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Il calendario dell’avvento è già mezzo mangiato e Natale si avvicina. Mille impegni, gli ultimi (o forse i primi) regali, la gestione (spesso difficile) di parenti, pranzi, cene e ritrovi a volte gioiosi a volte vuoti a cui si aggiunge quella dei bambini ancora capaci di vivere il Natale con quella magia che per molti è un ricordo appannato.

Per me è un momento difficile proprio perché ricordo bene come un tempo fosse un mese incantato e pieno di… famiglia o meglio di famiglie, la propria e quelle di origine. Ora non è più così e ogni anno spero che la frattura miracolosamente si ricomponga, mi piacerebbe poter credere ancora, chiederei aiuto a Santa Lucia o a Babbo Natale ma non sono sicura di ricordarmi come si scrive la letterina.

E quando non abbiamo più nessuno a cui chiedere?
Forse è arrivato il momento di dare.

Quando perdono consistenza la ragione o il torto, la verità o l’ipocrisia rimane solo l’Amore.
Soprattutto quello per i miei figli, per loro vorrei un Natale pieno di calore… pieno di nonni.

Ma se il cuore indica sempre la strada giusta non è facile fare il primo passo soprattutto quando sai che dovrai fare anche il secondo, il terzo e tutti gli altri.

È incredibile come a volte sia difficile dire le parole più semplici e banali alle persone a te più vicine quando sei abituata a creare ogni giorno relazioni empatiche con degli estranei. Lo so è normale ma non riesco ad accettarlo.

Modificare dinamiche di relazione sedimentate negli anni è un’impresa che se non fossimo a Natale definirei impossibile.

Avevo pensato ad un post per consigliarvi un gioco educativo: il mandala delle tabelline (prossima settimana) ma sono stata egoista, ho scritto quello che non riesco a dire nella speranza di trovare il coraggio di andare oltre, di accettare quello che non posso cambiare e di dire semplicemente sarebbe bello pranzare insieme a Natale.

Il tempo stinge, mi sono lasciata scappare Santa Lucia ma mi rimane ancora una chance: la letterina a Babbo Natale.