Un cuore tuo malgrado

Una seduta di fisioterapia dopo l’altra, la protagonista rimette in sesto il corpo e compie un ancor più faticoso allenamento dello sguardo e dell’anima, imparando a riconoscere il dolore e insieme l’amore che la circondano, al di là delle loro manifestazioni contraddittorie, fino a una inaspettata rivelazione che la costringerà a un confronto finalmente libero con il dolore di tutti.

« […] Tutte le nostre vite hanno molti modi di essere raccontate, e che qualsiasi versione dettiamo di noi stessi o agli altri non è nient’altro che una variante che ha diritto di esistenza tanto quanto tutte le altre ipotesi scartate, e che in fondo siamo sempre la somma di tutto ciò che siamo e che avremmo potuto essere, il semplice abbozzo di una persona che alla fine non cambia se non nei dolori contro cui sbatte. Ma poi cambiare che vuol dire? È troppo per una sola vita che ci tocca in sorte»

Un cuore tuo malgrado è un’espressione, che compare nel romanzo Il cardellino di Donna Tartt. Sono quei sentimenti che scopriamo di avere anche quando pensiamo di non poter perdonare, di non riuscire ad andare avanti.

Bianca ha ereditato dal padre, morto prematuramente, la professione di conducente di autobus. È proprio mentre guida che la sua vita cambia, un attimo di distrazione. Coinvolge un’auto blù con a bordo una famiglia: padre, madre e bimbo. Bianca si ritrova in ospedale e ricorda poco e niente, l’attimo prima e poi nulla, di quella auto che ha investito ricorda solo la sagoma del guidatore, per il quale si interroga e non si dà pace.

Solo successivamente verrà a scoprire da un’interrogatorio con la polizia che Dario non era solo e che la sua distrazione è costata la vita alla madre e al bambino. Insieme alla riabilitazione, alla figura della sorella Margherita che tenta di rimettere insieme i cocci di Bianca, ci sono le sedute dalla terapista. Queste fanno emergere i ricordi del passato, la scomparsa del padre e il senso di colpa che non si placa ma che non vuole tacere.

“E’ strano, ma della sua voce so ricordarmi solo se ripenso a quel pomeriggio, perché appartengo alla vasta schiera di coloro che riescono a sentirsi a loro agio unicamente nelle lontananze, a dialogare con gli assenti, a regalare amore nei ricordi.”

Bianca scrive una mail a Dario Spatola, fotografo, in cerca di perdono o semplicemente per la voglia di non tacere, di spiegare. Dario risponderà a quella mail quasi insultandola, è chiaro che non è disposto a perdonare. Bianca, troverà il modo di avvicinarsi a lui facendo cambiare la percezione delle cose.

Un romanzo davvero intenso anche se molto breve, scarno nella prosa e poco dettagliato ma che riesce a imprimersi con le sue molteplici emozioni.

 

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