L’educazione emotiva: cos’è e come praticarla

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Cos’è l’educazione emotiva?

Perché è importante l’educazione emotiva?

Come agire da facilitatori dell’educazione emotiva dei nostri figli?

Il mondo emotivo per tutti noi è inizialmente qualcosa che vive dentro di noi, a nostra insaputa, quasi un ospite sconosciuto ed indecifrabile, “l’ospite inquietante”, lo definisce Galimberti.

La cura del mondo emotivo dei nostri figli prende avvio già quando sappiamo di diventare padre e madre.

Già il primo giorno di vita il neonato “quando si attacca al seno materno, insieme al latte assapora l’accoglienza, l’indifferenza o il rifiuto. Moti impercettibili che sfuggono all’osservazione esterna, ma decisivi per la formazione nel neonato di quel nucleo caldo, o «fiducia di base» come dicono gli psicologi, che è la prima condizione per essere al mondo, senza essere soverchiato dall’angoscia” , ancora Galimberti.

Il mondo educativo si può educare!

Cos’è l’educazione emotiva?

La differenza fondamentale e l’assunto teorico da cui le figure educative devono partire è il significato di EMOZIONE, SENTIMENTO, STATO D’ANIMO.

EMOZIONE

L’emozione è la forma base del sentire: ciò che si sente nel momento e causa un comportamento istintivo, perché non arriva al pensiero infatti si parla di emozioni BASE ( Inside Out docet!).

Gioia, rabbia, paura, tristezza, disgusto e…la sorpresa: tutte queste emozioni siamo biologicamente programmati per sentirle e ci aiutano alla sopravvivenza.

Le emozioni di base sono di per sé tutte valide, non dobbiamo averne quindi una percezione negativa noi per primi, come adulti, come genitori, come facilitatori ed educatori.

Ad esempio dire “quel bambino è un fifone” è un giudizio gratuito, perché la paura è un’emozione base per sopravvivere e va mantenuta, seppur gestita.

Quando noi entriamo in società ci sono delle emozioni che non fanno parte della nostra programmazione biologica  ma che vengono attivate nel momento del confronto: imbarazzo, vergogna, senso di colpa.

Queste emozioni non sono uguali in tutte le culture, sono emozioni esterne alla persona, arrivano dopo, intorno ai 2/3 anni iniziano a palesarsi nel momento in cui il bambino entra in contatto con l’esterno.

Un bambino molto piccolo prova emozioni, ma non le sa vivere in modo cognitivo, non sa trasformarle i sentimenti.

SENTIMENTO

I sentimenti sono le emozioni consapevoli che arrivano al livello del pensiero.

STATO D’ANIMO

Uno stato d’animo è l’espressione di un sentimento o di un’emozione base che dura nel tempo, abbastanza stabile e permanente ( stato d’animo malinconico, triste …).

Uno stato d’animo è tipico di una persona rispetto ad un’altra e ogni persona avrà tendenzialmente un temperamento che tende più verso un certo stato d’animo, piuttosto che un altro.

Lo stato d’animo ricorrente indica la temperatura emotiva tendenziale che un individuo, anche un bambino, ha.

Perché è importante l’educazione emotiva?

Io genitore, io educatore posso e devo agire con mio figlio per schiudere i suoi mondi psichici e aiutarlo ad avere maggiore consapevolezza e quindi anche ad autoregolarsi.

Riconoscere poi lo stato d’animo di nostro figlio ci aiuterà a dare lettura di che tipo di bambino sia: più energico, più attivo, con meccanismi di vigilanza maggiore, più timido…

Il punto è quanto io adulto sappia riconoscere questi stati d’animo in me stesso e quanto mi siano più o meno congeniali.

Le emozioni non sono mentali, sono incarnate, sono vissute nel corpo.

Il corpo è la prima forma di manifestazione dell’emozione.

La fisicità dell’emozione è molto immediata, noi adulti pian piano ce lo dimentichiamo; i bambini invece la veicolano così, con il corpo, ce la rimandano attraverso il corpo.

