Le quarantenni sono diventate mie coetanee

Non so esattamente dire quando sia successo, ma è successo: le quarantenni sono diventate mie coetanee.

Forse è successo quella volta in cui ho scoperto, guardando una foto, che quando rido mi si formano tante piccole rughe accanto agli occhi, e che il mio naso guarda in basso un po’ più di quanto non facesse un tempo.

le_quarantenniO forse è successo la prima volta in cui, incrociando un gruppo di ragazze in autobus (forse andavano all’università, o magari ancora al liceo – ché oggi sembrano e si credono tutte più grandi di quello che sono -), le ho guardate e non mi sono sentita una di loro, neanche un po’. Mi sono sentita la loro mamma, piuttosto, o qualcosa del genere. Ma sarà stato perché ho figlie femmine, e me le sono immaginate quando saranno grandi così, sull’autobus che vanno a scuola e che parlano di cose di cui io non ho idea.

Ho forti sospetti anche su quella volta in cui guardando un talent in tv, pensavo di un giovane concorrente maschio sui 20 anni, non quanto fosse carino (eppur lo era, lo giuro) o quanto fosse bravo, ma piuttosto che se avessi avuto un figlio maschio, ne avrei voluto uno così.

Magari invece è successo in modo chiaro a tutti e solo io non me ne sono accorta sul momento: esattamente nel giorno in cui hanno iniziato a darmi del lei con sistematica precisione. Che poi deve essere quando io stessa ho iniziato ad usarlo con ostinazione, anche con persone giovani; un’ottusa e solitaria affermazione del valore del “lei” come forma di rispetto del prossimo mio, contro l’uso diffuso che lo vuole etichetta a sancire irreversibilmente la tua uscita dalla categoria dei “giovani”.

Sono contenta che siano diventate mie coetanee, perchè le quarantenni mi piacciono: sono (tornate) in forma, hanno figli più grandi e dunque più tempo per sé. Hanno iniziato a lavorare prima di me (e del buco nero del 2008), e hanno contratti che le lasciano serene a godersi la quiete dopo la tempesta (quella che generano i figli quando sono piccoli).
Quelle che di figli non ne hanno sono anche più smaglianti: sonno, amici, aperitivi, cene fuori. Un bel passato alle spalle ed altrettanto futuro davanti a loro: e nessuno più che pretenda di dire quello che devono fare, perchè ormai loro sono seniores (che vuol dire pur sempre “vecchie“, ma in questo caso è una figata).

Io di anni ne ho 36, ancora per qualche mese. Me ne danno spesso di meno, e io me ne sento addosso anche qualcuno in più. Ho ancora 3 anni e mezzo da percorrere per raggiungere le mie coetanee quarantenni e spero di arrivarci in forma come le vedo da questa prospettiva.

Nel frattempo vado a fare aperitivi con le trentenni, cui invidio il tempismo (non è mica più il 2008, baby) e pranzo con le ventenni (cui non invidio quasi niente – pelle, capelli e mani escluse).

Se incontro adolescenti sull’autobus continuo a guardarle con tenerezza, come fossero figle mie.

Forse anche perché all’adolescenza, a quella no, non tornerei mai.

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