mamme_talebaneDi tutte le difficoltà che una neo mamma deve affrontare, quella di cui non si parla mai abbastanza è la convivenza con le mamme talebane.
(ve ne avevamo già parlato qui)

Le mamme talebane le puoi incontrare al parchetto, in piscina o nel cortile dell’asilo, ma il loro habitat naturale, quello in cui si muovono con maggior sicurezza e in cui si rendono più temibili, sono i gruppi di Facebook.

Le mamme talebane non hanno un identico colore ideologico e seguono riti trasversali. Si possono manifestare nel mezzo di una conversazione sull’allattamento, come nel mezzo di un simposio sull’alimentazione infantile. Affilano gli artigli se si parla di tagli cesarei, così come di farmaci o di cartoni animati.

Le mamme talebane hanno una convinzione, l’hanno seguita come se ne andasse della loro vita e sono votate alla missione di convincere anche te.

Un modo di metterti al sicuro non c’è: ci vuole tanta fermezza d’animo e tanta sicurezza in se stesse, tutte virtù che fanno difetto alle puerpere, nella maggior parte dei casi, motivo per il quale è proprio il post-partum il momento peggiore per incontrarle.

Se avete fallito un parto naturale dopo un cesareo, finendo in sala operatoria a causa di qualche complicanza minore, vi diranno che non siete andate nell’ospedale giusto: “Io col cavolo che mi facevo mettere le mani addosso!”.

Se vi state barcamenando con risultati alterni nell’impresa dell’allattamento, meditando di smettere un giorno si e l’altro pure o, peggio ancora, se avete deciso di mollare il colpo, vi capiterà prima o poi di incontrare la talebana che sentenzierà: “E’ colpa tua, non hai insistito abbastanza”.

Se avete smesso di allattare perché il vostro fisico ne risentiva, dopo 8 mesi non stop e di fronte alle necessità nutrizionali di un Panzerotto di quasi 10 kg di peso, troverete una mamma talebana che vi vorrà convincere che: “Non era l’allattamento il tuo problema, l’allattamento non ha alcun impatto sul fisico, anzi, l’ossitocina è meglio di qualsiasi integratore. O del Prozac”.

Se avete concesso a vostro figlio una merendina, o peggio, un pezzo di cioccolato prima dei 6 anni, troverete una talebana che sarà solerte nello snocciolarvi tutte le ragioni, anatomiche e sociali, per le quali questa sia una pratica scellerata. “Mio figlio non mangia niente che non sia home-made. E il cioccolato non gli piace nemmeno!”.

Se vostro figlio è appassionato di Peppa Pig, troverete una talebana che si pavoneggerà di come l’arcinota maialina petulante non sia mai entrata in casa sua, arrivando a fingere di non conoscerla. D’altra parte, “Noi non abbiamo la televisione”.

La mamma talebana, in realtà, è un’insicura che ha bisogno di una conferma istituzionale:
“Sei brava. Stai facendo tutto nel migliore dei modi possibili”.

E non è forse la rassicurazione di cui abbiamo bisogno tutte quante?

Quello che fa di sciocco la mamma talebana è non mettersi mai in discussione, è trincerarsi dietro un’ideologia, dietro il paravento di una convinzione che le permetta di pensare di avere ricreato nel suo nido un mondo perfetto che non esiste in natura. Perché, fortunatamente, in tutte le cose ci sono una serie sfumature. Perché ci sono diversi punti di vista e perché quando gli attori sono tanti sulla scena, come accade in una famiglia, la pluralità delle esigenze pretende pluralità di soluzioni.
E flessibilità, tanta flessibilità.

Quello che fa di brutto la mamma talebana, è cercare la propria conferma nel confronto-scontro: una tenzone da cui ha bisogno di uscire come Migliore. Ma d’altra parte è un’insicura, lo avevamo già stabilito no?

Quello che di buono potete fare voi, è di fregarvene e di ricordarvi che dentro ad una granitica convinzione, si nasconde un cuore d’argilla. Quella stessa argilla di cui vi sentite fatte voi, in certi momenti: quelli in cui temete di essere tutte sbagliate e vi sembra che alle altre riesca tutto meglio che a voi.