Ho già parlato il mese scorso dell’educazione libertaria e dei principi a cui si rifà, ora vorrei addentrarmi più nello specifico descrivendo attività e organizzazione di queste piccole realtà che vanno diffondendosi sempre più nel mondo e in Italia.

Esiste un sito www.educareallaliberta.org dedicato appunto alla raccolta di materiale sul tema delle pratiche educative alternative, sia in Italia che all’estero e alle testimonianze di realtà esistenti da cui poter prendere spunto per aprire un dibattito costruttivo sul rapporto educativo e dare voce a tutte quelle esperienze che in qualche modo si sottraggono alla visione oggi prevalente di educazione autoritaria, per arrivare a riaffermare la centralità dell’essere umano in crescita.

Come dice Paul Goodman, “ai bambini non bisogna insegnare bensì permettere di scoprire. Essi devono essere incoraggiati a indovinare e a usare il cervello, invece di venire esaminati nelle giuste risposte”.
In quest’ottica il rapporto insegnante-alunno cambia totalmente e l’ambiente scolastico tradizionalmente inteso non ha più ragione d’essere. La figura adulta quindi si pone ora nel ruolo di REGISTA, strutturando semplicemente l’ambiente in cui i bambini operano in autonomia, ora nel ruolo di ATTORE, proponendo specifiche attività, ora nel ruolo di semplice OSSERVATORE individuando strumenti, paure, interessi e difficoltà.

Non più quindi un insegnante,ma più che altro un facilitatore, una sorta di guida che si pone sullo stesso piano del bambino e scopre il sapere insieme a lui.
Questo implica dunque l’assenza di qualsiasi coercizione, sia pure mascherata da persuasione, per cui non esistono premi o punizioni, né giudizi, votazioni o imposizioni di qualsivoglia attività. Le scuole libertarie quindi non sono organizzate in lezioni frontali, ma si dà spazio al dialogo e alla scoperta continua che rafforza l’empatia e la fiducia in se stessi. Non può infatti esistere apprendimento efficace e duraturo se non in un rapporto di affetto e nella cura dei sentimenti e questo significa che l’adulto deve sentirsi partecipe dello stato emotivo del bambino e deve quindi cercare di rimuovere tutte quelle condizioni che potrebbero ostacolare questa disponibilità, come ad esempio il sovrannumero o la troppa uniformità al gruppo.

Carl Rogers esprime molto bene questo concetto quando parla di “autenticità o genuinità” del facilitatore : “ il facilitatore stabilisce un contatto diretto con gli allievi, incontrando ciascuno di loro su un terreno personale”. Il dialogo infatti può esistere solo in un rapporto individuale, a tu per tu.
L’attenzione al gruppo invece è prevista nell’ottica di decidere insieme attività, regole e compiti di ognuno e si concretizza nella costituzione di un’assemblea quotidiana dove ci si confronta con spirito collaborativo e responsabile.

Riguardo alle materie di studio, queste possono essere molte che si affiancano a quelle tradizionali e vengono decise insieme nell’assemblea, partendo sempre dai reali interessi degli alunni.
In generale si tende a dare molto spazio all’arte in tutte le sue forme ( pittura, disegno libero, teatro, danza spontanea, racconto di fiabe e filastrocche, letture animate), alla manipolazione di vari materiali come argilla, lana, stoffe e alla realizzazione di piccoli lavori manuali attraverso cui sviluppare nei bambini importanti qualità come la gioia, la concentrazione, la pazienza e la condivisione.
Si tratta di un apprendimento per laboratori e si basa sull’interazione di modalità espressive diverse che confluiscono in un’unica esperienza comunicativa: la comunicazione di se stessi e della propria individualità.

Questo modo di procedere rappresenta uno stimolo a superare la rigida divisione tra materie letterarie e artistiche a cui siamo avvezzi da sempre e il concetto di classe tradizionale che qui non esiste, in quanto la differenza di età non è considerata un ostacolo bensì una risorsa : attraverso la cooperazione i bambini più grandi ad esempio imparano ad essere responsabili, a socializzare e a convivere come all’interno della loro famiglia e in seguito all’interno della società.

Anche la valutazione assume un nuovo significato: i bambini non hanno bisogno del voto per impegnarsi e per lavorare, essi imparano perchè sono curiosi naturalmente.
Se un bambino non si fa coinvolgere nell’apprendimento è perchè gli manca il supporto psicologico e morale che gli permette di dare spazio ai suoi interessi e alla sua curiosità. Non c’è competizione né gerarchia perchè il rapporto è fra esseri umani quindi nessuno valuta qualcun altro dall’alto del suo ruolo, nessun rapporto tra una scala numerica e un individuo e quindi nessuna ansia da prestazione o motivi per prevaricare o per mentire.

La valutazione tradizionale è ridotta al minimo e serve solo nel caso l’alunno debba trasferirsi e rientrare nel sistema statale. Riguardo agli spazi, ovviamente essi sono strutturati in maniera diversa dalle aule a cui siamo abituati, in genere gli arredi sono versatili e offrono la possibilità di fare esperienze diverse con “angoli” dedicati alle varie attività.

Il contatto con la natura è sempre molto incentivato e quindi spesso si esce fuori ad esplorare dal vivo, a raccogliere materiale o semplicemente ad osservare i cambiamenti dell’ambiente circostante.
Queste scuole infatti sono sempre ubicate in mezzo alla natura e ricordano antiche fattorie o casali, proprio perchè il rapporto con l’ambiente è considerato essenziale per lo sviluppo armonico di tutte le componenti dell’essere umano. Inoltre i bambini hanno spesso a disposizione uno spazio tutto per loro dove possono ritrovarsi anche solo per il gusto di stare insieme, in cui lasciare le cose che hanno fatto e gli strumenti che hanno imparato ad utilizzare, un luogo insomma in cui sentirsi liberi di essere ciò che sono.

Se pensiamo infatti a quanti impegni hanno i bambini di oggi e a quanti obblighi sono sottoposti, obblighi che non lasciano spazio alla loro creatività costringendoli al raggiungimento di obiettivi predeterminati e prestabiliti, uno spazio così in cui ritrovarsi solo per giocare spontaneamente diventa indispensabile e certamente liberatorio.

Insomma le scuole libertarie raccontano e testimoniano un nuovo modo di resistere al pensiero dominante che vuole affrontare l’apprendimento attraverso la sola valutazione degli esiti finali e non si cura del percorso. Vale certamente la pena di conoscerle e di sostenerle se sogniamo ancora un futuro diverso.

Emilia Franco