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Vorrei condividere alcune riflessioni nate dall’ascolto della seconda conferenza di Lorenzo Battistutta (la prima è riassunta nel post Relazione etica).

Come sarebbe corretto strutturare il nostro tempo nell’ottica di una relazione armoniosa con gli altri e con noi stessi?

Nella nostra vita sono sempre presenti questi tre elementi:

– il tempo della responsabilità, quando lavoro, accudisco i figli, la casa… Siamo quindi nell’ambito del dovere e generalmente dell’arricchimento degli altri.

– il tempo della relazione con persone con le quali ho un rapporto paritario: il partner, gli amici, i colleghi. È lo spazio dello scambio alla pari dove tanto dovrei dare tanto dovrei ricevere. È il momento dell’arricchimento reciproco, della crescita e dello svago.

– il tempo del bambino interiore nel quale mi dedico a me stesso, alle mie passioni e mi gratifico. È l’arricchimento del sè.

È intuitivo che tutti questi momenti hanno uguale importanza e dignità anche se è altrettanto scontato che quasi mai riusciamo a dividere il nostro tempo in tre parti uguli; l’importante però sarebbe salvaguardarli tutti in modo che nessuno di essi risulti completamente trascurato.

Ma analizziamo cosa accade in una coppia all’arrivo di un figlio (questo forse è uno dei rarissimi casi in cui generalizzare è semplicemente dire la verità!). Chi rinuncia completamente o quasi alla relazione con gli amici, alla vita sociale e spesso purtroppo anche al rapporto di coppia? Chi dimentica completamente la gratificazione personale, l’agognato tempo per sé?
Non volendo usare il giusto avverbio e cioè sempre, diciamo, per far onore a qualche eccezione, che generalmente è la madre che persegue con tenacia le strada dell’annullamento.

E fin qui un dato di fatto. Venendo ora alla mia realtà personale (già è difficile affrontare la propria!) posso dire che sono arrivata alla sofferta conclusione che concentrare tutte le mie energie sui figli non solo mi esaurisce ma è anche controproducente. Per assurdo togliendo a me tolgo anche a loro perché il tempo trascorso insieme aumenta in termini di quantità ma diminuisce decisamente in termini di qualità.

Due i miei errori in questo ambito (magari fossero solo due in assoluto!): il non saper delegare e il logorante quanto inutile tentativo di essere perfetta.

Ammettere che stai sbagliando è dura, cambiare un comportamento che ti sembra l’unico possibile è un’ardua sfida.

Ho pensato di partire da un suggerimento pratico con un piccolo passo che spero inaugurerà un lungo cammino.

Mi sono messa d’accordo con una coppia di vicini di casa di cui ho stima è fiducia per uno scambio di figli . Solo un week end al mese a testa! Loro hanno due figli, io per loro sfortuna ne ho tre!
Abitiamo in un appartamento, le stanze sono piccole… abbiamo deciso di ragionare come i nostri figli e cioè di tralasciare saggiamente tutti i problemi organizzativi all’insegna dello spirito di adattamento.

I piccoli vivranno un’avventura meravigliosa ed emozionante, per due giorni nuove regole e nuove abitudini; la terrazza diventerà un giardino incantato e il divano letto il ritrovo del pigiama party!
Ai genitori che ospitano l’esperienza insegnerà che più sono e meno impegnano.
Per i genitori che rimarranno soli sarà… il ritorno ad un mondo lontano e ormai quasi dimenticato!