Una famiglia perfetta (secondo me)

Abbiamo tutti un padre, un genitore maschio, qualcuno che, con un minimo apporto, ha dato il via alla folle avventura di noi.

Alcuni di noi lo chiamano Papà, altri lo chiamano al telefono due o tre volte la settimana, altri non sanno neanche il suo nome.

Non ci sono modelli di famiglia di sicuro successo, questo ormai lo possiamo dare per acquisito fra noi gente normale, di quella che non ha bisogno di imbastire un discorso in tv per tirare su i voti.

(Noi al massimo tiriamo su i punti del lavoro a maglia e col far ciò produciamo effetti ben più pratici e duraturi di quelli dell’operato di quegli altri, fra l’altro)

Seppur non esista una formula certa, io un modello in mente ce l’ho ben chiaro: in questa mia famiglia ideale il padre e la madre sono una persona sola ma con due teste (che vanno d’accordo per forza di cose, dal momento che non posseggono che un piede a testa e per alzarsi, sbattere la porta ed andarsene, di piedi ce ne vogliono almeno due).

Poco importa che siano uomini, donne, giovani o vecchi. Non importa che abbiano generato a tutti gli effetti il figlio che è loro assegnato. L’essenziale è che si spartiscano equamente gli organi di quel corpo che condividono, di modo che nessuno dei due si ritrovi deprivato e l’altro prenda il sopravvento.

La madre si prenderebbe la pancia (come potrebbe essere altrimenti?): nella pancia si accoglie, si appoggiano teste sdraiate sul divano, si appoggiano i piccoli seduti a gambe larghe o coricati a pelle di leopardo. La pancia scandisce il tempo e il ritmo delle cose con il su e giù che le fa fare il respiro da dietro il diaframma.

Il padre si prenderebbe le spalle, su cui portare a cavalcioni per far guardare più lontano, sopra le teste degli altri.

La madre si prenderebbe le braccia per stringere forte e il padre le gambe con cui tenere i piedi ben piantati per terra.

Alla mamma spetterebbe l’anca, quella su cui far sedere i piccolini mentre si gira il risotto o si risponde al telefono.

Al papà per contro spetterebbe il sedere, quello su cui far sedere il piccolo cavaliere e fare il cavalluccio a quattro zampe per terra.

Questo monogenitore io me lo figuro come un Giano Bifronte che con un paio d’occhi segue il figlio mentre percorre il suo cammino e con l’altro controlla che non si sia perso niente per strada.

famiglia_perfetta

Questa creatura però, è dotata di un potere speciale: di notte le sue due anime si staccano, i corpi si smembrano e tornano ad essere due.

Solo allora, mentre intorno tutto tace, hanno modo di guardarsi di nuovo in faccia pregustando il momento in cui smetteranno di guardare uno avanti e uno indietro, quando i figli saranno cresciuti e la strada avranno imparato a controllarsela da soli.

Solo allora quei due ricominceranno a guardare nella stessa direzione, un po’ avanti a quel che sarà e un po’ indietro, a quello che è stato; ma i loro corpi, ormai ben organizzati, non si vorranno dividere più.

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