Tra madre e figlia

Il rapporto mamma-figlia è frutto di ciò che lo ha preceduto ed è fatto di tante sfumature, le fiabe ci aiutano a comprenderle e a comprenderci

Avere un figlio è un evento profondamente trasformante.
Amo dire che diventiamo la versione 2.0 di noi stesse.
Il rapporto mamma-figlia e quello con un figlio hanno delle loro specifiche peculiarità.

Una figlia femmina ci vedrà come un modello con cui identificarci.
Ci ricorderà forse molte cose di noi come potevamo essere.
Ci rimette in gioco nel rapporto madre-figlia con la nostra di mamma.

La difficoltà-opportunità del rapporta madre-figlia sta nel difficile equilibrio in continuo divenire tra sentirsi legate e sapersi separare per gradi in base all’età.

Le fiabe raccontano molto bene determinati aspetti del rapporto madre figlia e ci aiutano a focalizzarne determinati aspetti.

Madre-Matrigna

Spesso nelle fiabe ci sta una matrigna, invece di una mamma, o che prende il posto della vera madre.
Perché?

La matrigna è l’incarnazione degli aspetti “cattivi. Quella che rifiuta, mette alla prova, scoraggia, è lontana emotivamente.

Se ci pensiamo sono tanti aspetti in cui si può incorrere. Non sempre possiamo realizzare i desideri delle figlie. Non sempre possiamo essere affettivamente totalmente disponibili.
Nelle fiabe i personaggi sono del tutto polarizzati. I cattivi sono sempre e del tutto cattivi. I buoni sempre e del tutto buoni.
La realtà è fatta di tante sfumature.

Siamo tutte un po’ mamme e un po’ matrigne.

Fortunatamente corre in nostro aiuto Winnicott a dirci che non serve che siamo perfette. Anzi. Diffidare della perfezione aggiungerei. Ci basta essere sufficientemente buone. Questa direi che è una profonda rassicurazione. Almeno per me lo è parecchio :O)

Quando nelle fiabe la mamma viene a mancare

Sempre nelle fiabe vediamo che spesso la mamma, la vera mamma, quella buona, muore. Spesso muore all’inizio della storia. Da questa dipartita prende il via l’avventura della protagonista.

La psicoanalisi dice che per diventare adulti bisogna metaforicamente “uccidere il padre”, o la madre per le femmine.

Ecco appunto che nelle fiabe la madre muore, questo dà il via al percorso di crescita della protagonista.

Perché la morte della madre?

Morire sta a significare lasciare.
Lasciare andare, separarsi. Lasciar crescere.

A pensarci bene la vita è tutto un lungo percorso di separazione graduale ma continua. A partire dalla nascita.

Possiamo diventare genitori quando diventiamo psicologicamente adulti. Questa posizione interiore ci consente di vivere differentemente anche il rapporto con i nostri genitori. Saremo diventati indipendenti e sapremo gestire differentemente certe dinamiche relazionali.

Un aspetto sempre importante è la consapevolezza del tipo di rapporto che si è avuto coi propri genitori, di cosa ci è piaciuto e cosa non ci è piaciuto nel legame con loro.

Se siamo consapevoli di un qualcosa, abbiamo fatto il primo passo necessario per cambiare, se questo qualcosa non ci va a genio.
Spesso certi destini si ripetono perché non se ne assume consapevolezza e la catena non si può spezzare.
Anche nelle fiabe, è quando un mistero viene svelato che può essere risolto.

La comprensione del nostro passato ci aiuta a stare meglio nel presente. Fa male vivere perennemente nel passato, ma è giusto elaborare in maniera equilibrata quel che ci è accaduto, per evolvere e andare avanti.

 

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