Divorzio, come gestirlo: il mio punto di vista da figlia di divorziati

Il divorzio dei miei genitori: come è andata e come l’ho vissuto

Ero l’unica in classe ad avere la mamma e il papà che non vivevano nella stessa casa, ero l’unica che aveva due case e due compleanni, due Natale, due Pasqua e il magone perenne quando dalla macchina del babbo salutavo la mamma e poi salutavo il babbo per tornare da mamma.

La mia mamma e il mio papà erano molto giovani, carini e disoccupati e sono arrivata io. Andavano ancora alle superiori, ora che sono “adulta” e mi provo ad immedesimare capisco il loro panico.
Si sono sposati ma è durata poco, ed è stata complicata la trafila legale per l’affidamento e le visite concordate.
Per un po’ ho vissuto con la nonna paterna, finché la mia mamma non ha trovato un lavoro fisso.

Era sentirsi spezzata a farmi star male…quello che vivevo tutti i giorni mi mancava quando stavo nel finesettimana con il papà ma poi, mi mancava lui quando tornavo a casa.

Il mio zainetto era sempre pronto ma l’attesa mi creava quel magone allo stomaco doppio, a doppia direzione.

Dopo un po’ per varie ragioni ho sentito il “vuoto paterno“, mi sono allontanata da lui ma più che altro lui è stato lontano da me. Ho cercato tutti i suoi piccolissimi segnali di presenza, per capire che non l’avevo perso, che non mi aveva abbandonata.

Solo da grande ho fatto pace con lui, prima “distruggendolo” a parole e consegnandogli tutto il male che avevo provato e poi ripartendo. Lo stesso ho fatto con la mia mamma ma credo sia il più giusto e sano modo per staccarsi dai propri genitori e diventare “grandi”.

Non ho mai smesso di avere un supporto psicologico per le mie crisi di panico, per i miei amori “sbagliati”, per il mio autoboicottamento e ora come madre per non portare i miei buchi nei miei figli.

I tempi di rielaborazione quindi possono anche essere molto lunghi, ma se ne esce e si riparte!

Cosa scatta in un figlio quando due genitori si dividono?

Ansia, stress, nervosismo, paura, regressione, insicurezza ma sono tutti sentimenti che possono essere gestiti adeguatamente.

La responsabilità è tutta qui: i genitori hanno la responsabilità di rimanere genitori, nonostante la coppia si sfaldi.

Come figlia mi sento di dire che è molto più sano per un figlio se due genitori non si amano più, litigano, sono distanti, in modo silenzioso o reattivo, ma comunque aggressivo verso il clima familiare, che si lascino. 

Un messaggio falsato sull’amore crea più rischi di patologie nei figli, rispetto alla separazione stessa!
Se la coppia e la famiglia si fratturano, non deve mai mancare al figlio la certezza che comunque mamma e papà ci saranno sempre per lui, solo in modo diverso.

La quotidianità andrà riorganizzata, nei ritmi, negli spazi e nei rituali ma è fondamentale che il figlio mantenga le sue routine rassicuranti.
Il figlio resta il testimone e il collante nel tempo di questa ex coppia ed è l’unica parte che va tutelata!

Il rischio è che un figlio inizi a falsare i propri comportamenti o i propri racconti, pur di non ferire e quindi, pur di proteggere il genitore più leso, oppure inizi ad avere comportamenti aggressivi o ribelli per comunicare la sua rabbia e la sua paura, che non sa ancora incanalare e gestire.

Un figlio non deve sentire dai genitori la richiesta di schierarsi, perché ciò di cui lui ha più bisogno è l’ascolto!
Un figlio dentro di sé deve già accettare la nuova dimensione e deve imparare il suo modo più sereno e neutro per viverla.
Può servire un supporto psicologico affinché un figlio impari a decolpevolizzarsi, ad accettare la propria sofferenza e a darle voce.

Il vero problema non è il divorzio, ma come viene gestito!

La paura principale sarà se il genitore che se ne va di casa tornerà o no, e come tornerà.
Questa ansia renderà il bambino intrattabile, irritabile, lo farà sentire frustrato e in pericolo, con crisi di pianto e di rabbia e con cambiamenti di abitudini alimentari e del sonno.
L’altro rischio è che il bambino diventi responsabile del genitore con cui vive e complice dei suoi rancori o dei suoi pianti.

Il bambino va tenuto fuori, va tutelato…ci vuole la giusta distanza per lui per ripartire!

Cosa fare per gestire al meglio un divorzio?

  1. Parlare in modo chiaro e comprensibile al bambino di come sono andate le cose, sottolineando che è una soluzione definitiva affinché non nutra false speranze. Non serve spiegare ai figli le vere ragioni della separazione se riguardano la sfera di coppia e non quella genitoriale.
  2. È importante che il bambino abbia ben chiaro che non ha alcuna responsabilità per quanto accaduto e che entrambi i genitori continueranno ad amarlo ugualmente.
  3. Mantenere fisse le routine del bambino il più possibile. Tutti quei dettagli che daranno al bambino più sicurezza vanno salvaguardati. Se sa che non perderà i suoi amici, che non dovrà cambiare scuola, amici e maestra e che il genitore che se ne va potrà continuare a vederlo più volte alla settimana. Si tratta di piccoli dettagli che i genitori spesso trascurano, ma che trasmettono sicurezza e fiducia ai bambini.
  4. Concordare con l’altro genitore tempi, orari e giorni di visita e cercare di mantenerli fissi e prevedibili. Possono essere flessibili, purché lo concordiate in serenità tra genitori e mai facendoli decidere al figlio, rendendolo l’ago della bilancia. Un sovraccaricarlo emotivamente davvero dannoso! Se i tempi cambiano, il bimbo va aggiornato e rassicurato!
  5. Lasciare le vie di comunicazione sempre aperte e fluide. Far capire a tuo figlio che ti dispiace che lui viva questa esperienza, ma che ogni cambiamento porta in sé anche del bello e che piano piano lo scoprirà.
  6. Può essere decisivo inserire nuove attività stimolanti affinché il bambino percepisca che non finisce il mondo se due adulti si lasciano, ma che questa situazione avrà delle novità positive anche per lui, delle nuove attività, delle gite più frequenti, nuovi spazi, nuovi giochi, nuovi amici.

In ogni caso, sia che un divorzio sia gestito bene che se sia gestito male, fu illuminante per me, un giorno, sentirmi dire:“Tu non sei solo il prodotto dei tuoi genitori!”.

Capire che quell’evento traumatico non era irreversibile ma che “tu sei la somma di tutte le biglie che nel tuo percorso sfiorerai, incontrerai, amerai e ti ameranno e ne uscirai sempre, spesso anche molto meglio del previsto!” mi ha sollevato e ve lo consegno con tutto l’amore e i vuoti che ho dentro.

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