Pasqua con chi vuoi… ma è sempre stato così?

La libertà familiare di affrancarsi dal nucleo di origine è uno dei pilastri della società attuale, ma è sempre stato così o è stata una conquista?

Oggi è abbastanza assodato, come concetto, il “Pasqua con chi vuoi”, ma per la mia generazione, per tutta una serie di motivi, la libertà familiare di vivere le cosiddette “feste comandate” in autonomia rispetto alle famiglie di origine (anche nelle versioni più “allargate”) era qualcosa che veniva, anche se non osteggiata apertamente, guardata quantomeno con perplessità.

Beh, è passato un po’ di tempo…ma, da quel che ricordo, la Pasqua era in fondo un po’ la replica del Natale con i genitori, i nonni e gli zii più “stretti”! L’unica differenza era la casa in cui si festeggiava: a Natale a casa dei nonni, a Pasqua quella dei genitori.

Ai tempi della mia infanzia e della mia adolescenza tutto ciò era dato per scontato, dal momento che, non essendoci vita mondana, non c’era l’occasione per fare amicizie estranee al nucleo familiare. E c’era anche, a dirla tutta, un diverso modo di vivere la famiglia, molto più inclusivo e fagocitante: non era neanche in discussione lasciare “soli” mamma e papà (qualunque età avessero)!

Un altro aspetto che spingeva poco all’uscita dal nucleo familiare era la scarsa socialità: c’erano conoscenze limitate a rapporti di buon vicinato, tutto qui (purtroppo)!
Erano infatti pochi quelli che possedevano un’automobile che permettesse loro di viaggiare, fosse anche soltanto per visitare persone che si erano conosciute magari durante le brevi vacanze estive. Non si riusciva a “coltivare” un’amicizia al di fuori del paese in cui si viveva perché ci si frequentava raramente e ci si limitava al classico scambio di cartoline per le festività.

Per la mia generazione è stata una lotta ardua “affrancarsi” da questa tradizione che, alla fine, portava solo scontento e insoddisfazione, soprattutto quando molti di noi hanno cominciato a frequentare le scuole superiori e potuto coltivare così amicizie di gruppo: quelle che, dalle mie parti, si chiamano “cricche”. Non ci pareva vero uscire in comitiva per fare le “vasche” sul corso: insieme ridevamo, scherzavamo, litigavamo!

A poco a poco, ma non è stato facile!, abbiamo fatto capire alle nostre famiglie che volevamo vivere i nostri momenti di libertà e svago per conto nostro, senza però rinnegare i legami familiari comunque fondamentali.
Le cose sono cambiate, in effetti, solo quando anche i nostri genitori hanno realizzato che anch’essi avevano diritto a vivere la loro vita senza il peso della responsabilità genitoriale in ogni momento!

La grande scoperta è stata, e in fondo è sempre così, che il non vivere più queste occasioni di festa con l’obbligo tacito e morale del restare in famiglia, ha cambiato il punto di vista di tutti sulla questione: il passaggio dall’obbligo alla scelta di farlo, ha alleggerito le tensioni e restituito a tutti la possibilità di sperimentare il semplice piacere di passare del tempo insieme, senza gerarchie o ruoli, senza aspettative e doveri.

Oggi lo stare insieme alla famiglia è una delle possibilità e come tale viene vissuta, con sollievo e gioia da parte di tutti: una sorta di complicità ritrovata, che sa mettere insieme un po’ tutte le generazioni!

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