Crescere un Uomo di domani

Crescere quello che domani sarà un uomo/marito/padre è una grande responsabilità. Come se ne viene fuori? Con l’esempio, lavorando su noi stessi

L’argomento che trattiamo in questo mese è più che serio, perciò prima di scrivere mi sono presa un bel po’ di tempo. Ho pensato e ripensato al mio modo diverso di approcciarmi ai miei bimbi, un maschio e una femmina, al modo in cui vorrei che fossero una volta adulti.
Ci sono numerosi punti in comune, tra loro, ma ci sono anche delle grandi differenze perciò bisogna essere molto cauti.

Crescere un figlio maschio non era così complicato una volta, anzi: li si lasciava un po’ a sé stessi sperando in bene.
Oggi è diverso, oggi si ha una responsabilità enorme.
Non è che le cose siano cambiate: ad essere cambiate siamo noi mamme, per fortuna aggiungerei.
Siamo donne diverse: siamo libere, informate, emancipate e certe di quello che vogliamo; siamo più selettive, soprattutto nello scegliere il nostro compagno per la vita.

E così, con un figlio maschio da crescere, sappiamo che dobbiamo insegnargli non solo a difendersi dal mondo, ad essere forte e coraggioso, ma anche ad esserne amico e rispettoso. Sentiamo la responsabilità di crescere un futuro marito e padre, che abbia sensibilità ma anche fermezza.
È facile? Per niente.

Ogni giorno, ogni sera quando li metto a letto, mi chiedo se nell’allevare i miei bimbi abbia fatto degli errori. La risposta purtroppo è spesso sì, ma questo è un mio meccanismo personale: noi mamme tendiamo ad essere molto severe con noi stesse (per poi ingoiare vivo chiunque si permetta di criticare il nostro operato).

Diego è un bambino sensibile. Non è uno che si fa mettere i piedi in testa, ma al tempo stesso ha delle attenzioni che mi rendono orgogliosa di lui. Si accorge se sei triste; se va via la luce si preoccupa di capire dov’è sua sorella; a scuola è un leader e, anche se non parla ancora tantissimo, i suoi compagnetti lo seguono in ogni sua monelleria.
Diego è simpatico da morire, adora la sua maestra ma è capace di prenderla in giro per giorni dopo averla vista commuoversi per il suo rientro a scuola dopo un mese a casa perché lui le era mancato.

Ma questo è Diego: lui è così. Nessuno gliel’ha insegnato, non so se l’empatia può essere insegnata.
Gli insegnamenti che spettano a me e al suo papà sono diversi e quasi invisibili, perché vanno impartiti col tempo, perché in realtà non sono lezioni: sono esempi, idee, concetti che lui capirà e potrà mettere in pratica una volta diventato uomo.

È davvero una grossa responsabilità crescere un futuro uomo/marito/padre… Me ne sono accorta l’altro giorno davvero per una sciocchezza, che però mi ha fatto capire quanto io sia cambiata e quanto io stia attenta ad alcune cose che prima neanche notavo.
Stavamo guardando io e lui la foto della sua classe, giocavamo a dire i nomi dei suoi compagni; ad un tratto mi sono soffermata su una bimba. Ok, non si dice, non è politicamente corretto, i bimbi son tutti belli… Ma obiettivamente quella bimba non era bella.
Stavo per dirlo, stavo per dire a mio figlio quanto poco carina fosse quella bimba. Mi sono bloccata. Quella bambina probabilmente diventerà bellissima, probabilmente è dolcissima e simpatica; molto più probabilmente quella bimba diventerà una persona importante. E magari adesso per Diego è importante; che ne so io se lui la adora, se giocano insieme, se lui invece pensa che sia meravigliosa?

Ecco. Da questa piccola cosa ne ho capite altre più importanti.
Non voglio che veda la diversità, non voglio che sia uno che si ferma all’apparenza, non voglio che sia uno che prende in giro le persone.
Lo farà, un giorno lo farà; l’ho fatto anch’io, lo abbiamo fatto tutti. Ma poi io chiedevo scusa, o smettevo.

Il mio desiderio è che continui a vedere tutto con gli occhi di adesso. Senza barriere, senza pregiudizi, con sensibilità, cura e rispetto, curiosità e timore, ma anche coraggio o addirittura rabbia quando ci vuole.

E chi l’ha detto che sarebbe stato facile? Nessuno.
Ma sapete perché? Perché parte da noi. E modificare noi stessi, adulti formati, non è semplice… È veramente quasi impossibile.
Però siamo umani. E i genitori, più spesso le mamme, se lo dimenticano questo particolare. Anche qui l’esempio che possiamo dare ai nostri figli è di essere un po’ meno severi con noi stessi, perdonarci le sciocchezze, le parolacce dette in un momento di sfinimento, un gesto inconsulto nei confronti di un giocattolo che ci ostruisce il passaggio mentre siamo arrabbiati. Forse in questo modo possiamo anche essere più magnanimi verso gli altri.

Insegnate a sorridere, a salutare tutti; insegnate a sognare: i sognatori non hanno mai fatto male a nessuno.
Insegnate a rispettare tutti: persone, animali e cose.
Insegnate a comprendere le lacrime, i sacrifici e persino i sorrisi altrui.

Siamo responsabili di tutto questo e ce ne dobbiamo fare carico. Portate pazienza, lo dico a voi ma anche alla me stessa che a volte non vede l’ora di festeggiare il loro diciottesimo compleanno per essere meno stanca.

 

 

 

 

 

 

 

 

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