Non posso salutarti se non con una lettera, ce ne siamo sempre scritte tante e le conserverò come un tesoro anche per non dimenticare la tua bella calligrafia, mi piace pensare che un giorno mia figlia le leggerà e le regalerò un pezzetto di te.

Ti scrivo in questo mio piccolo spazio perché è grazie a te se ho sempre amato leggere e scrivere anche per metabolizzare certe emozioni come in questo momento e se anche non sono bravissima lo considero un regalo che mi hai fatto per la vita.

Ricordo perfettamente le pile di fogli con le tue annotazioni in rosso, ne ero talmente affascinata che giocavo con quei fogli di nascosto ma temevo di metterli in disordine e di rovinare il tuo lavoro. Ricordo il rumore della macchina da scrivere con la quale ogni tanto mi concedevi di provare a comporre qualcosa e io concludevo sempre con tante xxxx perché volevo scrivere velocemente per far finta di essere brava come te e riprodurre lo stesso ritmo che avevo imparato a riconoscere. Amavo passare il tempo con te, eri il mio rifugio e mi viziavi tanto, amavo il tuo profumo, tutte le tue cose avevano quel profumo di buono. Non abbiamo mai abitato nella stessa città perciò non avevamo la quotidianità da vivere ma ti sentivo comunque sempre vicina e complice, appena la scuola me lo permetteva venivo da te per qualche giorno. Ricordo che in estate mi facevi indossare un maglione di lana prima di entrare nei negozi con l’aria condizionata e anche se ovviamente non avrei mai voluto indossarlo non sbuffavo per non contrariarti. Ricordo che durante i nostri giretti mi portavi a mangiare la brioche in un piccolo caffè di Corso Vittorio Emanuele e tu prendevi sempre il cappuccino. Ricordo che mi portavi alle Messaggerie Musicali, da Rizzoli e da Fiorucci. Andavamo a dormire sempre tardi perché mi facevi scegliere tra la tua immensa collezione di vhs almeno due film. Quante passioni avevi? Per i libri, per la musica, per i film e le serie TV e altre decine di cose. Amavi il Dottor House, George Clooney di E.R., Ally McBeal, Friends e un Medico in famiglia, quante volte mi chiamavi per ricordarmi che stava per iniziare una nuova puntata? E come non ricordare la collezione di elefanti e coccinelle? Ancora oggi penso a te quando tra le mie cose trovo una piccola coccinella di legno che di sicuro è una delle tue che ogni tanto mi infilavi in qualche regalino e non è un caso se i miei figli hanno un grande tappeto in cameretta con un simpatico elefante disegnato e Matilde è una coccinella a scuola. Ricordo che mi lasciavi curiosare nei tuoi cassetti e la cosa più dolce era che tu non mi davi limiti, non c’era nulla che non ti potessi chiedere, esattamente come faccio io con mia figlia e solo ora me ne rendo conto.

Eri una super nonna speciale e diversa dalle altre, anzi non eri una nonna eri Mammalù, nonna non ti sei mai fatta chiamare e non sono mai riuscita a farlo. Sono felice di avere mille e più ricordi bellissimi e nitidi nel mio cuore che ora mi fanno sorridere tra le lacrime. Ho fatto molta fatica in questi ultimi anni a vederti consumata dalla malattia, non ti riconoscevo più, non eri la mia Mammalù ed egoisticamente non l’ho mai accettato, spero che mi perdonerai per questo, io non lo farò mai. Non hai fatto in tempo a vivere i miei figli e questa è la più grande ingiustizia che ci è stata fatta, li avresti adorati e voglio pensare che da dove sei ora tu possa vederli crescere, io a loro parlerò sempre di te.

Sapevo che quando ho deciso pochi giorni fa di venire sarebbe stato per salutarti e tu mi hai aspettata, grazie.

L'ultima lettera per salutarti