Datemi un papà.
Lasciate che assista al parto, che gli tremino le gambe fra la paura e l’emozione, che si ritrovi le unghie piantate sulla mano e la camicia sudata, che si accorga di essere utile come il trespolo per attaccare la flebo. Che rida e poi pianga e poi sia consapevole della vera forza della sua donna quando con un ultimo grido liberatorio gli consegna la progenie al mondo.
Datemi un papà che cambia pannolini, fa bagnetti, canta ninnananne e scalda biberon.
Che progetta viaggi fino alla luna e partite di pallone dove i figli vincono sempre; che sogna in grande e si prende cura delle piccole cose quotidiane sollevando la neomamma dai pensieri inutili.
Datemi un papà che c’è. Che trova il tempo per andare a scuola, per le recite, per i compiti e pure per blastare qualche mamma sul gruppo whatsapp.
Un papà che ama i suoi figli, li ascolta, li appoggia, li argina disegnando confini adatti via via alla loro età così che loro possono volare come aquiloni, consapevoli del filo che, quando sarà ora, li riporterà al sicuro, sulla terra.

Datemi questo papà qui perché con uno diverso io non ce l’avrei mai fatta.
Non sarei sopravvissuta alle notti bianche, al tetta destra/tetta sinistra/ pannolino e via ricominciare; ai 30 mesi d’allattamento che manco un reggiano dop; alle vacanze in tre, in quattro e poi in cinque, tu con la grande, io con i piccoli; tu ai colloqui del liceo, io dalla maestra; paga la mensa, compra lo zaino, prendi gli hamburger, scrivi il nome su tutti i colori.

Senza un papà così come potrebbe una donna essere madre e lavorare? Essere madre e nello stesso tempo continuare ad essere se stessa?
Io non ce l’avrei mai fatta e molte amiche, come me.
Noi senza nonni e senza tate.
Noi con un super papà e non un mammo.
L’altra parte del cielo, quello con le mani grandi, le spalle forti, e gli occhi lucidi alle recite di Natale, sia che il figlio sia un Gesù Bambino cresciutello o una pecorella danzante e cantante al ritmo di Jingle Bells.
E trovo più che giusto che sia così e resti così anche quando la coppia non funziona più.
Madre e padre lo si diventa insieme e lo si resta per sempre.

Datemi un papà adatto al duemiladiciannove. Alla confusione adolescenziale. Che non sia solo un portafoglio che paga abbonamenti o felpe, ma occhio vigile davanti alla discoteca, autoritario quando serve, e in grado di mimetizzarsi con il muro quando i discorsi fra mamme e figlie assumono una piega troppo intima.

Un papà che sa fare il papà. Che, quando può, timbra il cartellino, chiude il negozio, stacca dal lavoro e torna a casa da chi lo aspetta.
Perché la giornata è lunga e molte sono le cose da farsi raccontare.

Datemi un papà.
Solo un papà.
Quel cinquanta per cento di amore che ogni bambino meriterebbe di avere per tanto, tanto tempo.