Crescere gli uomini del futuro: che responsabilità abbiamo?

Vincere gli stereotipi è il primo passo per crescere uomini e donne consapevoli, liberi e rispettosi di se stessi e della società che li circonda

Siamo i primi. I primi, rispetto ai nostri genitori e ai loro genitori, ad avere la possibilità di contribuire a scardinare definitivamente certi stereotipi e costruire insieme una società più libera, più sana, meno maschilista. E non perché quelli che ci hanno preceduto fossero in qualche modo peggiori di noi, ma perché non avevano la nostra consapevolezza, né gli strumenti che abbiamo a disposizione adesso. È per questo che il nostro sarebbe un preciso dovere: crescere donne e uomini che siano in primis felici, risolti e realizzati (non è questo il fine ultimo della vita stessa? E non è questo, forse, l’obiettivo principe a cui dovrebbe tendere un genitore?), ma anche cittadine e cittadini consapevoli e liberi da certi condizionamenti che hanno influenzato la vita della nostra generazione. E che in larga parte inquinano ancora il nostro modo di agire. anche se non sempre ce ne rendiamo conto.

È una sfida che mi preoccupa molto, ad essere sincera. Non so se siamo pronti ad affrontarla con successo, non so se sono pronta io. Non so se siamo in grado di cambiare la nostra stessa forma mentis, di mettere in discussione certi atteggiamenti che portiamo avanti istintivamente, quasi come fossero nient’altro che dei riflessi condizionati. Perché è questo, il rischio del maschilismo (e del razzismo?) “moderno”: non percepirlo, nemmeno quando alligna dietro di noi.

Non so quale sia la ricetta. Di certo non può essere la negazione delle differenze che sussistono non solo tra maschi e femmine, ma tra ciascun essere umano e tutti i propri simili. Ma passa senz’altro attraverso la precisa consapevolezza che non esistono attitudini, competenze e ruoli che siano una prerogativa maschile o femminile. È questo, che dovremmo dire ai nostri figli, forte e chiaro, fin da quando sono molto piccoli. Non solo con le parole, ma con l’esempio della nostra stessa vita familiare.

Dimostriamo ai nostri figli, maschi e femmine, che la virilità non coincide di certo con la brutalità. Che commuoversi, provare empatia, avere paura e chiedere aiuto sono quanto maggiormente ci rende umani, e non certo quello che distingue una femmina da un maschio. Che la tenerezza non è appannaggio delle donne, esattamente come il coraggio e la forza non sono affatto prerogative maschili. Insegniamo ai nostri figli, con i fatti, e non con le parole, che l’identità di genere di un individuo non ha nulla a che fare con i giochi che ama, con lo sport che lo appassiona, con i colori che preferisce e con il lavoro che sogna di fare da grande. E neanche, se questo avesse la minima importanza, con i propri gusti sessuali. Siamo maschi. E siamo femmine. Siamo umani, o meglio dovremmo esserlo sempre. È solo questo, ciò che conta.

Insegniamo alle nostre figlie che va benissimo, se lo desiderano, vestire solo di rosa e di viola, darsi lo smalto e coccolare le bambole, ma che va altrettanto bene giocare con le macchinine e indossare jeans e felpa. Che un ovetto di cioccolata è buono sempre, al di là del colore dell’involucro. E che le bolle di sapone sono in ogni caso una piccola magia, che sulla boccetta ci siano gli Avengers o le principesse Disney. Insegniamo ai loro fratelli che la loro “mascolinità” non può essere in alcun modo minacciata se giocano a fare il cuoco, o il papà. E che non hanno proprio niente da vergognarsi se si commuovono guardando Vaiana, o se adorano cantare a squarciagola la canzone di Elsa. Insegniamolo vivendo noi per primi – madri e padri – le nostre complessità, senza alcuna inibizione. Al di là di ogni stereotipo.

È una prova difficile. A volte non so se preoccuparmi di più per il destino di mia figlia, per la fatica che dovrà fare crescendo come donna, per i rischi che correrà, o per l’avvenire di mio figlio, che dovrà imparare ad essere un uomo degno di questo nome. È una prova difficile, ma non abbiamo margine di errore. Dobbiamo vincerla, tutti insieme.

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