Cosa abbiamo imparato dalle mamme dei film (e cosa no)

Lorelai ci ha insegnato che possiamo essere la migliore amica di nostra figlia, Rachel che non importa quanto sbagliamo, loro ci ameranno incondizionatamente. Manuela che non si smette mai di essere madri ed Erin che assumere una mamma conviene. E poi c’è una lezione che proprio non ci entra in testa…

C’è stato un tempo in cui cullavamo bambole e il nostro modello di virtù e di vita non era altri che la nostra mamma. Poi sono arrivati gli anni dell’adolescenza e il rifiuto più o meno radicale per il modello di madre a nostra disposizione ed è da qualche parte tra la prima porta sbattuta in faccia alla genitrice di cui sopra e la prima cotta per il musicista capellone cui progettavamo di regalare una nidiata di bambini (di cui avevamo anche già scelto accuratamente i nomi), che abbiamo iniziato a fantasticare del tipo di madre che saremmo state, o di quello che avremmo rimpianto di non avere avuto (che sono poi due facce della medesima medaglia).

Ed eccole lì, le mamme dei film, da Mrs Keaton all’assurda madre hippy di Dharma, passando per Mrs Bradford e i suoi innumerevoli figli, biologici e non, proprio quando avevamo bisogno di un mentore e l’unica variante al modello a nostra disposizione era nostra nonna, cioè più o meno lo stesso, ma in una versione più vintage.

Lorelai Gilmore

mamme dei film lorelai gilmore
Una mamma per amica, 2000-2007

Lorelai Gilmore, che tanto sarebbe piaciuta a Bea Lorenzin, ci ha insegnato il valore del dialogo coi figli e quanto questo sia assai più formante di una dieta bilanciata o dell’abitudine a mangiare seduti intorno ad un tavolo.

Lorelai ci ha insegnato che essere una mamma giovane è fighissimo, e anche se lei stessa ripete più e più volte nel corso della serie che quella di rimanere incinta a 16 anni non è un’esperienza che raccomanderebbe, nei fatti ci dimostra che, se sei abbastanza incosciente da fare i figli da giovane senza uno straccio di lavoro e nemmeno un’istruzione superiore, hai ottime probabilità di diventare la “migliore amica di tua figlia” e che lei realizzi tutto quello che non hai realizzato tu scolasticamente, e al cubo.

E certo, anche che avere genitori ricchi aiuta.

Erin Brockovich

mamme dei film erin brockovich
Erin Brockovich, 2000

Da Erin Brockovich abbiamo imparato una lezione fondamentale: fare figli aguzza l’ingegno. Casomai non ve lo ricordaste, Erin, pluri-scaricata madre single di 3 bambini piccoli, si incasina la vita da sola a causa del suo brutto carattere, contro il quale niente può la buona volontà dell’avvocato che la sta difendendo in tribunale nella causa per un incidente stradale.
Senza un lavoro decente e senza il risarcimento dell’assicurazione, riesce ad ottenere un lavoro nello studio dell’avvocato di cui sopra, il quale la assume per archiviare vecchie pratiche, mosso a pietà nei confronti della sua numerosa prole (e sì, probabilmente anche ipnotizzato dalla sua taglia di reggiseno).

Ma a dimostrazione del fatto che una madre di tre ha un livello di performance sul lavoro decisamente elevato, Erin non si limita a fare da passacarte: lei quelle carte le osserva, incrocia i dati, e nota discrepanze che le fanno suonare un campanello (si chiama “analisi di dati complessi” e lo sapete fare anche voi se avete saputo gestire con successo un neonato). Così, contro tutto e tutti, inizia un’indagine che la porterà a smascherare un mega disastro ambientale e ad ottenere un risarcimento per gli abitanti dei luoghi contaminati, oltre a gloria imperitura per lo studio per cui lavora.

Erin Brockovich ci ha insegnato che assumere una mamma conviene, peccato che la lezione non sia stata assorbita adeguatamente da quel nostro ex-capo, quello che ci ha licenziate prima che avessimo avuto il tempo di buttare il test di gravidanza nel cestino e che forse, invece di Erin Brockovich, nel 2000 era al cinema a guardare Il Gladiatore, empatizzando col personaggio di Joaquim Phoenix.

Rachel Flax

mamme dei film Rachel Flax di Sirene
Sirene, 1990

Rachel Flax è l’esuberante madre single di Charlotte e Kate, pericolosamente tendente al nomadismo sentimentale: ogni volta che lascia un uomo, infatti, insieme a lui lascia casa, lavoro, città e Stato, con buona pace dell’equilibrio delle figlie.

Rachel Flax ci ha insegnato che si può fare casino, anche tanto, si può attentare all’equilibrio psicologico delle proprie figlie, le quali di conseguenza potrebbero attentare alla propria stessa vita, eppure continuare ad essere delle buone madri. Rachel ama le sue figlie sopra ogni cosa e, senza smettere di essere quella che è, si cura di loro al suo meglio e loro infatti la amano moltissimo.

Da Rachel abbiamo imparato che non importa quanto tu possa sbagliare, i tuoi figli continueranno ad amarti irragionevolmente, ed è questa la ricchezza più grande che potrai mai avere come madre nella vita: meglio se non la sprechi.

Manuela

mamme dei film manuela
Tutto su mia madre, 1999

Manuela perde Esteban, il figlio adolescente, proprio all’inizio del film, lasciandoci poco tempo per metabolizzare la tragedia e precipitandoci dentro ciò che succede invece dopo, e di questo saremo sempre grati ad Almodovar.

Manuela ci ha insegnato che la vita continua imperterrita, e che si può sopravvivere al dramma senza nome delle madri che perdono un figlio. Manuela ci ha mostrato che si continua ad essere madri, anche dopo avere perso un figlio.
Nel suo viaggio, infatti, Manuela si trasforma nella madre di Rosa (il personaggio di Penelope Cruz) e poi di suo figlio neonato; ma anche nella madre di Huma, l’amica transessuale, e persino dell’altro transessuale del film, il padre di Esteban.

Manuela ci ha insegnato che lo status di madre non è necessariamente legato alla presenza di un figlio e che se diventi madre, a prescindere da come tu lo diventi e se lo diventi biologicamente, non smetterai mai di esserlo.

La lezione che non abbiamo ascoltato

Tutte queste madri, non vi sarà sfuggito, sono madri single e questo ha a che fare con un’altra cosa che ci hanno insegnato. In tutti questi film non c’è un padre, ma allo stesso tempo non manca una figura maschile forte, positiva e del tutto desiderabile (anche se nell’ultimo caso è decisamente poco maschile, pur essendo un uomo).

Perchè il problema non sono mai gli uomini, il problema è come ce li scegliamo.

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