L’adolescenza in terza persona

Mia figlia, la Dodo, oggi compie 5 anni.
Ci separano almeno altri 8 (?), 10 (?) anni dall’adolescenza, la temutissima Adolescenza: quel periodo in cui si suppone che i nostri figli si trasformeranno in mostri petulanti e renitenti all’igiene personale, che nulla lasceranno del ricordo di loro bambini se non una sfumatura di colore negli occhi e una vaga somiglianza con quelli.

Avete notato che ogni periodo di crescita dei nostri figli porta con sè (oltre alle gioie, sì) anche “dolori” e che tendiamo a circostanziare in un “poi passa” che omette abilmente di presagire quanto debba accadere dopo, in sostituzione quello che sarà passato?

Passano le prime coliche, passa il tempo in cui non dormono la notte, passano i terribili due e i fantastici quattro. Passano i cinque e i sei e passano anche le elementari.
Quindi passerà anche l’Adolescenza, no? Cosa abbiamo da temere, considerando che siamo sopravvissuti a tutto il resto, fino a prova contraria?

Non sarebbe logico pensare che anche quel periodo complicato non sarà che l’ennesimo di una lunga serie (se siamo fortunati l’ultimo, per di più) in cui siamo stati messi di fronte ad rebus, che il cubo di Rubik ormai ci fa una pippa?

Quei piccoli alieni, sin da quando ci sono piombati in casa da un’altra dimensione, li abbiamo dovuti decifrare, capire, e comprendere, che non sono tante sfumature dello stesso verbo, bensì fasi di un avvicinamento che si auspica progressivo e che, se tanto mi dà tanto, dovrebbe portarci all’epoca dell’Adolescenza ad un grado di confidenza e di familiarità reciproca che non dovrebbe farci temere alcun ché. Non potrà essere più difficile di quando strillavano come ossessi al massimo della loro capacità polmonare e noi non avevamo la minima idea del perchè e di cosa esattamente stessero reclamando, no?

Non abbiamo risolto le crisi con abbracci caldi e stretti? Perchè non dovrebbe funzionare anche nell’Adolescenza il metodo dell’abbraccio, seppur metaforico, in quel caso, distante e rispettoso della loro scoperta privacy?

Se ripenso alla me adolescente, mi penso in terza persona e non tanto per la distanza temporale che si è messa tra me e lei, ma piuttosto perchè, nel ricordo, mi percepisco come se avessi vissuto in terza persona.

L’impressione è che il mondo attorno a me si svolgesse e che la vita andasse in scena senza che io sapessi esattamente quale fosse il mio ruolo, mentre invece per gli altri questo era abbastanza chiaro, a quanto risulta.
Mi percepivo in terza persona e per di più dal di dentro: il mio mondo interiore, le insicurezze e le paranoie erano di gran lunga più rumorose della mia stessa voce, cosicché nei ricordi non sono rimasti che loro; eppure ho parlato, eppure ho mandato segnali all’esterno che raccontassero chi ero: ne sono certa per il fatto che frequento ancora molti degli amici di allora e loro sembrano avere un’idea molto chiara di me sin da allora, a differenza mia, che mi sono scoperta un po’ più in là nel tempo.

Questo ricordo mi fornisce qualche indizio su cosa significhi essere madre di un’adolescente: bisognerà fare i conti con qualcuno che sente ma non sa e non vuole spiegarti cosa senta.
Sarà un po’ come quando erano neonate e strillavano e basta: anzi sarà esattamente come quando erano neonate e strillavano e basta, perchè la metà delle volte strilleranno e sbatteranno la porta. Dovremo interpretare, capire, comprendere e spiegare loro cosa stanno sentendo e sarà molto difficile trovare le parole giuste per farlo, che non feriscano il loro amor proprio e i loro sentimenti, perchè seppur molto più grandi saranno pesino più fragili di quando erano neonate e avevano il mistero della vita in tasca.

Ed esattamente come quando erano neonati, prima o poi l’Adolescenza passerà e se saremo stati presenti e capaci di interpretare ed essere pazienti, ne usciremo vivi e magari persino felici…

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