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Oggi mi faccio un regalo… scrivo dell’argomento che più mi interessa come mamma: le emozioni o meglio il rapporto tra le mie emozioni e quelle dei miei figli.

È da sempre un intreccio molto complicato di esigenze diverse, un equilibrio instabile, un vortice di sentimenti, un sali e scendi di pesanti sconfitte e inebrianti vittorie.
Eppure quando guardo negli occhi i miei figli (per me la più emozionante e destabilizzante delle esperienze) non so se per l’instaurarsi di un’effimera magia o di una momentanea follia mi sembra tutto incredibilmente facile.
Ho la netta sensazione che mi guardino dall’alto, da un mondo meraviglioso e distante, dal nostro paradiso perduto.
Nell’introduzione de Le emozioni dei bambini Isabelle Filliozat:

Dici:
è faticoso frequentare i bambini.
Hai ragione.
Aggiungi:
perché bisogna mettersi al loro livello,
abbassarsi, scendere, piegarsi, farsi piccoli.
Ti sbagli.
Non è questo l’aspetto più faticoso.
È piuttosto il fatto di essere costretti a elevarsi
fino all’altezza dei loro sentimenti.
Di stiracchiarsi, allungarsi, sollevarsi
sulle punte dei piedi.
Per non ferirli.

Janusz Korczak

Lo trovo terribilmente vero soprattutto quando sento che sono loro a capirmi, a consolarmi e a guidarmi.

Anche i più grandi psicanalisti davanti ai propri figli non hanno risposte ma solo domande e i 7 interrogativi che riporta la Filliozat nel suo libro sono per me un buon indicatore della rotta da seguire:

Quale è il vissuto del bambino?
Mi ricorda di cercare di comprendere.

Che cosa dice?
Mi ricorda di sforzarmi di ascoltare.

Che messaggio desidero trasmettergli?
Mi spinge a cercare la giusta comunicazione.

Perché dico questo?
Io aggiungo anche: a chi dico questo? A me infatti capita di parlare con la persona sbagliata, a voi non succede mai di comunicare ai vostri figli quello che non riuscite a comunicare ad altri? Una volta arrabbiatissima ho sgridato mia figlia Matilde per un atteggiamento in fondo non così grave e lei mi ha affrontata dicendomi: Che colpa ne ho io se tu sei stanca? . Avrei dovuto rivolgermi ad un adulto che potesse aiutarmi non a chi giustamente non avrebbe potuto fare nulla per me se non subire!

I miei bisogni sono in competizione con quelli dei miei figli?
È importante per chiarirmi chi deve essere accudito e chi deve accudire.

Che cosa ha più valore per me?
Per allineare le mie priorità alle mie azioni: prima i figli dei piatti da lavare, per capirci.

Qual è il mio obiettivo?
Per essere un comandate che ha ben chiara la rotta da seguire!