Qual è la giusta eredità da lasciare ai nostri figli?
Questa è la domanda tema della puntata di Cuore e denari andata in onda su Radio24 mercoledì scorso.

Nella trasmissione che potete riascoltare sul sito di Radio24 si parla sia di eredità materiale che di eredità educativa e morale.

Per quanto riguarda la prima viene proposta la dichiarazione di Sting al Mail on Sunday nella quale dichiara che non si preoccupa di lasciare eredità ai suoi 6 figli che dovranno quindi lavorare per vivere. Messaggio provocatorio o educativo? Giusto o sbagliato? Le riflessioni si sprecano ma applicare la massima che dice che ai figli è bene dare quanto basta affinché facciano qualcosa ma non abbastanza da permettergli di non fare niente potrebbe essere un buon discriminante per un genitore.

Non avendo certo i grattacapi di Sting il cui patrimonio è di parecchie decine di milioni di euro, per me l’unica eredità di cui valga la pena parlare è senza dubbio quella educativa e morale.

Il punto di partenza è sempre quello che abbiamo ereditato noi perché è da lì che partiamo o nel tentativo di riprodurre un modello valido o per proporne uno antitetico. Infatti generalmente tendiamo a collocarci ai due estremi, prendiamo o rinneghiamo tutto a seconda del nostro vissuto.

Come dice il dottor Aquilar, psicologo e psicoterapeuta ospite della trasmissione, lo sforzo più corretto sarebbe quello di attuare una verifica critica e compassionevole da cui ripartire nel tentativo di migliorare il modello educativo ricevuto.

Lo trovo giusto quanto utopistico perché prendere le distanze da quello che è il nostro vissuto più importante e formativo implica una maturità e soprattutto una serenità che derivano a loro volta dalla nostra educazione. Quindi se il nostro passato è rose e fiori il percorso è in discesa ma se rabbia, tristezza e malinconia sono il sapore della nostra infanzia il cammino è decisamente in salita.

L’approccio più concreto e costruttivo è certo quello di impegnarsi a fare magari anche un solo passo in più o se vogliamo un errore in meno rispetto ai nostri genitori.

Per quanto mi riguarda ho capito in questi ultimi sette anni che anche fare un solo errore in meno non è così facile anche se crediamo di aver ben chiaro il modello che non vogliamo riproporre. Questo per due motivi: da un lato l’imprinting ricevuto ci porta a ripercorrere solchi già tracciati, dall’altro purtroppo non è così scontato che il contrario di una cosa sbagliata risulti automaticamente una cosa giusta.

Ecco perché gli errori dei padri ricadono sui figli per generazioni ed ecco perché è indubbio che l’eredità più grande sono i momenti positivi che condividiamo con i nostri bambini.

Credo con forza che la nostra capacità di creare bei ricordi valga il perdono dei figli per tutti i traguardi non raggiunti ma ancor di più mi auguro li spinga a trasmettere ad altri questa preziosa eredità ricevuta frutto di un amore che si esprime con l’impegno e la volontà.