Ho chiesto a mio figlio di 16 anni, come dovrebbe essere secondo lui, la scuola per risultare un posto dove si ha voglia di andare e non una “prigione” come spesso la definisce lui. Queste sono le sue parole in risposta alla mia domanda provocatoria: “ la scuola dovrebbe essere un luogo di apprendimento libero da verifiche scritte e orali, atte a valutare numericamente la conoscenza acquisita da una persona. Sarebbe più piacevole andare a scuola se ci fosse più possibilità di fare sport e se le lezioni non fossero per la maggior parte teoriche: è noioso e controproducente passare la giornata seduti su una sedia di plastica estremamente scomoda e dover sottostare a regole insensate di personaggi con manie di potere eccessive .“

Esiste una scuola così ? E’ utopia come vorrebbero farci credere o è già esperienza ?

1948…don Lorenzo Milani apre la Scuola di Barbiana, in una piccola comunità montanara del dopoguerra, per dare un’opportunità a famiglie con pochi mezzi. Questa è la lettera che hanno scritto gli alunni di quella scuola per descrivere la loro realtà :

La nostra scuola è privata. E’ in due stanze della canonica più due che servono da officina. D’inverno ci stiamo un po’ stretti. Ma da aprile a ottobre facciamo scuola all’aperto e allora il posto non ci manca! Ora siamo 29. Tre bambine e 26 ragazzi.. Il più piccolo di noi ha 11 anni, il più grande 18….
Non facciamo mai ricreazione e mai nessun gioco. Quando c’è la neve sciamo un’ora dopo mangiato e d’estate nuotiamo un’ora in una piccola piscina che abbiamo costruito noi. Questa non le chiamiamo ricreazione ma materie scolastiche particolarmente appassionanti. Il priore ce le fa imparare solo perché potranno esserci utili nella vita.
I giorni di scuola sono 365. 366 negli anni bisestili. La domenica si distingue dagli altri giorni solo perché prendiamo la messa.
Abbiamo 23 maestri! Perché, esclusi i sette più piccoli, tutti gli altri insegnano a quelli che sono minori di loro. Il priore ha solo i più grandi. Per prendere i diplomi andiamo a fare gli esami come privatisti nelle scuole di stato….

A poco a poco abbiamo scoperto che questa è una scuola particolare: non c’è né voti, né pagelle, né rischio di bocciare o di ripetere. Con le molte ore e i molti giorni di scuola che facciamo, gli esami ci restano piuttosto facili, per cui possiamo permetterci di passare quasi tutto l’anno senza pensarci:
Questa scuola senza paure, più profonda e più ricca, dopo pochi giorni ha appassionato ognuno di venirci. Non solo, dopo pochi mesi ognuno di noi si è affezionato al sapere in sé. Ma ci restava da fare una scoperta: anche amare il sapere può essere egoismo. Il priore ci propone un ideale più alto: cercare il sapere solo per usarlo al servizio del prossimo, per esempio dedicarci da grandi all’insegnamento, alla politica, al sindacato, all’apostolato o simili.
Per questo qui si rammentano spesso e ci si schiera sempre dalla parte dei più deboli: africani,asiatici, meridionali italiani, operai, contadini, montanari.
Ma il priore dice che non potremo far nulla per il prossimo, in nessun campo, fin ché non sapremo comunicare. Perciò qui le lingue sono, come numero di ore, la materia principale.
Prima l’italiano perché sennò non si riesce a imparar nemmeno le lingue straniere. Poi più lingue possibile, perché al mondo non ci siamo soltanto noi.
Vorremmo che tutti i poveri del mondo studiassero lingue per potersi intendere e organizzare fra loro. Così non ci sarebbero più oppressori, né patrie, né guerre…..”

Allora non solo esistono già da molto tempo scuole alternative, ma sono diffuse in tutto il mondo e continuano ad evolversi in risposta ai sempre diversi bisogni della società in continuo cambiamento.

Bisognerebbe solo cominciare a chiedersi: quale cittadino dovrebbe formare la scuola ? Un cittadino che sa competere e imporsi o piuttosto uno che è libero di esprimere i suoi talenti mettendoli al servizio degli altri ? La risposta non è così scontata perchè implica una rivoluzione culturale e il coraggio di cambiare che gli adulti non hanno. I ragazzi invece sì, loro sono saggi….dovremmo dargli più ascolto: guardate questo video di una ragazzina americana di 13 anni:

Le occasioni non mancano, le possibilità neppure, manca solo la spinta ad abbandonare vecchie visioni e a guardare da un’altra prospettiva. Ma qualcuno ha trovato quel coraggio ed ha intrapreso un cammino diverso, come questo “asilo nel bosco” che è sorto da poco ad Ostia, ad opera dell’associazione Manes, fondata da Danilo Casertano :

I bambini dai 2 ai 6 anni hanno bisogno di vivere all’aria aperta, di rimanere in contatto con la natura di esplorare, di sentirsi dei piccoli avventurieri che “imparano facendo”. Chi è cresciuto in città più di altri capisce l’importanza che ricopre un tipo di educazione di questo tipo, senza mura, senza banchi senza cemento e senza tappeti, sporcandosi nella terra, toccando con mano l’erba le foglie e creando giochi diversi, a contatto con gli alberi, assaporando i profumi delle stagioni che cambiano, dal profumo di sottobosco ricco di funghi in autunno, ai prati in fiore in primavera.

 

 

Non ci resta che sperare che sia sempre più “contagioso” !

EMILIA FRANCO

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