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Diverse volte mi sono chiesta come sarebbe stata la mia vita se mio marito non avesse perso il lavoro qualche anno fa. Di fatto da allora è cambiato tutto e, almeno all’inizio, non per nostro volere.

Io e Marito (che ancora non era marito ma ragazzo), vivevamo a Bologna e lavoravamo entrambi; lui aveva già finito gli studi e aveva un lavoro serio, io non avevo di meglio da fare se non rimandare di anno in anno la discussione della tesi di laurea e nel frattempo lavoravo part time. Nonostante tutto, continuavamo a fare la vita da “studenti” e ci piaceva vivere “alla giornata”, spensierati.

Poi, senza preavviso, mio marito ricevette la notizia che l’azienda per cui lavorava avrebbe chiuso la sede in Italia, lasciando a casa lui e i suoi colleghi. Per noi è stato uno shock perchè con un contratto a tempo indeterminato non andavamo a pensare che tutto sarebbe finito in un attimo e poi si doveva ripartire con la ricerca di un nuovo lavoro proprio quando di lavoro ce n’era poco in giro.

Qualche mese e decine di colloqui dopo, a mio marito hanno proposto un lavoro in Svizzera. Non sapevamo se il trasferimento all’estero, pur vicinissimo, era quello che volevamo: non lo avevamo mai preso in considerazione. Comunque sia, ha accettato il lavoro ed è partito da solo, in avanscoperta. Per un anno abbiamo vissuto separati, io continuavo a vivere a Bologna mentre lui stava a 400 chilometri da me. Avevamo stilato il solito elenco dei pro e dei contro per capire se il trasferimento “definitivo” sarebbe stata una buona idea. Di pro c’era solo il suo lavoro e i contro erano numerosi. Dovevamo ricostruirci una vita da zero, lasciare gli amici e una città che ci piaceva tantissimo, io dovevo ancora laurearmi e per poter stare in Svizzera avevo bisogno di un permesso di soggiorno che, ovviamente, non avevo. E poi mai e poi mai ci saremmo (ri)abituati alla vita monotona di paese, caratterizzata da una noia pazzesca, orari da ospizio e poi mancava quel minimo di vita “mondana” che ci piaceva tanto. Non volevamo spostarci da Bologna perchè ci trovavamo troppo bene, eravamo affezionati alla città e, inoltre, avevamo appena finito di arredare il nostro piccolo open space in affitto. Una vita fuori Bologna ci sembrava impensabile.

Alla fine abbiamo optato per una nuova vita in Svizzera e quello stesso anno abbiamo deciso di sposarci.

A distanza di otto anni posso solo dire che sono contenta della scelta fatta. Ci siamo ambientati, i nostri due figli sono nati qui, abbiamo nuovi amici, io mi sono laureata all’ottavo mese della prima gravidanza, ho deciso di fare la mamma a tempo pieno e ho scoperto di avere anche quell’istinto materno che dubitavo di avere fino a qualche anno fa.

Bologna ogni tanto ci manca, ma non so se sarei disposta a ritrasferirmi là con i bambini. Rimane un bel ricordo ma preferisco il mio presente.

Tutto sommato quel licenziamento non è stata una cosa negativa; come si suol dire: si chiude una porta e si apre un portone.