dell’avvento. Perciò hanno mangiato già le caselline 1, 7, 15, 20 e 3 quindi immagino che non arriveremo a Natale. Ma chi se ne frega.

Tutto questo per dirvi che la nostra vita da mamme è esattamente così. Un’altalena: da che stai volando emozionata per la meraviglia di avere dei bimbi che ti arricchiscono la giornata, ti ritrovi col sedere a terra, i capelli dritti e lacrime di frustrazione che ti rigano le guance.

Comunque tranquille, non passerà mai. Anzi, credo che sarà sempre peggio.
Ma che importa? Adesso è Natale e il Natale è dei bambini e di chi crede ancora nella magia e nei desideri che si realizzano. A proposito… siete pronte psicologicamente ad affrontare le vacanze? O state segretamente raccogliendo firme per chiedere alla scuola di rimanere aperta anche il giorno di Natale? (Almeno fino alle 13.00 per favooooreee)