Filastrocche, ninne nanne e traumi infantili

Le filastrocche nella nostra infanzia

Tutti noi, da piccoli, abbiamo imparato e recitato tantissime filastrocche, alcune apprese a scuola mentre si giocava in giardino, altre inventate sul momento dalla mamma o dal nonno.
Ci sono state ninne nanne che ci hanno accompagnato prima dell’addormentamento e ci sono rimaste nel cuore e che ora, probabilmente, ci ritroviamo a recitare la sera ai nostri pargoli.
Abbiamo fatto girotondi, recitato conte e narrato tiritere; la nostra infanzia è trascorsa a ritmo di queste cantilene che ci sono entrate dentro lasciando un segno indelebile nelle nostre memorie.

Ma vi siete mai soffermati ad analizzare bene le parole di queste filastrocche? Avete mai cercato di capirne il testo?
Vi assicuro che (e so che passerò per guastafeste e cinica con questa mia considerazione), tutto l’aspetto poetico e nostalgico dei ricordi legati a queste filastrocche verrà irrimediabilmente meno nel momento in cui ci mettiamo ad approfondire le strofe che le compongono.

Vi faccio qualche esempio di seguito, riferendomi ad alcune tra le tiritere più comuni.
Iniziamo con la ninna nanna per eccellenza: Ninna Nanna Ninna Oh

filastrocche ninne nanne

“Ninna nanna, ninna oh, questo bimbo a chi lo do?”
Allora, qui già partiamo male; perché caspita dovremmo dare il bambino (che ci ascolta) a qualcuno? Pare una questione vitale smollare questa povera creatura a tutti i costi!
Poi il seguito è puro terrorismo:
“Lo darò alla Befana che lo tiene una settimana.”
Beh, poi non domandiamoci perché solitamente, tra i bambini, la Befana abbia meno successo rispetto a Babbo Natale. Già la “disegnano” brutta, col naso grosso e ricurvo e su una vecchia scopa, poi se ci aggiungiamo che sequestra i bambini per una settimana, ci credo che i ragazzini non la trovino simpatica!
“Lo darò all’Uomo Nero che lo tiene un anno intero.”
Cioè, non bastava una settimana nelle mani della vecchia Befana? Questi poveri innocenti devono essere tenuti in ostaggio anche dall’Uomo Nero per 365 giorni??

Proseguo con una classica filastrocca, solitamente accompagnata da dondolamento del bambino sulle ginocchia dell’adulto:

“Sedia, sediola
Matteo
(o il nome del malcapitato di turno) va a scuola;
si porta il canestrello,
pieno pieno di pizzutello.”

Un’infanzia passata a domandarmi cosa caspita fosse il pizzutello, tutti a nominarlo ma mai nessuno si è preso la briga di spiegare a più piccoli cosa fosse…ok, magari sono io la profana che non ne conosceva il significato e ammetto di averlo scoperto solo di recente dopo una ricerca su Google (trattasi di una particolare qualità di uva 🙂 ), ma non trovate anche voi che una fetta di ciambellone o del pane e marmellata possano essere merende più comprensibili e credibili per un bambino?
“La maestra gli fa festa
e lo butta…dalla finestraaaaa!”

Cosa??? Ma stiamo scherzando???
Perché la maestra dovrebbe buttarlo dalla finestra, ma che caspita di paure andiamo a insinuare nella mente di un bimbo? L’interpretazione del “cosa butta”, tra l’altro, è anche dubbia, se siamo fortunati in teoria non sarà il bambino a essere lanciato fuori, ma non è chiarissimo se sia lui o il canestrello a fare la finaccia.
Poi ci sorprendiamo che la mattina i nostri figli facciano storie per andare all’asilo…e lo credo bene! Voi andreste volentieri nella tana del vostro carnefice?

La prossima filastrocca, da piccina, l’ho sentita fino alla nausea e puntualmente, sul pezzo finale, avevo un sussulto provocato da disgusto misto a paura:

“Trucci, trucci cavallucci, chi è che va a cavallo?
Il re del Portogallo sulla cavalla zoppa.
Chi l’ha zoppicata? Il palo della porta.”
Ma uno che è il Re del Portogallo, non è riuscito a trovare niente di meglio di una cavalla zoppa per i suoi spostamenti? E comunque, far lavorare un povero cavallo con un evidente problema fisico è davvero riprovevole….amanti degli animali indignatevi insieme a me!
“Dov’è la porta? L’ha bruciata il fuoco!
Dov’è il fuoco? L’ha spento l’acqua!
Dov’è l’acqua? L’ha bevuta la vacca.
Dov’è la pelle? Ci hanno fatto le caramelle.
Per chi sono le caramelle? Per i bimbi che stanno a sentire!”
Ma qui siamo allo splatter spinto! L’immagine offerta dalle ultime battute è a dir poco raccapricciante: a una povera vacca viene portata via la pelle per farci cosa??? Delle caramelle da dare ai bambini!!!
Orrore puro…

MINOLTA DIGITAL CAMERA

Ora vediamo le conte, ecco la prima:

“Sotto il ponte di Baracca
c’è Mimì che fa la cacca,”
E qui già non mi spiego perché tale Mimì debba espletare i suoi bisogni fisiologici sotto a un ponte…
“fa la cacca dura dura”
Ma sì, grazie, avevamo davvero bisogno di questa visione idilliaca.
il dottore la misura,
la misura trentatre
uno due tre.“
Non vorrei essere nei panni del dottore onestamente, quando si dice “fare proprio un lavoro di *&**@”!

E ora, chi non ha mai recitato almeno una volta la conta più famosa della storia?

“Ambarabaciccicoccò, tre civette sul comò
Che facevano l’amore con la figlia del dottore.
Il dottore si ammalò. Ambarabaciccicoccò.”
Tra il pornografico e il grottesco, un’orgia promiscua degna del film Eyes Wide Shut di Kubrick!
Ma poi nessuno ha mai voluto rivelare il triste epilogo che si cela dietro la malattia del Dottore…beh, ve lo svelo io!
Venne colto da arresto cardiaco quando, dopo aver passato la giornata a misurare la cacca di Mimì (vedi conta precedente), tornato a casa già fortemente provato sorprese la sua adorata figliola in atteggiamenti “equivoci” con le tre civette!
Un minuto di silenzio in memoria del Povero Dottore…

filastrocche ninne nanne

Questi sono solo alcuni esempi che ho voluto riportare, ma sono certa che anche nelle memorie della vostra infanzia si nascondono tiritere e ninne nanne dell’orrore, o quantomeno di dubbio gusto, che hanno probabilmente contribuito a buona parte dei vostri traumi infantili.

Fatevi avanti anche voi, sono curiosa di conoscere quali filastrocche hanno alimentato i vostri incubi fanciulleschi!

 

 

 

 

 

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