I giorni difficili delle mamme

ogni mamma lo sa: ci sono giorni difficili, in cui tutto sembra pesante e nascono riflessioni e rabbia… poi tutto prende il suo margine e si va avanti

Ho riflettuto.
Direte voi: Hai davvero avuto modo di farlo?? Sottovalutate il tempo passato su un letto, al buio, fingendoti morta, aspettando che i tuoi figli si addormentino: o rifletti sui massimi sistemi che ti riguardano o cancelli le migliaia di foto venute male cercando di avere un minimo di spazio nella memoria del tuo telefono per farne altre migliaia.

Ho riflettuto. E mi sono arrabbiata. Sarà che questa giornata non è stata buona con me e che non sarà assolutamente annoverata tra le migliori da quando sono mamma, ma mi sono arrabbiata. Ho persino pianto. Sì uno di quei bei pianti liberatori di noi mamme chiuse nel bagno per non farci vedere perché magari tuo figlio non ha mangiato tutta la pappa che tu e il robot da cucina avevate preparato con tanto amore, quella con le verdurine a Km 0, biologiche fino al più minuscolo semino.
La mia migliore amica per esempio piangeva di nascosto quando ad un certo punto suo figlio ha deciso che ogni volta che beveva doveva per forza sputare a spruzzo tutta l’acqua che aveva in bocca.

Ma non è tanto il fatto che il tuo pargolo abbia saltato un pasto o che si sia trasformato in un lama che ti fa veramente piangere, questo lo sapete vero? Sono le mille difficoltà, è la stanchezza, non tanto fisica (a quella abbiamo rinunciato e stop) quanto quella mentale.

È lunedì ma sai già cosa mangeranno a cena venerdì. È il 3 del mese, ma sai già cosa farai il 20 di quel mese. No, non è la pappa non ingurgitata con lo stesso amore con cui l’avete preparata, il problema… è che tu stai poco bene, ma alle 13.00 nonostante tutto hai già smosso il mondo: hai portato il primogenito a scuola, hai fatto la spesa, passato lo straccio e pulito il bagno, stirato (e nel frattempo dimenticato perché non hai più chiamato la donna di servizio che oggi sarebbe stata benedetta), curato la tua secondogenita, le hai preparato la pappa, gliel’hai data, l’hai cambiata tre volte, hai preparato il pranzo per te e tuo marito e poi sei andata a prendere quell’altro a scuola che, una volta a casa, ha preso (perché???) una scatola con le scarpe sue e di sua sorella e l’ha rovesciata per terra, poi non contento ha preso la scatola dei Lego (di quanto amore hanno le mamme per i Lego ne parliamo un’altra volta) e ha rovesciato anche quella. Bum.

Implosione. Lo so che non vi dico niente di straordinario: le mamme affrontano questo e ben altro ogni singolo giorno.

Mi sono arrabbiata perché alle mamme non è dato lamentarsinon lo sapevi com’era avere figli? Non ho capito, scusa: tu fai l’ingegnere aerospaziale e quindi non sei mai stanca? Ché non lo sapevi che quelle cose assurde di cui ti occupi erano complicate?

Alle mamme non è concesso ammalarsi. E va bene, non fa niente: noi siamo abituate ad avere 37.5 di febbre senza chiamare il prete tranquilli.

La mamma deve sempre “accontentarsi. Perché un caffè con un’amica, un pomeriggio di shopping, un’ora dal parrucchiere devono essere delle conquiste? Perché si dà per scontato che io, mamma di due bimbi, debba stare ogni secondo ad accudirli ed eventualmente chiedere la collaborazione di nonni, marito, baby sitter? E fare questo senza scatenare noie o sensi di colpa è possibile? Non mi fraintendete: sono una di quelle mamme coi sensi di colpa pure se non ha messo abbastanza parmigiano nella pasta, perciò magari io sono poco lucida in questa mia disamina… Sono una che ha davvero desiderato di essere mamma tanto da mollare tutto per i propri figli senza esitazione. Sono soddisfatta. Non è la voce di una mamma frustrata questa. Io mi diverto con loro… Ma caspita! Essere mamma mica vuol dire annullarsi.

L’altro giorno per esempio mi ha scritto una mamma su Instagram chiedendomi come mai anche se sto a casa sono sempre così messa bene. Intendeva vestita e truccata.
Ragazzi lo faccio per me stessa: sono mamma ma anche una donna. Bisogna amarsi per amare gli altri, così mi vesto e mi trucco anche se devo solo andare a comprare i Kinder fetta al latte alla Conad di fronte casa… Sarà una sciocchezza ma aiuta.

Mi sono arrabbiata perché anche se non me ne frega una cippa di andare ogni giorno all’happy hour con quelle sgallettate delle mie amiche, vorrei averne la possibilità senza noie.
Mi sono arrabbiata perché questo ruolo in realtà ce lo creiamo noi. Perché non tutte siamo così e non è che noi siamo giuste e le altre sbagliate: è solo una questione di scelta o di carattere il più delle volte.
Mi sono arrabbiata perché ci sono giorni in cui sono costretta ad andare a letto coi capelli da pazza o senza aver avuto il tempo di fare una doccia. Mi sono arrabbiata perché io, stitica di natura, devo rimandare la cacca al giorno dopo perché non ho tempo. Non lo so come faccio, ma ci riesco.
Mi sono arrabbiata perché ho i vestiti puliti per soli sette minuti, che è il tempo in cui uno dei miei figli si appoggerà sulla mia spalla e sporcherà di pappa, latte, rigurgito, fruttina, mocciolo, la mia maglia.
Mi sono arrabbiata perché ho fame, sempre. Perché ho mangiato con due cuccioli di dinosauro attaccati alle gambe che hanno cercato di rubarmi il cibo. Perché ho mangiato in piedi cercando di schivare quei piccoli dentini.

Mi sono arrabbiata perché quei lacrimoni e questo malumore vengono spesso fraintesi.
Qui non si tratta di frustrazione o depressione: è che uno ogni tanto si deve anche incazzare, così poi stai meglio e hai più forza.
E non è neanche necessario dirvi che poi tutto passa, perché arriva la sera e le manine sono state lavate e i capelli profumati e magari anche tu hai avuto tre minuti per lavarti e tutto assume un aspetto diverso. L’aspetto inequivocabile dell’amore.

 

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