La separazione legale: brevi cenni giuridici.

La separazione legale, in vista o meno del divorzio, sancisce i rapporti futuri tra i componenti di una coppia.

Affrontare in via sommaria un argomento vasto e delicato come quello della separazione legale dei coniugi è un’impresa equiparabile all’uscire in mare aperto con un minuscolo kayak. Il rischio di una enorme e fuorviante digressione in punto di diritto è estremamente probabile e va evitato ad ogni costo, se si vuole fornire qualche utile spunto per chi, specie da profano, si approcci a un tema così critico.

Appare, dunque, più opportuno tracciare un breve quadro generale che sarà volutamente meno puntuale del solito sul piano dei riferimenti normativi e giurisprudenziali – meno “legalese”, per intenderci – ma che consenta una fruibilità pratica maggiore per chi legge.

Iniziamo col dire che la separazione legale è un passaggio cruciale con il quale la coppia in crisi, ritenuta l’impossibilità della prosecuzione della vita coniugale e dell’adempimento di alcuni vincoli specifici assunti con il matrimonio (a titolo solo esemplificativo, quelli di coabitazione e fedeltà coniugale), intende regolare i propri rapporti e, se presenti figli, impostare la gestione dell’aspetto genitoriale – che ovviamente, per i genitori, non viene meno in nessun caso – in vista del successivo divorzio. Va detto che è solo il divorzio, di per sé del tutto eventuale e che la coppia ben potrebbe decidere di non porre mai in essere, a sancire il pieno scioglimento degli effetti civili del matrimonio – con conseguenze, tanto per dirne una, sull’asse ereditario. La separazione, al contrario, non incide sulla prevalenza degli aspetti civilistici del rapporto coniugale, se non nella parte in cui i coniugi stabiliscono come regolare i reciproci rapporti sul piano pratico e patrimoniale.

È fondamentale che i coniugi – che molto spesso non arrivano alla determinazione di separarsi allo stesso momento, con un conseguente quanto comprensibile acuirsi di reciproche recriminazioni e inevitabili disagi psicologici – comprendano rapidamente che la separazione va affrontata in un’ottica costruttiva, non dunque al fine di “colpire” qualcuno che sia passato dall’incarnare la persona amata all’immagine di un vero e proprio nemico, quanto di definire e concordare il percorso da seguirsi nell’immediato futuro alla luce della irreparabile cesura tra i coniugi. Insisto moltissimo sul concetto di definizione del conflitto (elemento comune a tantissime altre fattispecie giuridiche) perché una separazione mal gestita, foriera di accordi iniqui, irrealizzabili nella realtà concreta o che uno dei due abbia “estorto” con maggior acredine o, per converso, “concesso” per un cedimento momentaneo, senza che vi fosse un autentico accordo condiviso, porta la coppia al serio rischio di protrarre il conflitto anche durante e dopo la separazione. Ciò è penalizzante in ogni caso. Diviene assolutamente devastante in presenza di figli, specie di tenera o giovane età. Per questa ragione, il principale consiglio che mi sento di dare è di richiedere comunque un’assistenza per farsi coadiuvare nel percorso della separazione, sebbene l’ordinamento consenta di procedere alla separazione anche senza assistenza legale. Paragonerei tale scelta alla decisione se lanciarsi con un paracadute da soli, seppur dotati di un paracadute pienamente funzionante ma privi di esperienza, ovvero prediligere il supporto di un istruttore esperto. Un secondo avviso, non meno determinante, è di diffidare da professionisti che, specialmente in ipotesi di separazione non consensuale, non si limitino a tutelare i diritti di voi assistiti, come è giusto che sia, ma sollecitino elementi di aggressività nel coniuge che assistono ovvero non si curino a sufficienza di ammorbidire le asperità più dure nello stato d’animo dei clienti. Da questo punto di vista, è doveroso chiarire che un valido mandatario, esperto di diritto di famiglia, possiede un bagaglio di consapevolezza che gli consente di prefigurarsi cosa sia effettivamente ottenibile dal coniuge e cosa, al contrario, costituisca una pia illusione destinata a non venir accolta. Attenzione, dunque, a chi asseconda desideri di distruzione anziché spingere a una riflessione critica: l’apparenza è che stiano rendendovi un buon servizio, la sostanza è ben altra.

Sul piano delle reciproche obbligazioni che possono sorgere tra i coniugi all’esito di una separazione legale – tralasciando volutamente quelle legate al sostentamento dei figli, il che aprirebbe una tematica troppo vasta, da affrontarsi in altra sede – è importante sottolineare che recentemente si è dato luogo ad un revirement a dir poco epocale della giurisprudenza della Corte di Cassazione che, nel 2017, ha svincolato l’assegno divorzile dal parametro precedentemente utilizzato del “tenore di vita condotto in costanza di vita coniugale”, applicando invece il criterio della autosufficienza dei coniugi, talché un assegno è dovuto solo se viene provata la non autosufficienza di uno dei due coniugi. Tuttavia, le prime interpretazioni giurisprudenziali tendono a non estendere tale cambiamento all’ipotesi di separazione giudiziale e, pertanto, sembrerebbe che l’assegno di mantenimento del coniuge separato possa continuare a venir quantificato prendendo a raffronto quelle che erano le condizioni di vita del coniuge medesimo in costanza di matrimonio.

Per concludere, è importante sapere che le condizioni di separazione, una volta fissate consensualmente o giudizialmente, possono essere modificate – di nuovo, su accordo delle parti o mediante un procedimento giudiziale – anche prima che intervenga il divorzio, nella cui occasione comunque possono essere ulteriormente ridefinite. Ciò non deve significare che la separazione possa affrontarsi con leggerezza, stante la successiva possibilità correttiva ma, al contrario, deve essere reciproca cura dei coniugi che si separano quella di disegnare un quadro valido e duraturo che rispecchi un accordo autentico e su cui contare, ciò al fine di non riaprire, mediante un comunque doloroso procedimento di modifica delle condizioni di separazione, quelle ferite non ancora del tutto guarite che la separazione dovrebbe consentire di curare del tutto.

 

Avv. Emanuele Parlati, Studio Legale Palmerini Parlati Sena & Partners – civilista in Roma

 

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