Da oggi diamo spazio ad una nuova rubrica, una raccolta di memorie e insegnamenti, la Storia insegnata come solo i nostri Nonni possono fare!

Speriamo che questi racconti possano allietare grandi e piccini, insegnare e divertire insieme!

La Redazione

La Vigna di Ghigo

Una volta,  e ancora adesso qualche anzianotto,  a Vidracco chiamavano il cimitero la vigna ‘d Ghigo.

Chi fosse Ghigo non me l’ha mai spiegato nessuno, anche se quando ero piccolo lo chiedevo ai miei nonni  o alle mie zie, che vedevo cariche d’anni e di saggezza.

Mi piace pensare che Ghigo avesse la più bella vigna di Vidracco perché ben esposta con un terreno molto adatto alla coltivazione della vigna:  tutti i paesani gliela invidiavano.

Il bianco che produceva andava a ruba: ad acquistarlo venivano non solo da tutta la Valchiusella, ma anche dalla pianura, il vitigno era quello dell’erbaluce .

Talvolta metteva i grappoli più belli in solaio ad appassire, ne otteneva un meraviglioso passito che invecchiava in una botticella di rovere e che gustava con gli amici in occasioni particolari: San Giorgio, San Grato, Natale… Persino le donne ne andavano matte.

Anche il nero non era niente male, soprattutto se confrontato con la pichetta che producevano molti compaesani . Era un misto di Nebbiolo e di Neretto di Bairo dal profumo inebriante e dal gusto inconfondibile.

Ghigo aveva anche qualche mucca che durante la bella stagione affidava ad un malgaro il quale le portava al pascolo in alta valle dove il Comune possedeva vasti alpeggi; ma le sue entrate maggiori provenivano dalla coltivazione della vigna in cui profondeva tutto il suo impegno e le sue capacità.

La moglie di Ghigo era morta giovane, senza lasciargli neanche un erede e lui non si era più risposato, anche se avrebbe potuto trovare un sacco di belle ragazze disponibili a convolare. Aveva sì due nipoti , ma entrambi erano allevatori , di vigna non ne volevano sapere e non ne capivano un’acca.

Gli anni passavano e  Ghigo cominciava a domandarsi a chi lasciare  la sua splendida vigna da cui si spaziava con la vista dal monte Marzo alla Quinzeina dal monte Gregorio  alla fertile pianura canavesana  e poi ancora al Chiusella che scendeva tumultuoso per soggiornare tranquillo nelle guie di Gussen.

Pensa e ripensa prese infine una decisione: avrebbe lasciato la sua vigna a tutti i Vidracchesi;

Lì  avrebbero costruito una chiesetta e , una volta morti, lì sarebbero stati seppelliti, tutti nessuno escluso, proprio nel più bel posto di Vidracco.

Così avvenne.

Quando successero questi avvenimenti? Difficile dirlo. Forse nel 1400, forse prima, ma anche  dopo. Forse ai tempi in cui Berta filava, ma non ne sono convinto, son cose vecchie come il Cucco, ma quando è vissuto il Cucco? Allora è forse meglio dire: una volta.

Così, se volete distogliere i vostri figli dalla televisione o dal computer o da quei maledetti giochi elettronici, potrete cominciare a raccontare : C’era una volta a Vidracco un vignaiolo che si chiamava Ghigo…

 

Lorenzo Bertoldo

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