Il 20 maggio abbiamo pubblicato un post che parla di come avvicinare i nostri bambini ad una seconda lingua, l’inglese.
Applico ormai da anni uno dei suggerimenti proposti: i miei figli vedono i cartoni animati solo in inglese. Posso assicurare che funziona!

Tutto ciò che è presentato sotto forma di gioco e soprattutto di gioco familiare è stimolante e coinvolgente. Unico consiglio che mi permetto di dare è quello di non strafare secondo quello che Steven Pinker definisce il comportamento nevrotico delle madri occidentali; mi riferisco all’ansia di insegnare, a quelle madri che parlano al figlio in inglese anche se non è la loro lingua madre; la lingua madre è l’espressione degli affetti che si tramandano spontaneamente di generazione in generazione, non di una decisione presa a tavolino.

Prendendo spunto dalla lettura di uno splendido libro Il bambino bilingue di Barbara Abdelilah-Bauer vi riporto alcune considerazioni che mi hanno particolarmente colpita e trovo imprescindibili in una società multiculturale come la nostra.

Come tutto ciò che nella vita ha veramente valore anche il bilinguismo non è il risultato scontato della convivenza di due lingue madri all’interno di uno stesso nucleo familiare ma è il frutto di una costante applicazione, della tenace adesione ad un progetto di vita. Questo perché esiste il pericolo concreto che la lingua debole soccomba a pressioni forti quali l’ambiente, la cultura predominante, la pigrizia, i pregiudizi.

Molto spesso è solo la scuola privata (per forza elitaria) a proporre dei percorsi di bilinguismo, quasi che la scuola pubblica si erga a roccaforte dell’unità culturale.

Due aspetti importanti da considerare sono poi il quando iniziare a proporre una seconda lingua e ovviamente i vantaggi che questo comporta.

È vero che iniziare da piccoli è fondamentale ma negli ultimi anni si è rivista l’idea che esista un’unica finestra temporale sensibile che si chiuderebbe inesorabilmente dopo l’infanzia. Oggi si cerca di sottolineare più l’importanza del come piuttosto che del quando nell’insegnamento di una lingua. Mi piace abbracciare questa tesi e pensare che per me ci sia ancora qualche speranza!

I vantaggi sono molteplici, senza dubbio un pensiero meno normato, più flessibile e aperto, una sensibilità fine nei confronti dell’interlocutore che si è visto rendere i bilingui più ricettivi anche verso i messaggi non verbali. Ma l’aspetto che mi affascina maggiormente è la visione del mondo del bilingue precoce, la creazione mentale di una realtà più articolata che è in grado di padroneggiare con disinvoltura.
Ecco un esempio: la rappresentazione mentale di un fiore nel bilingue è costituita da due segni linguistici fiore e flower non distinti ma rappresentabili come flowerfiore. Per parlare il bilingue quindi nasconde di volta in volta un pezzo della parola che continua ad essere però parte della sua rappresentazione mentale.

Quello che nasce come un gioco o un’interazione spontanea tra madre e figlio è l’inizio di un viaggio meraviglioso: lo sviluppo del linguaggio e la conseguente percezione della realtà.