Non c’è rimedio al caldo

Non c’è rimedio al caldo, non c’è una medicina, una corazza, non c’è un antidoto. L’unica cosa che puoi fare è arrenderti e sudare.

Lascia scorrere le goccioline dall’incavo sotto il seno lungo la pieghe della pancia, sotto la maglietta e spera che non si bagni troppo. Tampona con i kleenex e contieni le goccioline più esuberanti.
Detergi continuamente la striscia tra il naso e il labbro superiore, lecca dagli angoli quel che ti è sfuggito come fossero residui di una granita un po’ salata.

Il trucco, va da sé, non te lo puoi permettere, ma dopotutto hai il sole: quale momento migliore per accaparrarsi un colorito un poco sopra il terreo e risparmiare 10 minuti almeno durante i preparativi del mattino?
Un tocco di mascara e via, ma che sia waterproof. O neanche quello: solo un paio di bellissimi occhiali da sole.

Ci siamo abituati alla terminologia epica dei meteorologi della tv, ed ai loro toni catastrofisti che non conoscono le sfumature: stiamo sempre per essere sommersi da un’alluvione, oppure prossimi all’investimento di un caldo “sahariano” ed al collasso cardio circolatorio. Forse è per questo che abbiamo preso a lagnarcene in pubblico senza soluzione di continuità: ohi che freddo, ohi che caldo, poveri noi!

Ve lo ricordate, sì, che in estate ha sempre piovuto in una maniera violenta e furibonda, che nel giro di poche ore lascia spazio di nuovo al sole, al caldo ed alle goccioline di sudore sulla pancia?

Non lo so se sia davvero l’estate più calda del secolo: mi piacerebbe però sapere se questa hit parade si riferisca al secolo primo del terzo millennio o se all’ultimo del secondo. Sapete, faccio sempre fatica ad orientarmi io, che sono nata nel ‘900, come voi che leggete (mi auguro, altrimenti smettete subito, siete troppo giovani: cosa ci fate qui? andate a giocare in cortile!).

Quello che so per certo è che mi piacerebbe non finisse MAI: la pelle che scotta, i capelli schiariti naturalmente (e gratuitamente), i sandali e le gonne svolazzanti, questo prepararsi e uscire di casa in 10 minuti, il cielo azzurro e le nuvole di panna montata, le foglie sugli alberi, l’ombra sui viali. L’asfalto che evapora e l’aria che si increspa dietro i fumi dei motori dell’aria condizionata; muoversi in bici col vento tra i capelli e il collo proteso a prendersi tutta la brezza possibile, la gente abbronzata, le giornate lunghe.

Che tanto poi l’aria condizionata in ufficio ce l’abbiamo tutti, e ora che ce l’ho anche in casa e non temo neppure le notti appiccicose, chi me lo fa fare di risprofondare dentro sciarpa e cappotto?

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