Instavista a le Mamme nel Deserto

Oggi incontriamo due mamme expat che hanno deciso di scrivere un blog a quattro mani sulla loro vita in Kuwait. Ed ora hanno accettato la sfida di un libro, per essere un punto di riferimento per chi, come loro, si sono traferite.

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Chi erano le Mamme nel Deserto prima d’incontrarsi?
Mimma era un avvocato che lavorava in un grosso gruppo bancario, che amava gli happy hour con i suoi amici al Radestky, che viveva nella città Milano che aveva sempre sognato e nella quale conduceva quella che le sembrava l’unica vita possibile. Tutto questo, ovviamente, dall’alto dei suoi irrinunciabili tacchi alti.
Drusilla era una ragazza semplice, impiegata nelle risorse umane, dall’aria un po’ secchiona, fidanzata da sempre con lo stesso ragazzo che oggi è suo marito nonché padre dei suoi figli. Da tempo aveva in mente di partire, mollare tutto, compiere quel salto che le avrebbe permesso di costruire una famiglia. Il vero slancio sono stati loro: i figli. Volevo che avessero come confini il mondo intero e non solo l’Italia.

Perché avete sentito l’esigenza di raccontarvi prima con un blog e poi con un libro?
Era pomeriggio, eravamo al club e stavamo spingendo le altalene dov’erano seduti i nostri figli. La mattinata l’avevamo trascorsa al Brigthmind (una sorta di ludoteca che organizza corsi per bambini piccoli coinvolgendo le madri) in compagnia di mamme provenienti da tutto il mondo.
Ad un certo punto ci siamo ritrovate circondate da numerose maid che inseguivano i figli delle loro ma’am che si trovavano comodamente sedute al ristorante a godersi la cena.
Insomma, in una sola giornata avevamo collezionato i diversi contrasti che si possono vivere in un paese come Kuwait.
Ad un certo punto, Drusilla mi guarda e mi dice: “certo che dovremmo scrivere un libro su questa esperienza!”
Io le ho risposto: “dai, un libro forse è presto. Perché non iniziamo con un blog come mi hanno suggerito oggi?”
Ecco come sono nate le Mamme nel Deserto!
Il blog ha sostituito le lunghe mail che scrivevamo costantemente agli amici, le telefonate via skype alla famiglia in Italia. Ma, soprattutto inizialmente, per noi voleva essere un modo per trattenere e tramandare ai nostri figli un’esperienza davvero unica.
Con il tempo ci siamo rese conto che il blog era seguito anche da persone che dovevano espatriare in Kuwait, siamo diventate una fonte di informazioni pratiche per coloro che si stavano trasferendo in questo paese.
Il libro è stata una conseguenza del blog, è una sfida che ci è arrivata un po’ per caso e noi abbiamo accettato di viverla e godercela fino in fondo.

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Quanto è diversa la vita in un paese come il Kuwait per un’italiana?
Mettere a confronto il Kuwait con l’Italia è un po’ come dire domani parti e vai a visitare Marte.
Il nostro primo grande ostacolo è stata la lingua, entrambe parlavamo un inglese scarso.
Anche se la grande difficoltà e differenza di vita sta nel fatto che il Kuwait è un paese basato sulla religione islamica, di conseguenza la vita quotidiana ruota intorno alle sue regole. Ad esempio, il Muezzin canta cinque volte al giorno il richiamo alla preghiera e per questo scandisce la tua giornata; la settimana è completamente stravolta in quanto inizia di domenica, finisce di giovedì e il giorno di festa è il venerdì; tutte quelle che sono le nostre feste (Natale, Pasqua, Carnevale) non esistono.
L’assenza di un centro storico da visitare, marciapiedi dove camminare.
I loro costumi: l’abaya per le donne, il dishdasha per gli uomini.
Il sole che sorge alle 5 del mattino e tramonta alla 17.
I profumi intensi e forti, le spezie e l’odore di incenso che si impadroniscono della tua vita. Il cibo diverso. Il divieto dei prodotti di maiale e dell’alcol che implicano una variazione importante delle nostre abitudini culinarie.

Che consiglio vi sentite di dare a chi sta per intraprendere una nuova vita da expat?

Di affrontare tutto con grande spirito di adattamento.
Di porsi positive.
Di fingere, almeno all’inizio, di essere in vacanza.
E di ricordarsi sempre che non esiste il luogo perfetto, ma esiste solo la nostra voglia di renderlo perfetto per noi.

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E dopo il libro progetti per il futuro?
Mimma: Io mi sono dedicata alla realizzazione di piccole eventi. Da concerti, mostre, coffe morning di accoglienza. Con un’altra ragazza italiana abbiamo in programma uno story telling in italiano per tutti i bambini italiani e non che vivono qui in Kuwait. Perché se è vero che adoro che mia figlia parli un perfetto inglese, sono molto interessata che lei coltivi la sua italianità. Io non sono una mamma che legge i libri in inglese. Non mi sembra giusto. Mia figlia lo sa fin troppo bene e la mia pronuncia rispetto a quella bristih è terribile e rovinerei i suoi grandi traguardi. Quindi, io lavoro più sull’italiano, perché ci rimarrei troppo male a vedere mia figlia che non sa parlare bene la sua lingua d’origine, che sbaglia verbi. Ecco perché ci tengo tanto a questo progetto #ioleggo.
Inoltre, il blog è diventato un comitato di accoglienza e un punto informativo della vita pratica in Kuwait. Ho appuntamenti quotidiani con persone che digitano Kuwait e trovano le Mamme nel Deserto. Perché espatriare è tornato di moda. E quindi noi facciamo il possibile per dare una mano. Anche perché non dimentichiamo quanto può essere difficile.
Inoltre, abbiamo in progetto un altro libro, un vero romanzo. E’ tutto nelle nostre teste, dobbiamo trovare solo il tempo di sederci e scriverlo. E questa è la cosa più difficile.
Perché stare ferme ci riesce difficile.
Drusilla: io fatico a definire progetti per il mio futuro, la vita da expat è così volatile ed imprevedibile che i progetti risultano difficili se non a breve termine.
Ad agosto, io ed i bambini raggiungeremo mio marito che ora ha cambiato paese, andremo a vivere a Riyadh, Arabia Saudita. Per ora mi sto concentrando su questa nuova destinazione decisamente sfidante per una donna, ma sono pronta per affrontarla con il sorriso e la determinazione che caratterizza tutte le donne che decidono di espatriare.

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