Il sentire emotivo è una dimensione complessa, che si definisce in ciò che mi dà dolore e ciò che mi crea piacere, mi fa reagire o mi fa paralizzare, mi piace o non mi piace come discriminanti di base.

Ogni bambino reagisce e sente un’emozione in modo diverso.

Ogni bambino è più o meno consapevole di provare quella determinata emozione.

Ogni bambino ha il suo personalissimo motto di attivazione.

Questo vale anche per noi adulti, fateci caso!

Costruire competenze emotive e quindi anche relazionali è uno dei nostri compiti più importanti, oltre all’educazione intellettuale e fisica a cui tutti noi dedichiamo particolare attenzione e che programmiamo in una settimana di attività e stimoli, talvolta eccessivi.

Quanto abbiamo a cura l’educazione dell’anima?

La risposta può essere in base a quanto io genitore ho a cura la mia anima, la mia temperatura emotiva, il mio sentire.

Oggi purtroppo evidenzia sempre Galimberti si vive un generalizzato analfabetismo emotivo che porta ad una immaturità affettiva che se esasperata porta ad apatia morale, svogliatezza, condotta antisociale ed infine a comportamenti delittuosi.

Come agire da facilitatori dell’educazione emotiva dei nostri figli?

I genitori sono tra i principali facilitatori nella costruzione delle mappe emotive dei figli:

  1. Restare i loro principali interlocutori, è importantissimo. Non lasciamoli soli! 
  1. Essere in empatia con nostro figlio: ascolto empatico e senza giudizio della serie “Io ti vedo e ti sto capendo” = IO TI SENTO 

Il bambino fino ai 5/7 anni non sa calarsi nei panni dell’altro, non sa avere empatia…noi si!

  1. Riconoscere in ogni emozione, anche quella negativa, un’opportunità. Le emozioni possono essere educate: si possono riconoscere e gestire.
  1. Saper dare un nome alle emozioni, fornire cioè un vero e proprio linguaggio emotivo per verbalizzare e buttar fuori. L’adulto deve essere un traduttore dell’energia psichica dei figli, deve aiutarli a dare un nome a ciò che provano e non sanno decifrare.

Fornire ai figli le parole può aiutarli a trasformare una sensazione amorfa, raccapricciante e sgradevole in qualcosa di definibile, e quindi con confini ben precisi, come ogni altro normale elemento all’interno della vita quotidiana.

La collera, la tristezza e la paura diventano così esperienze comuni a tutti e che tutti sono in grado di gestire.

Dare un nome alle emozioni, va di pari passo con l’empatia.

Un genitore vede il figlio in lacrime e dice: «Ti senti triste, non è vero?».

Ora il bambino non solo si sente compreso, ma ha anche una parola per definire il suo stato d’animo.”

John Gottman

  1. Far socializzare i bambini per garantire uno sviluppo armonico e una crescita più serena: incontrare delle emozioni attraverso l’altro, la natura e il corpo.

        L’essere umano è relazione!

        L’altro è coessenziale!

  1. Saper usare i libri illustrati che sono degli strumenti utilissimi perché ci rispecchiano le emozioni, ci fanno incontrare le emozioni e ci fanno familiarizzare con loro.
  1. Essere d’esempio nel prenderci del tempo per reagire, per riflettere su uno stato d’animo e per rallentare se necessario.

 

Educare i nostri figli ad una intelligenza emotiva è di primaria importanza, non dimentichiamocelo!

Le emozioni sono energia, un’energia che ogni individuo deve conoscere ed imparare ad orientare in modo positivo.

“Solo se avremo uno sguardo di luce verso i nostri figli, vinceremo la partita insieme a loro!” Ezio Aceti

Fonti: 

http://www.feltrinellieditore.it/news/2002/05/27/umberto-galimberti-leducazione-dellanima-obbligatoria-a-scuola-174/

https://www.amazon.it/Intelligenza-emotiva-figlio-guida-genitori/dp/8817080187

http://atlasofemotions.org/#strategies/

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