Il ruolo dei nonni nella società

Il ruolo dei nonni nella società è sostanzialmente cambiato negli ultimi decenni, portando con sé implicazioni che si ripercuotono sulle famiglie, anche pesantemente

Quando penso al ruolo dei nonni nella società, mi viene sempre in mente la scena di un film bellissimo, La bellezza del somaro, che vi consiglio vivavemente di vedere; ad un certo punto, uno dei personaggi dice una frase che, oltre ad essere una assoluta verità, rende perfettamente l’idea di quanto negli ultimi diciamo 40-50 anni sia cambiata la società.
Quando eravamo figli noi, i figli non contavano un cazzo; ora che siamo genitori, i genitori non contano un cazzo”.

Se vogliamo andare a vedere tra le implicazioni più nascoste, possiamo dedurne che mentre prima si era proiettati verso un modo di intendere la famiglia in cui il punto base era l’origine, la provenienza, ora l’ago della bilancia si è spostato decisamente sulla famiglia che ci si costruisce.
I nostri genitori avevano un ruolo, nei confronti della generazione che li aveva preceduti, venerativo ed assistenziale che noi proiettiamo molto più sui nostri figli che verso di loro.

Che sia nato prima o dopo l’uovo o la gallina, di fatto una delle cause, delle conseguenze o delle implicazioni, è che siamo passati da una generazione di nonni con meno interessi, assistiti dai figli e spesso dediti all’accudimento dei nipoti, ad una generazione di nonni molto più attivi nel mantenere vivi i loro interessi personali, più indipendenti e forse meno disponibili nei confronti della gestione dei piccoli di casa.
Un ribaltamento che si ripercuote, pesantemente, nella società tutta.

La migliore qualità di vita, la più ampia disponibilità economica, la maggiore accessibilità alla cultura, l’incoraggiamento ad un atteggiamento più curioso e meno contemplativo rispetto alla vita, ha portato i nonni di oggi ad essere un qualcosa di sostanzialmente diverso.

Diventare nonni, per la generazione dei nostri nonni, significava più o meno l’essere arrivati ad un punto della vita in cui si guardava a se stessi come a persone “arrivate. A parte pochi casi, i nonni erano coloro che stavano sempre in casa o uscivano per fare una passeggiata, magari coi nipoti. Erano quelli che mettevano i soldi da parte per i figli e i nipoti, che conducevano una vita abbastanza essenziale e senza sprechi; le nonne erano lo stereotipo della cucina lenta e casalinga: passavano ore e ore davanti ai fornelli, preparando dolci e piatti buonissimi che poi scodellavano dando il massimo nel pranzo della domenica, un must; i nonni erano quelli del circoletto di bocce o del tresette una volta a settimana; erano, in generale, quelli che oggi definiremmo “vecchi”.

I nonni, oggi, sono tutt’altro. Attivi e propositivi, sono ancora un concreto divenire della loro esistenza.
Escono, hanno reti di amicizie, interessi tra i più svariati. Meno disponibili, forse, rispetto alle esigenze dei figli ma più disponibili a concedersi libertà con se stessi. Meno ingabbiati in un ruolo statico.
Si occupano ancora dei nipoti, in molti casi, ma in maniera meno scontata: nella loro time-table, in maniera più o meno primaria, hanno un posto anche i loro impegni e i loro svaghi.

Questo cambiamento rappresenta un cambiamento radicale, a livello di società, soprattutto in un’epoca in cui, in un modo o nell’altro, da casa o fuori, in una famiglia media lavorano entrambi i genitori, devono lavorare entrambi i genitori. Con nonni, anche giustamente eh!, meno disponibili a concedere il loro tempo, ci si sta spostando verso tipologie di lavoro diverso o verso il maggior coinvolgimento di persone esterne alla famiglia, come tate e babysitter.

Questo implica tante cose: una maggiore responsabilizzazione delle figure genitoriali, un mercato del lavoro diverso, la nascita e lo sviluppo di categorie lavorative differenti.

Se infatti tutto ciò si ripercuote sulle famiglie con figli (a volte anche nella scelta del numero di figli che si decide di mettere al mondo), allo stesso modo crea un gap nella gestione delle persone anziane meno autosufficienti.
Senza il supporto pratico e costante delle figure familiari nell’accudimento dei figli, con la necessità di far quadrare bilanci sempre più risicati, per i figli stessi accudire i propri genitori diventa difficile e viene demandato a figure esterne (non è un caso che la richiesta di badanti per le persone anziane sia in costante aumento).

Siamo di fronte ad un cambiamento epocale, in questo senso: la famiglia, tra quella di origine e quella creata, non è più un nucleo indissolubile in cui si riusciva ad avere un mutuo sostegno e si è separata in due realtà autonome e distinte. Che collaborano, certamente, ma in modo e con dei tempi diversi.

Su questo siamo ancora in fase di rodaggio, e la mia generazione sta cercando di tener botta, spesso con fatica e un giorno alla volta.
Non ci resta che aspettare un placido assestamento, che probabilmente arriverà con la generazione dei nostri figli, su una realtà più stabile e definita in termini di ruoli e aspettative.
Nel frattempo, come detto, teniamo botta.

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