Sesso e domande imbarazzanti

Gia dall’infanzia, ma ancora di più nell preadolescenza, arrivano le domande dei figli sul sesso. Tra il tener botta all’imbarazzo l’importante è dare risposte oneste e adatte all’età.

Parlare di sesso con i figli, si può?
In realtà si deve, a quanto pare. A quanto pare, dico, perché sono proprio loro, ad un certo punto, a fare domande.

Le prime domande dei Patati, arrivate intempestive come le mestruazioni il primo giorno di vacanza al mare, riguardavano l’aspetto biologico-funzionale. Nella più completa ingenuità, io e (l’allora ancora) Marito (decisamente più di adesso) Paziente avevamo messo a disposizione dei pargoli la versione francese dell’evergreen “Siamo fatti così” (se deve essere televisione che sia almeno educativa, ci dicevamo in quei primi mesi africani), senza considerare, evidentemente, che i dvd trattavano anche, ovviamente, la riproduzione.
Immaginate la scena: interno giorno; mamma sudata come un formaggio al sole e provata dal caldo, spinge due Patati, 3 e 5 anni, in  vasca da bagno per doccia dopo 8 ore di scuola ad un’umidità imbarazzante, quando si leva chiara una vocina: “mamma, ma quando si fa un bambino le palline piccole del papà come ci finiscono nella palla grande della mamma?
oh cazzo, e ora come glielo spiego? pensiero durato un nanosecondo.
Che parole uso? Dove devo fermarmi? Altri pensieri durati un battito di ciglia.
Già, perché i figli non aspettano che tu raccolga i pensieri: si aspettano risposte naturali e pronte.
Un altro nanosecondo e mi sono resa conto che qualsiasi fosse la linea che avessi deciso di seguire, o la scaletta della mia improvvisazione, dovevo dare una risposta veloce, chiara ed esaustiva.
Seguì spiegone su meccanica del concepimento, con parole semplici e pochi concetti chiave. Un inaspettato successo. Argomento assimilato senza troppi drammi e messo via per tempi più maturi.

Negli ultimi due anni è arrivata la serie delle domande più generali, ma dal peso specifico del piombo: “Mamma, cos’è il sesso?” “Mamma, cosa vuol dire masturbarsi?

E lì si scopre che il panico da palcoscenico che provavi nel fare un brano da solista era in realtà assolutamente nulla rispetto a quello che stai sperimentando. Perché sono domande non più biologiche, o funzionali, sono parecchio ma parecchio di più. Perché dal tono, dalla velocità della risposta, dalla scelta delle parole e dalla presenza o meno di imbarazzo nel parlarne, ti giochi tutta la partita… e non è detto che ti verrà concesso un girone di ritorno.
Perché, e lì sta il maggiore dei problemi, la creazione di un tabù è dietro l’angolo e soprattutto rischi di perdere il ruolo di figura di riferimento dell’argomento, con tutti i corollari che si sa: ricerca online, amico più “scafato”, amico con fratello più grande, quando non proprio il pornazzo trovato sul primo pc senza parental control.
Insomma, non so voi, ma io preferirei che i miei figli non chiedessero risposte alla versione 2.0 della posta di cioè o direttamente a youporn.

E poi arriva la domanda che le batte tutte, l’asso di briscola del tuo imbarazzo da celare, quella in cui i tuoi figli entrano nel personale: “mamma, allora, ok, per fare i bambini bisogna fare sesso (e qui già preferirei l’espressione “avere un rapporto sessuale”, ma vabbè), giusto?
ehm, sì, certo
quindi anche tu e papà avete fatto sesso…
ovvio che sì, Patato piccolo” (pure con soddisfazione reciproca, ma magari questo lo tengo per me)
ma, voglio dire, solo per fare noi, giusto?
“eh, no, aspetta. Il sesso non si fa solo solo per avere un bambino” (oh cazzo… perché, perché, perché non sono tra quelle mamme capaci di sorvolare, demandare, rimandare?)

“Eeeeeeh? E allora perché, scusa?
E qui ti si apre il mondo davanti, e una voragine sotto i piedi.
Puoi dirgli milioni di cose, puoi dirgli che i figli non arrivano esattamente a comando e che quindi servono quantomeno più tentativi, puoi dirgli che è un istinto naturale, puoi dirgli la qualunque.
Alla fine decidi di dirgli semplicemente la verità.
Perché è bello, Patato. Provoca piacere, al di là del sentimento o del se ci sia uno scopo. E non c’è nulla di male in questo, se c’è rispetto e volontà di entrambi

Naturalmente questo ha aperto la porta ai concetti di contraccezione, protezione dalle malattie, prostituzione, amore omosessuale (e no, ovvio, non sono entrata nei dettagli).
Sempre a me, sempre nei momenti in cui preferirei una seduta dal dentista, per dire. Sempre con una logica stringente e nessuna voglia di facilitarti il compito.

Quella del genitore spiegone è una vita difficile, sappiatelo.

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