Siamo diversi

Siamo in quattro: una mora petulante, una bionda imprevedibile, un papà barbuto e fischiettante ed una mamma con la luna per traverso. Siamo diversi, litighiamo spesso. Ci amiamo ciononostante.

Quando mi sveglio la mattina io ho bisogno di un po’ di tempo per abituarmi alla veglia; sono arrabbiata, per lo più; affamata, anche. Ho bisogno di svegliarmi lenta e di entrare in contatto con il mondo secondo i miei tempi e i miei modi. Non posso quasi mai permettermelo, visto che ho due figlie piccole.

Lui si sveglia e per lo più canta. È felice ed ottimista rispetto alla giornata che si apre davanti a lui, esattamente nella misura in cui io la odio già, quella giornata che non vorrei nemmeno cominciare.

Siamo diversi.

La mora la mattina è esattamente come me, sarà per questo che litighiamo con costanza certosina, tutte le mattine, prima ancora che io abbia bevuto il caffè.

La bionda invece si alza ed è subito pronta a partire, incontro ad una giornata che già le sorride e che lei saluta con un richiamo squillante e insopportabile: “Mammaaaaaa! Sono sveeegliaaaaa!”.

Sono diverse.

Io ho sempre pensato che una storia d’amore perfetta fosse quella in cui si corre paralleli, come i binari di un treno, guardandosi e sorridendosi spesso lungo la corsa e allungando una mano per toccarsi e per sentirsi, quando ce n’è bisogno, ma senza che le tracce che ci si lascia alle spalle si confondano, calpestandosi.

Lui pensa alle mani giunte e salde, una corsa all’unisono, un balletto di incroci che mescoli le strade, le tracce e le impronte. Per lui ogni momento rubato al “noi” è perso, ogni solitudine un castigo.

Siamo diversi.

La mora guarda il mondo con attenzione, osserva, registra e impara. All’occorrenza ripropone e non c’è quasi mai qualcosa da aggiungere. Va rassicurata con tempestività quando il mondo di fuori la sorprende con qualcosa che non capisce e che per questo la terrorizza. La sua logica è di ferro, per questo è difficile ricordarsi che è piccola e preservarla da aspettative che spetterebbero a bambine più grandi.

La bionda guarda il mondo con attenzione e con una certa distanza. Se ne fa carico e se ne interessa in maniera discontinua e imprescrutabile. Per lo più passa tempo fra sè e sè e ti rivela il mondo con una sentenza elaborata, minuziosa e definitiva che non ti aspetti. La sua logica è inappuntabile, anche se non rispondente al senso comune. Su di lei non abbiamo aspettative, siamo più che altro spettatori incantati e divertiti e così lei è libera di scorrazzare nell’infanzia indisturbata.

Sono diverse.

Io non mi guardo quasi mai allo specchio: mi intuisco da dentro e da lì irradio l’immagine di me. Se mi sento un cesso o mi sento carina, dell’immagine comunque me ne frego perché non saprebbe aggiungere niente a ciò che sento dentro, semmai acutizzare un fastidio.

Lui passa un sacco di tempo davanti allo specchio dopo la doccia, e ciò che contempla non è tanto l’immagine riflessa, ma piuttosto quel sé che si sente dentro e su cui non ha dubbi, insicurezze. Si sente bello e dell’immagine se ne frega.

Siamo diversi.

La mora vorrebbe essere bionda e se potesse si tirerebbe quei boccoli che le cadono sulle spalle e tutto intorno al viso.

La bionda se ne frega e spesso si dice: “Sono proprio bellissima!”

Sono diverse.

Versione 2

La nostra diversità è ciò che ci mette in gioco, tutti i giorni: ci costringe a superare noi stessi, a confrontarci con i bisogni ed i desideri dell’altro, con le sue idiosincrasie e le sue abitudini. Sopravviviamo bene, litighiamo un po’; qualcuno di noi ogni tanto si chiude in se stesso alla ricerca di un po’ di pace.

La diversità è inevitabile e non ci deve piacere per forza, ma non possiamo prescindere dalla diversità se vogliamo amare.

E questo è un post di concetti banali che vale la pena ripassare, ogni tanto.

 

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