Fenomenologia della mamma: l’Instamamma

Inutile negarlo, nessuno sfugge al cinico e divertente realismo della fenomenologia della mamma.

Loro sono le ormai mitiche 50 Sfumature di Mamma, tre amiche unite dalla “mammitudine” che gestiscono l’omonimo blog.

Un blog fresco e allegro, intelligente e piacevole da tutti i punti di vista che ogni lunedì regala una puntata di puro divertimento, la fenomenologia della Mamma.

Dopo una chiaccherata serale in un gruppo Facebook tra le Instamamme e le Sfumature, è stata lanciata una sfida: chi si merita più una fenomenologia delle Instamamme? Ed eccoci qui, con questo post.

Dobbiamo ammettere che le Sfumature sono state particolarmente buone con noi, forse perchè anche loro si sentono un po’ Instamamme.

Signore e Signori, siamo liete di presentarvi un meraviglioso Guest Post intitolato:

fenomenologia delle Instamamme

Fenomenologia della mamma: l’Instamamma

Ammettiamolo:

tutte noi mamme conviviamo con una insana propensione allo scatto fotografico alla prole.

Inutile negarlo.

Siamo d’accordo.

Ma lei… l’Instamamma, ha una passione per lo scatto pari a quella di Silvio per le bonazze: non può farne a meno.

L’instamamma è l’evoluzione darwiniana delle nostre mamme vogliose di fotografare noi bambine in ogni (terribile) posa.

Tipo?

Tipo a 5 anni abbracciate a una scimmia coi denti (ocra) al circo,

o tipo a 4 anni su un pony che (suo malgrado) non vedeva la spazzola da 3 anni circa e aveva più dread di Bob Marley,

o tipo a 3 anni con una salopette marrone di velluto e un foulard a fiori in testa, accanto alla gabbia del leone (sedato, più o meno come Bob Marley) allo zoo…

o, ancora, tipo… per tutta l’infanzia, più o meno:

rigorosamente con gli occhi chiusi, perché le foto bisognava farle col sole allo zenith e dritto negli occhi…

So che ne avrete di simili (e di peggiori), non negate!

La mamma propensa allo scatto, dicevamo, si è evoluta in Instamamma, e, come alla giraffa si è allungato il collo, a lei si è allungato il braccio, che non termina più in una mano, ma in uno smartphone.

L’Instamamma è colei che al collo porta una… Tiffany?

No.

Chanel?

Nooo.

Una Reflex.

Le Instamamme, si sa, fotografano qualunque cosa.

C’è l’Instamamma che ama (ahinoi) fotografare se stessa:

e allora via con panze e tette (generalmente con appendice di neonato), o, peggio, con foto di piedi gonfi, del brufolo e/o dell’occhiaia.

Un giorno ci spiegherete perché vi volete così male.

C’è l’Instamamma che fotografa “Laqualunque”:

dal traffico, ai lavori in corso, dall’unghia incarnita, al bagno allagato (quando avrà ottenuto la messa a fuoco desiderata e avrà trovato la connessione per postare la foto, solo e solo allora, chiamerà l’idraulico. Dopo di che, ovvio, ce ne fotograferà le chiappe. Attendiamo speranzose).

Ci sono quelle che fotografano sempre e solo i figli:

nudi, vestiti, malati, in piena salute, svegli, dormienti, saltellanti, annoiati, interi, a pezzi, appesi ad un cassetto imploranti aiuto (“Sta lì solo un attmo, eh! Non mollare la presa!” Click! “Perfetto! Arrivo subito, amore!“).

L’Instamamma è quella che al mattino, come tutte noi, si alza e prepara una colazione.

Buona?

Ma non lo sa!

Che domande fate?!

Però è bella.

E in foto vien da dio.

E’ quella che quando prepara la tavola fa attenzione alla tovaglia, che sia pulita, bianca o a pois o lilla o rosa pallido, ai piatti, che siano  intonati, ai bicchieri, che non abbiano aloni…

per la sua famiglia? No.

Perché ha ospite la suocera? Noooo.

Perché deve postarla.
Non è dato di sapere se l’Instamamma-tipo creda in un qualche Dio, creda negli angeli, o agli gnomi, ma certamente crede nei Contest.

E nelle Weekly Inspiration.

E’ a loro che affida con speranza le sue preghiere di vittoria.

Le Instamamme hanno invaso il web, sono ovunque, non importa che lingua parlino, perché sono mamme, mamme che si esprimono con l’immagine, e l’immagine non ha confini, come il cuore di una mamma.

E così, va a finire che Instamamme lo siamo un po’ tutte, unite da un hashtag che è come un filo.

Un filo che ci fa sentire tutte un po’ zie di questi bambini che vediamo nascere e crescere.

Un filo che riesce a farci preoccupare per i loro malanni e a renderci felici delle loro conquiste.

 

Un filo che, in fondo, fa sentire noi mamme meno sole e tutte unite nel nostro mestiere più importante.

 

 

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